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IL NOSTRO NO ALLA MARGONARA
L'intervento del capogruppo di Rifondazione
Comunista in Consiglio comunale, Milvia Pastorino, sul progetto del
porticciolo e della torre di Fuksas
La
posizione di Rifondazione Comunista a proposito dell'idea progettuale
prospettata da Fuksas, è nota, ed è la stessa che il Partito che
rappresento ha avuto, nel corso degli ultimi anni quando si discuteva del
progetto Gambardella. La posizione è la stessa perché l'oggetto del
contendere non è "il come" costruire, l'oggetto è "se" costruire.
A prescindere dall'elaborato dell'architetto Massimiliano Fuksas, a nostro
giudizio, è profondamente sbagliato costruire un porto in quel tratto di
costa, andando ad incidere pesantemente su un sito estremamente delicato
con pesanti ripercussioni negative:
strozzando l'attività del porto commerciale,
devastando una delle poche aree non sfruttate della nostra costa, da
sanare e riqualificare e non certo da soffocare ulteriormente
incrementando l'eccessiva cementificazione a cui è sottoposta da decenni,
aggravando il già serio problema legato alla viabilità.
I sostenitori del progetto sottolineano che il porto porterà occupazione.
Stando ai documenti ufficiali, gli unici che "nero su bianco" possono
correttamente essere valutati, il porto della Margonara porterà
all'occupazione, a regime, di 128 dipendenti. E, visto i livelli
occupazionali dichiarati dai dati statistici per siti analoghi, ci
permettiamo di dubitare anche di questi numeri già di per sé molto più
miseri di quelli sbandierati da parte di alcuni sostenitori dell'opera.
La realizzazione del porto turistico e dell'idea progettuale nel suo
complesso ci è stata presentata come una grande occasione di sviluppo.
Dovremmo forse riflettere su cosa si intende oggi per sviluppo. Se Savona
ha bisogno di un porto turistico, per quale turismo, se la nostra città
necessita di nuove edificazioni residenziali e se sì di che tipo, per
quali abitanti, per quali cittadini savonesi.
Si sta avviando una nuova fase di cementificazione del litorale ligure,
con rischi molto elevati di compromissione irreversibile dell'ambiente
costiero. In particolare, sono accusati i numerosi progetti di porticcioli
turistici, ai quali spesso sono di fatto annesse anche altre ingenti
opere: edilizia residenziale, uffici, negozi, alberghi, aree artigianali,
posti auto. Occorrerebbe una seria riflessione riguardo alla effettiva
capacità di queste operazioni di offrire nuove opportunità di sviluppo.
Occorrerebbe valutare quale tipo di fruizione sia compatibile con una
fascia costiera molto ristretta e fortemente antropizzata.
L'industria ligure delle vacanze, legata all'utilizzo delle seconde case,
manifesta segnali di crisi. Il turismo di massa che si è diffuso e
consolidato a partire dagli anni sessanta sta evidenziando molte
contraddittorietà, ed i visitatori oggi rifuggono da una riviera che
sempre più spesso ripropone le medesime criticità delle loro città
(congestione, smog, assenza di spazi e servizi). Le errate scelte degli
scorsi decenni oggi pesano in modo irreversibile sul territorio, ma
nonostante tutto questo, sono portati avanti nuovi progetti speculativi.
Sarebbe opportuno, invece, valutare attentamente vantaggi e svantaggi di
tali interventi, specie in un'ottica di lungo periodo, pensando a nuovi
modelli, meno invasivi, ancorati ad un'idea diversa di valorizzazione
delle risorse del territorio, ed in grado di mettere in atto processi di
sviluppo più radicati e virtuosi.
Ciò significa che non si deve più costruire? Certamente no. E risponde per
noi Vittorio Emiliani, nell'articolo, comparso su l'Unità del 29/11/06,
dal titolo "Là dove cemento e asfalto disgregano natura e cultura". "...,
crescendo molto poco la popolazione, bisogna puntare assai di più di
quanto non si faccia sul recupero (a partire dalle periferie) del già
esistente, migliorandolo, riqualificandolo. Vuol dire che la nuova
edilizia va, dosata, raffreddandone l'elevata temperatura speculativa. Che
penalizza poi soprattutto i giovani, single o in coppia.
La Regione Toscana ha approvato una legge per il risparmio di suolo. Il
programma dell'Unione prevedeva misure nazionali analoghe. Ma, intanto,
una edilizia di pura speculazione galoppa per ogni dove, senza una
strategia di governo del territorio e del paesaggio affidato,
quest'ultimo, alle fragili mani di Comuni che tanto spesso sono stati
inerti nei confronti del cemento (legale e abusivo).
Non è un delitto storico buttar via così il Bel Paese? "Vieni nel paese
dove fioriscono i limoni" (W.Goethe) sarà presto sostituito da "non venite
nel paese dove fioriscono gli abusi e gli ecomostri"? Un bel guadagno. La
grande agenzia Future Brand ci mette ancora al 1° posto per arte e storia,
ma dopo il 10° per la natura e dopo il 15° per le spiagge. Vogliamo
precipitare ancora? Siamo sulla buona strada".
È questa una preoccupazione che condividiamo e ci conforta il fatto che
l'allarme e la gravità di queste parole, trovino spazio e risposta chiara
proprio nel programma dei DS, elaborato per le ultime elezioni politiche,
dove, nella scheda: "Pianificazione urbanistica sostenibile e governo
integrato del turrito (pubblicazione: 08/12/2005) si dice: "L'enorme
espansione degli insediamenti si è addensata nelle pianure e negli stretti
corridoi costieri, è stata funestata dalla speculazione edilizia, dall'uso
irrazionale del territorio, che hanno prodotto situazioni di esposizione
al rischio idrogeologico e industriale.
Traffico e mobilità congestionata, inquinamento atmosferico e acustico,
rendita immobiliare fuori controllo, aumento del costo delle abitazioni,
disagio sociale sono tra i principali problemi che tante città
condividono.
La qualità sociale e ambientale dello sviluppo urbano, il rilancio della
funzione propulsiva delle città nell'economia, nella cultura e nella
coesione sociale del Paese, implicano la piena assunzione di strategie
integrate per lo sviluppo sostenibile dei contesti urbani.
La pianificazione urbanistica è quindi uno degli strumenti essenziali per
realizzare obiettivi di qualità sociale e ambientale delle città, nel
quadro di politiche e azioni di governo integrato del territorio,
improntate a realizzare la sostenibilità dello sviluppo.
Gli strumenti di piano sono la condizione per stabilire obiettivi,
opportunità, regole sull'uso del suolo, per questo devono essere definiti
in modo partecipato coi cittadini. La connessione tra pianificazione
urbanistica e ambientale, nella prospettiva dello sviluppo sostenibile, si
struttura con l'adozione di politiche maturate in percorsi partecipati
autentici".
Ci è stata presentata una idea progettuale, dallo stesso progettista, da
un Grande dell'architettura moderna, e ci ha quasi intenerito l'emozione
dichiarata pubblicamente dall'Ing. Gambardella dinanzi a quel disegno
folgorante.
Savona è una città di provincia, e noi, almeno quelli che in questo
momento rappresento, saremo dei provinciali e, forse per un minuto,
abbiamo rischiato di sentirci colpevolmente ingrati per non aver saputo
apprezzare la fortuna che ci veniva offerta, ma ci sentiamo confortati e
ci riconosciamo pienamente nelle parole di un articolo, comparso su un
interessante sito di urbanistica e architettura (eddyburg), che parla
proprio di Savona, il titolo é La contraffazione dell'architettura e la
privazione dell'urbanistica (data di pubblicazione 23/10/2006 - Autore
Meneghetti, Lodo) e recita: "Altri hanno in mente costruzioni insensate,
tese solo a sorprendere, a cercare primati nella gara aperta dai sindaci
di città grandi e piccole. Vogliosi di lasciare segni profondissimi
indubitabilmente edilizi, paiono insensibili di fronte alle necessità
reali dei loro amministrati e invece eccitati dalla speranza che
l'architettura osé funga da richiamo a foranei visitatori ipotetici
propulsorî dei commerci urbani. Così leggiamo che in una città appartata
anche se prospiciente il mare come Savona potrebbero darsi prossimamente
due eventi straordinari: Fuksas ... e Bofil. Allora anche a Savona, ...,
architettura nulla c'entrante con il contesto, architettura divistica
ossia sprezzante la città, la società, architettura in definitiva
disumana".
Ed ancora pone una domanda ... "Agli Architetti, soprattutto quando siano
personalità eminenti del mondo professionale: se non ritengano che sia
giusto cessare di considerare i loro progetti solo come esternazioni
autoreferenziali; se non credano che sia venuto il momento di tornare a
pensare che i destinatari dei loro lavori non sono le pagine delle riviste
di architettura, o i pannelli delle mostre internazionali, ma i cittadini
e le comunità".
E conclude: "Un problema urgente delle nostre città o metropoli che siano
è di riconquistare lo spazio pubblico quale spazio civile. Ecco,
l'architettura, liberata dall'arroganza d'autore, diventa architettura
civile, appartiene, come da sempre la grande architettura, alla società".
Ma l'idea progettuale di cui stiamo parlando, al di là dei progettisti che
la realizzeranno è innanzitutto un'opera che si realizzerà su un'area
pubblica, si parla spesso, non a caso, di progetto Margonara.
Ci paiono totalmente condivisibili, e ci permettiamo di farle nostre, le
accorate parole di un galantuomo della politica savonese del passato.
Grazie Sansa a Savona ci sentiamo meno soli (La Repubblica del 10/03/2007
- di Nanni Russo) "Il mare non è della Autorità Portuale o degli
Amministratori comunali, non lo sono le coste, non lo sono le spiagge.
Questi sono beni di tutti, che le Autorità preposte alla loro tutela
devono, appunto, tutelare, e non svendere a favore di pochi privati
costruttori. Non si può legare il problema delle costruzioni sulla costa,
o addirittura sul mare, a quello dei porti turistici, come da qualche
tempo si fa. Se un porto turistico è necessario ... gli enti pubblici lo
realizzino con le loro risorse, come sempre si è fatto nel passato e come
si fa per qualsiasi opera pubblica. Farlo realizzare ai privati accordando
in cambio il permesso di costruire imponenti volumetrie abitative sulla
costa o sul mare illude l´ente pubblico di avere il porto gratis: in
realtà lo paga assai di più che se lo finanziasse con le sue risorse,
perché lo paga svendendo beni pubblici che per la loro destinazione e
natura devono essere a servizio di tutti i cittadini e distruggendo
ricchezze incommensurabili come quelle del paesaggio".
Per tutto questo il nostro era ed è un No chiaro, convinto e motivato al
progetto Margonara. E non siamo certamente soli, anzi siamo in buona
compagnia. Il nostro No si affianca a quello di numerosi altre forze che
qui, in questo Consiglio, non trovano diretta rappresentanza, si affianca
al No dei Verdi, a quello delle associazioni ambientaliste, a quello di
numerosi ed illustri esponenti della cosiddetta "società civile", si
affianca al NO di tutte le Associazioni Culturali della nostra città.
Ed è anche per questo che il nostro No non ci fa sentire stretti in questa
maggioranza, perché con chi e come, se non dando finalmente voce e peso e
valore a quello che queste forze rappresentano, con chi, si può costruire
quella Savona "del futuro", la "Savona delle idee", quella Savona "Bella
da vivere" slogan-bandiera del programma di questa maggioranza?
E per questa ragione ci asterremo sull'odg presentato dalla Consigliera
Turchi, perché non ne condividiamo le prospettive politiche. Il progetto
Margonara rappresenta e deve rappresentare l'ultimo capitolo di
un'urbanistica contrattata, di un modo di amministrare la città e di
governare il territorio che è lontano non solo dai nostri principi, ma che
non si ritrova e non è in sintonia col programma del Sindaco Berruti che
anche noi abbiamo sostenuto e che i savonesi hanno scelto.
Un programma che si è posto e si pone la necessità di "cambiare rotta".
Di volere una politica urbanistica che disegna una Savona del futuro che
nasce dalla concertazione.
Di volere amministrare vicino ai cittadini.
Per noi un programma elettorale non è l'enunciazione di principi per
accontentare e tranquillizzare le anime belle, Per noi, e siamo sicuri,
non solo per noi, non si tratta solo di belle parole, qui si sta parlando
di DIRITTI: di Diritti dei cittadini, appunto.
Il diritto alla città - così bene descritto nella "Carta Mondiale per il
Diritto alla Città": "offerta di condizioni di opportunità equivalenti per
i suoi abitanti - vita urbana basata sui principi della solidarietà,
libertà, equità, dignità e giustizia - garanzia di spazi permanenti per la
partecipazione democratica, nella constatazione che oggi parte della
popolazione urbana è privata o limitata nella possibilità di soddisfare le
necessità elementari, in virtù delle sue caratteristiche economiche,
sociali, culturali, etniche, di genere e di età, e che degrado ambientale
e privatizzazione dello spazio pubblico generano esclusione e segregazione
sociale".
Il diritto alla legalità del territorio.
Il diritto alla differenza, alla convivenza e alla pace.
Il diritto alla cultura urbana che comprende la bellezza della città e del
paesaggio - per affermare che ha valore anche ciò che non è monetizzabile.
Il diritto alla casa.
Oggi il potere economico specula sulle città, le usa per aumentare la
propria ricchezza, esige metri cubi da trasformare, costruire, vendere;
mai come ora la città è stata solo mercato.
È tempo, è veramente tempo, che la politica, la buona politica, ritorni a
governare la nostra città, a progettare, anche nelle forme e nelle regole,
il futuro di Savona. Noi siamo pronti.
MILVIA PASTORINO - Capogruppo PRC Comune di Savona
Savona - 29 Marzo 2007
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