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Chi non ha
memoria non ha futuro!
20 luglio 2001 - 20 luglio 2006
Noi non dimentichiamo...
in ricordo di Carlo e Edo
Tante sono le cose che segnano
una vita,
e tante vite segnano qualcosa che verrà.
Edoardo e Carlo si conoscono al liceo scientifico:
Carlo è in 3° (Carlo è avanti un anno), Edo in 1°. Tra loro nasce subito
un'amicizia forte che li lega oltre la scuola, negli interessi comuni,
nelle amicizie, nelle partite a pallone. Un'amicizia che continua a
tenerli vicini, anche dopo la fine della scuola; come è normale nella
vita, alternano momenti in cui si frequentano di più, a periodi in cui
non si sentono per un po'… per poi tornare insieme.
Dopo il 20 luglio 2001, Edo scriverà su un muro di Piazza Manin, (la
piazza degli incontri con gli amici comuni), "Un amico, un fratello:
ciao Carlo".
E dal 20 luglio 2001, Edoardo non riuscirà più a staccarsi da Piazza
Alimonda.
Fino al 2 febbraio 2002.
Edoardo va in Svizzera, a Zurigo, per partecipare alla manifestazione
contro il WTO e poi per seguire una sua grande passione: il Genoa, che
giocherà a Como.
Si incontra con un suo amico, Mattia, che abita a Riva San Vitale, e
vanno insieme al corteo. Quando tornano a casa, Edo si sente stanco,
dice all'amico che ha voglia di dormire un po' e si sdraia su un letto.
E' il 2 febbraio 2002, Edoardo muore per una miocardite.
LE GIORNATE DEL
LUGLIO 2001 tratto dal sito
www.piazzacarlogiuliani.org
LA
PREPARAZIONE DI GENOVA PER IL VERTICE G8
Preparazione: 15-18 luglio 2001
Finte facciate a coprire i vecchi edifici che si affacciano sul percorso
dei G8 verso Palazzo Ducale.
Limoni finti sugli alberelli che decorano Piazza Matteotti.
Divieto di stendere i panni alle finestre.
300.000 uomini delle forze dell'ordine, polizia, carabinieri, guardia di
finanza, servizi segreti, dotati di un armamento eccezionale per
l'occasione: caschi integrali, fondine ad estrazione rapida, manganelli
Tonfa, lacrimogeni al gas CS, idranti urticanti, blindati, carri
armati...
I tombini sigillati.
I cancelli e le grate di ferro a chiudere la zona rossa.
I pass agli abitanti per poter tornare a casa loro, la sera.
I controlli e le perquisizioni, anche di notte, nelle case dei
cittadini.
E poi: i negozi blindati.
Le colonne di container a chiudere l'accesso a diverse zone della città.
8 Presidenti di altrettanti paesi in riunione a Palazzo Ducale, in
Genova.
8 Presidenti a decidere le sorti di tutti i Paesi del Mondo.
200 bare.
8 docce di decontaminazione all'Ospedale San Martino.
Missili e mine anti-sottomarino in porto.
Blocco aereo.
I cittadini invitati ad abbandonare la città: "i manifestanti lanceranno
palloncini di sangue infetto", recitano i giornali.
Sospeso il trattato di Shenghen (che prevede la libera circolazione dei
cittadini dell'Unione Europea all'interno dei paesi membri).
Elicotteri in costante volo sulla città.
Mercoledì 18 luglio
Grande concerto di Manu Chao in Piazzale Kennedy: oltre 20 mila persone.
Carlo partecipa al concerto.
Giovedì 19 luglio
Manifestazione di 50.000 persone per difendere i diritti dei migranti.
Palloncini colorati, trombe e tamburi, bandiere, striscioni, slogan,
travestimenti buffi e ironici, canti e balli.
Un corteo lungo un giorno.
Carlo partecipa alla manifestazione e lo racconta ai familiari.
I FATTI DEL 20
LUGLIO 2001: PIAZZA ALIMONDA ORE 17.27
Venerdì 20 luglio.
Il vicepresidente del Consiglio, on. Gianfranco Fini, con altri
esponenti di Alleanza Nazionale, tra cui l'on. Ascierto, si trovano
nella Caserma dei Carabinieri di San Giuliano dove si trattengono per
diverse ore. Le forze dell'ordine vengono dislocate nelle zone dove
passeranno i cortei e nelle vicinanze delle piazze tematiche.
Sono stati rimossi i cestini della spazzatura ma molti cassonetti si
trovano tuttora lungo i percorsi e nelle piazze dove si raccolgono i
manifestanti.
Fin dalla mattina compare il Black block: gruppi di 10, 15, al massimo
20 persone alla volta, molte delle quali dall'accento straniero, si
aggirano per la città distruggendo vetrine, incendiando cassonetti,
auto, motorini.
Fanno incetta di sassi, spranghe e bastoni.
Diversi privati cittadini, da varie zone della città, denunciano il
fatto alle autorità competenti. Un gruppo si concentra in piazza Paolo
da Novi, la piazza tematica dei Cobas; inizia a smantellare la
pavimentazione e a caricare i cassonetti con pietre.
Alcuni manifestanti tentano di fermarli.
Le forze dell'ordine, che si trovano a breve distanza, no.
Indietreggiano, sparando lacrimogeni. Li inseguono nelle vie adiacenti
senza mai fermarli davvero.
(Alcuni filmati, anche del sabato, riprenderanno strani personaggi che
prima parlano con le forze dell'ordine e poi si avvicinano ad alcuni
Black block. Altri filmati riprendono dei personaggi che, in motorino,
prima parlano con i Black block, poi con le forze dell'ordine, e così
via).
Il black block passa sotto il tunnel della ferrovia all'altezza di corso
Torino dividendosi quindi in due gruppi : uno si dirige verso il
Carcere, l'altro sale la scalinata Montaldo verso piazza Manin.
Ore 15. Un filmato riprende alcuni blindati dei Carabinieri nella piazza
antistante il Carcere di Marassi e gruppi di agenti a piedi.
Una ventina di Black block si avvicina al carcere lanciando sassi.
I Carabinieri si ritirano.
I Black block rompono alcuni vetri delle finestre del Carcere e
incendiano un portone ed una finestra. Poi se ne vanno indisturbati.
Nel frattempo il corteo dei Disobbedienti, "armati" con scudi di
plexiglass, imbottiture di polistirolo, gommapiuma e bottiglie di
plastica, lasciato lo Stadio Carlini, si avvia lentamente lungo il
tragitto autorizzato, incontrando sul suo cammino cassonetti rovesciati
e auto bruciate.
A metà di via Tolemaide viene duramente e improvvisamente aggredito dai
Carabinieri, sostenuti da 4 blindati. Ricordiamo che i portavoce dei
Disobbedienti avevano precedentemente concordato con la Questura il
percorso fino a piazza Verdi, (la piazza che si trova di fronte alla
stazione Brignole). Ci sarebbero, quindi, ancora circa 500 metri di
strada da percorrere. La zona rossa, protetta dalle grate in ferro, è
ben più lontana.
L'attacco respinge per alcuni metri i manifestanti che, retrocedendo, si
compattano verso corso Gastaldi. Non ci sono vie di fuga: alle spalle
10000 persone premono non comprendendo cosa stia accadendo; da un lato
la massicciata della ferrovia, dall'altro file continue di palazzi.
Nel frattempo, i Black block saliti a piazza Manin, dove sono radunati
Pax Christi, Mani Tese, Rete Lilliput, ecc., proseguono indisturbati
verso piazza Marsala; dietro a loro sopraggiunge la Polizia che spara
lacrimogeni e carica i pacifisti con le mani, pitturate di bianco,
alzate; vengono picchiate e ferite soprattutto le donne.
Tornando a via Tolemaide, dopo ogni carica al corteo dei Disobbedienti,
i blindati e i militari indietreggiano, ritirandosi fino all'angolo con
corso Torino.
Alcuni ragazzi del corteo li inseguono, tirando sassi e cercando di
rompere i vetri dei blindati.
Una camionetta, dopo aver percorso a velocità sostenuta, su e giù, quel
tratto di strada, minacciando di travolgere i manifestanti, si blocca
improvvisamente a marcia indietro contro un cassonetto. L'autista fugge
lasciando soli i colleghi.
I carabinieri schierati poco più avanti non intervengono in loro aiuto.
I ragazzi assaltano il blindato, visibilmente infuriati, con sassi e
spranghe; permettono comunque ai carabinieri che occupano il mezzo di
allontanarsi. Quindi lo incendiano.
La Polizia respinge il corteo in via Tolemaide.
Ore 16.30 circa - Carlo si unisce al corteo dei Disobbedienti, che già
da tempo, bloccato frontalmente, stremato dalle cariche ripetute,
intossicato dai lacrimogeni, scottato dagli idranti urticanti, tenta di
defluire per le vie laterali e di tornare al Carlini.
Carlo indossa un pantalone della tuta blu, una canottiera bianca e una
giacca della tuta grigia legata in vita.
A questo punto le forze dell'ordine, carabinieri e polizia, attaccano
nuovamente il fronte del corteo: blindati lanciati a 70Km/h sui ragazzi,
idranti urticanti, colpi d'arma da fuoco, lacrimogeni al gas CS,
manganelli Tonfa.
I ragazzi rispondono lanciando sassi, lanciando indietro alcuni
lacrimogeni, facendo piccole barricate con i bidoni per la raccolta
differenziata della carta e della plastica.
Carlo indossa il passamontagna blu.
Sul fianco di via Tolemaide si aprono 2 strade strette, che portano in
piazza Alimonda.
Ore 17.15. Un drappello di una ventina di carabinieri appoggiato da 2
defender si posiziona in una di queste due stradine. Partono i
lacrimogeni, che vengono lanciati in mezzo al corteo.
I manifestanti reagiscono.
I militari, improvvisamente, cominciano ad indietreggiare, fino a
scappare disordinatamente verso via Caffa, attraverso piazza Alimonda.
Un gruppo di manifestanti li inseguono urlando.
I due defender proseguono in retromarcia, superano un primo cassonetto
che si trova in mezzo alla strada di fronte alla Chiesa del Rimedio.
Un defender, raggiunto uno slargo, fa manovra e raggiunge i colleghi in
via Caffa; l'altro si ferma contro un cassonetto di rifiuti mezzo vuoto
che si trova sul lato destro della strada.
Un plotone di polizia, con defender e blindati, è schierato in via Caffa
a pochi metri dal defender. Un ingente schieramento di forze di polizia
e blindati si trova in piazza Tommaseo, la piazza in cui sfocia via
Caffa, lunga 300 metri.
Alcuni manifestanti raggiungono il defender fermo in piazza Alimonda,
alcuni di loro tornano indietro verso via Tolemaide, altri cominciano a
tirare sassi contro le forze dell'ordine schierate in via Caffa, altri
ancora lanciano pietre e tirano colpi con assi di legno al defender.
Una persona raccoglie da terra un estintore, comparso sulla scena in
questo momento, e lo lancia da una distanza ravvicinata e nel senso
della lunghezza, contro il defender; l'estintore colpisce il lunotto
posteriore e cade fermandosi sulla ruota di scorta.
Uno scarpone spunta dal lunotto e lo scalcia facendolo rotolare a terra.
In questo momento attorno al defender ci sono 4 fotografi e 5
manifestanti.
Una pistola spunta dal lunotto posteriore.
Un ragazzo con la felpa grigia vede la pistola, si china e scappa.
Carlo, si avvicina, si china a raccogliere l'estintore, si alza in
torsione per ritrovarsi quasi di fronte al retro del defender...
... Solleva l'estintore sopra la testa...

In questo momento,
Carlo si trova a 3,37 metri di distanza dal lunotto posteriore del
defender.
Sono le 17.27.
Parte il primo sparo.
Carlo cade a terra in avanti, trascinato dall'estintore che sta
lanciando, e rotola sul fianco destro verso il defender.
I manifestanti presenti nella piazza scappano precipitosamente mentre
parte un secondo colpo di pistola. I fanali della retromarcia del
defender sono accesi.
Qualcuno grida "fermi, stop" al Defender che passa due volte sul corpo
di Carlo, una prima volta in retromarcia sul bacino, la seconda in
avanti sulle gambe.
Sono passati 5 secondi dal secondo sparo quando il defender è già in via
Caffa, oltre lo schieramento della Polizia.
I giornalisti che si trovano vicino al defender cominciano a fotografare
e riprendere Carlo a terra, che sta morendo.
Si avvicinano alcuni manifestanti che cercano di fermare lo zampillo di
sangue che sgorga a ritmo cardiaco dallo zigomo sinistro di Carlo.
A questo punto, le forze di polizia avanzano, sparando lacrimogeni e
disperdendo i pochi manifestanti ancora nei pressi.
Le forze di polizia circondano il corpo.
10 minuti dopo, un'infermiera del GSF che cerca di soccorrere Carlo
sente ancora il suo cuore che batte. Arriva una seconda infermiera.
Le infermiere tolgono il passamontagna a Carlo e notano sulla fronte una
grossa e profonda ferita che non sanguina, una ferita, dunque, che è
stata provocata da un colpo in fronte inferto dopo l'uccisione. Sulla
tempia destra di Carlo ci sono abrasioni e ferite.
Più di un testimone racconterà di aver visto rappresentanti delle forze
dell'ordine che hanno preso a calci in testa Carlo prima che arrivassero
le infermiere del GSF.
dalla "Ballata
di Franco Serantini" - canzoniere di Lotta Continua
"... ma arriva alla
prigione solo un procuratore. Domanda a Franco:
"Perchè eri là?"
"Per un'idea: la
libertà!"
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