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LA
POLITICA SAVONESE TRA ISTITUZIONI E COMITATI CITTADINI
di Patrizia Turchi, capogruppo PRC
in Consiglio Comunale a Savona
(Il testo è la relazione esposta all'assemblea pubblica svoltasi in Sala
Rossa a Savona a cui hanno partecipato Patrizia Turchi, Franco Zunino,
Emanuele Varaldo, Sergio Acquilino come oratori)
“Ho
la macchina in divieto di sosta, abbiamo approvato il primo punto all’odg,
quindi chiudo qui il CC” queste le parole dette dal Presidente del
consiglio Dr. Giusto nell’ultimo Consiglio comunale avvenuto nei primi
di luglio, una seduta che, detto per inciso, era la prima a regime
raddoppiato del gettone.
Cosa è mai successo nelle istituzioni savonesi? Ma soprattutto cosa è
successo alla politica?
Occorre fare un passo indietro e ritornare a quando, già prima del
governo Gervasio, Savona ha accusato un arretramento culturale e di
dibattito politico di dimensioni straordinarie, ben oltre alla
coincidenza con la 142 e la 81 (trasformazione del sistema politico
locale ed elezione diretta del sindaco).
Un dibattito politico che avrebbe potuto allontanare una pratica che si
è andata invece consolidando sempre più, producendo contemporaneamente
l’arretramento della riflessione e dell’agire politico collettivo e
l’avanzata di un intreccio sempre più indissolubile tra le esigenze di
alcuni poteri forti e l’esplicitazione politica istituzionale, con
episodi ben oltre il limite già alquanto opinabile della pudicizia
politica.
Questo avanzamento ha di fatto bloccato la Città che non ha più potuto
guardare al proprio sviluppo e ai propri bisogni, perché venivano
sponsorizzati progetti, programmi e uomini che imbavagliavano e
gravavano d'ipoteca porzioni importanti della Città, o settori, enti,
società strategiche.
Il risultato appunto è stato l’avanzare di politiche privatistiche, una
programmazione del territorio completamente sfuggita dalla mano pubblica
se non nel timbro finale, una successione di trasformazione societarie
di importanti settori di servizio (si pensi all’ATA, al consorzio per la
depurazione delle acque, ecc.), l’incapacità alla progettazione autonoma
(pensiamo alla vicenda della discarica, o a quella dell’ACTS). Ma anche
arretramenti sul piano culturale, del servizio sociale più ampiamente
inteso.
A queste pratiche e modalità politiche si è confermata e sviluppata a
sinistra un’opposizione in consiglio comunale che è sempre entrata nel
merito delle questioni e degli atti, ma anche una opposizione a livello
cittadino.
La cittadinanza infatti, messa di fronte ad un deficit di
rappresentazione politica e impossibilitata al coinvolgimento nelle
decisioni istituzionali, ha comunque trovato modo in questo decennio di
aggregarsi ed emergere.
Sono nati così decine di Comitati, alcuni tipicamente locali o di
quartiere, altri che fanno riferimento a situazioni nazionali. Voglio
ricordare qui: il comitato contro l’A-Bis, quello contro i box di piazza
Bologna, quello per la chiusura di Cima montà, quello della Madonnetta
contro il porticciolo turistico di Margonara, quello contro
l’inefficienza del depuratore, quello contro il progetto Bofill e quello
contro il cantiere Bofill, ed ancora: quello contro la speculazione
edilizia in Valloria, contro il Metrobus, contro la privatizzazione
dell’acqua, ecc.
Dunque i cittadini, ormai avulsi ed estranei ad un coinvolgimento e ad
una pratica politica come processo culturale a tutto tondo, riemergono
in spazi rivendicativi, spesso da ultima spiaggia.
Il risultato è che nella popolazione sia sempre più forte l’impressione
non solo della propria inefficacia di proposta ed incidenza, ma anche
che le istituzioni siano altro dalla rappresentanza politica
elettoralmente millantata. E questa impressione è vieppiù confermata
dalla stessa parte istituzionale che vede se stessa come una emanazione
professionale della società, o meglio del governo di essa, e come tale
vuole sentirsi trattata.
E questa ricollocazione extra-rappresentativa ha prodotto risultati
tanto inconcepibili quanto coerenti.
L’uscita teatrale di Ruggeri, infatti, oltre a rappresentare una vera e
propria ricollocazione personale, felicemente sposata alla perfetta
continuità istituzionale intrapresa e concordata sul territorio savonese,
ha mostrato perfettamente, in un gioco di incastri, quanto i partiti
politici (o le forze politiche) che compongono la maggioranza di governo
della Città, siano semplici simbologie, ovviamente impersonate
fisicamente, ma solo e semplici simbologie.
Siamo cioè di fronte ad un establishment che si muove, si nutre, trova
la propria ragione istituzionale oltre, ma potremmo dire altro
dalla propria base di riferimento e diventa, tutta, portavoce di altre e
ben più specifiche ragioni e disegni. Nulla deve e può trovare spazio
per una modificazione strutturale, ne tantomeno di contenuti. Si tratta
infatti, per la maggioranza politica che oggi governa la Città, dai
comunisti Italiani alla Lista promossa da Canavese, di trovare l’equipe
più giusta da mettere dietro allo sportello.
Sì, allo sportello. Poiché in questo ultimo decennio il governo
istituzionale ha operato in funzione di chi andrà domani all’incasso.
È infatti una fase delicatissima: come dicevamo, l’uscita di Ruggeri
consegna la città ad elezioni anticipate in uno spazio politico
pressoché bloccato ed ipotecato: l’attuale “equipe” si congeda solo
temporaneamente con qualche elemento recalcitrante e sbuffante, magari
pure segretamente separatista, dimenticando in un perfetto processo
schizoide, d’essere non solo al governo della Città, magari pure con
posizioni di rilievo, ma anche d’essere stata coesa a tal punto da
reggere l’uscita di Ruggeri stesso –candidandosi di fatto nel solco
della continuità- e d’aver dato successivamente il viatico alla nomina
da Sindaco per parte DS….
Lo sguardo a 360 gradi delle opportunità politiche è presto fatto: non
vi sono pericoli d’alternanza, nel senso che il centrodestra non
possiede né elementi programmatici e politici differenti (per ovvie
ragioni di sovrapposizione di contenuti) né di personale politico
adeguato alla sfida. Sfida appunto che non ha motivo di consumarsi se
non ritualmente.
L’esperienza del 2002, dove rifondazione tentò di occupare lo spazio a
sinistra assieme a quella che sarebbe diventata la lista di NxSV, deve
essere archiviata nel suo esito. Lo spazio critico che si è creato oltre
lo schieramento di centro sinistra ha l’opportunità di espandersi e
maturare.
Oggi le posizioni espresse da autorevoli esponenti politici ci
consegnano una galleria di quadri e di scenari che vale assolutamente la
pena di esaminare, appunto ricollocandoci nel tema della serata:
l’analisi degli strumenti della politica.
Mi permetto però prima di fare una previsione assolutamente aleatoria: a
seconda della data delle elezioni, che tutti sappiamo non
necessariamente essere coincidente con le politiche, il centrosinistra
oggi al governo della Città è già in grado di ri-assicurarsi il primo
turno anche con uno sfondamento del tetto del 55%, che si dilaterebbe se
appunto la data non coincidesse (poiché si perderebbero le appartenenze
soprattutto su versante del CD), e se ci fosse un accordo con
Rifondazione.
Primo strumento: la logica
della ereditarietà e della distribuzione geografico-politica.
Secondo questa logica assistiamo infatti alla investitura da parte del
centrosinistra alla forza DS, investitura che riguarda il nome del
candidato sindaco, dato che sul programma non può che esservi l’assoluta
necessità che gli elementi di innovazione si collochino in un solco di
sostanziale continuità. Senza contare che questo rende le altre forze
del CS libere di potersi garantire posizioni di cogestione variamente e
riccamente distribuite negli organi esecutivi di primo e secondo grado.
Insomma la parola d’ordine è garantire efficacia di riuscita ed un
contesto utile a conglobare e fagocitare di fatto anche la più piccola
parvenza di sommovimento.
Gli
attori di questi strumenti sono appunto tutti i partiti dell’attuale CS.
Chi ne è al di fuori se vuole apre un tavolo di confronto programmatico,
raccogliendo -se il peso politico lo consente e se soprattutto è
determinante- spazi di cogestione, magari ritagliati ad ambiti
programmatici così settoriali e specifici che rendono artatamente
sfocato il progetto complessivo, che pure è ben presente e determinante.
Secondo strumento: le primarie.
Nella logica interna al centrosinistra, magari allargato a quelle forze
politiche attualmente esterne, come la lista Di Pietro e Rifondazione,
si possono avviare processi di determinazione del candidato sindaco,
diversi dall’investitura precedentemente segnata.
L’obiettivo di chi propone questa soluzione risiede ovviamente nella
convinzione che l’espressione di una diversa candidatura possa garantire
una sostanziale e fattuale discontinuità.
Questo strumento comporta l’assunzione di una serie di tesi, dalle quali
non possiamo prescindere. La prima è che gli attori (tutti) siano
coinvolti e siano d’accordo nell’accettare questo tipo di procedimento,
che pure –bisogna dirlo- necessita di una macchina organizzativa che non
può prescindere dalla sensazione di appetibilità interna ed esterna.
La
seconda è che -sia che gli sfidanti abbiano programmi diversi sia che
l’abbiano uguale- di fatto si accetta un tavolo delineato e strutturato
che prescinde da un successivo aggiustamento programmatico. Chi perde
avrà l’onore delle armi, che in politica si traduce nella integrazione
attraverso in un riconoscimento d’incarico. E che potrebbe tradursi, del
tutto inaspettamente da quanto siamo abituati a concepire, in un diritto
di tribuna legittimato, interno e circoscritto.
Il
successo per l’attuale CS sarebbe addirittura maggiorato rispetto al
precedente strumento: la cooptazione sarebbe autentica, persino
autopromossa dagli stessi sfidanti. Risulterebbe coperto, come si dice
nel linguaggio politico-giornalistico, il fianco sinistro o movimentista
o critico a diversi livelli. E l’incameramento dello schieramento
sfidante sarebbe a costo pressocchè zero.
Il terzo strumento: l’allontanamento dalla politica.
Questo che potrebbe a prima vista non appartenere alla varietà dei
processi politici attuabili ha invece piena cittadinanza.
Constatata onestamente l’impossibilità a modificare l’asse programmatico
dell’attuale centrosinistra, sia attraverso un confronto programmatico
sia attraverso lo strumento delle primarie, potrebbero crearsi dei
momenti di disorientamento e delusione che troverebbero due canali di
dispersione: il primo che potremmo chiamare come un ritorno a Canossa,
il secondo con l’abbandono di un terreno fertile di un processo
culturale e politico. Salvo poi emergere in modo esplosivo ma
strutturalmente fragile in forme di aggregazione e di comitati.
Anche qui per le politiche promosse dal CS il successo sarebbe
assicurato: a fronte di un CD inesistente, un CS rafforzato dalla
mancanza di contradditorio esterno, potrebbe del tutto logicamente
occupare pressoché integralmente lo spazio utile del piano
istituzionale.
Il quarto strumento: il contraddittorio politico.
Questo strumento dovrebbe collocarsi in uno spazio, non solo elettorale,
che trova le sue ragioni in una rivoluzione culturale e in un processo
politico assolutamente innovativo. Nasce dalla consapevolezza e
dall’assunzione che la rappresentanza sociale e politica oggi ampiamente
sottovalutata debba trovare spazio e voce, e che solo da una compiuta
esplicitazione pubblica può trovare ambito e legittimità.
Nasce dall’analisi e dal giudizio che viene assegnato alla politica del
CS savonese.
È
esterno al CS, talché non ritiene questo raggruppamento di forze un
soggetto politico provvisto di una propria autonomia progettuale, e
quindi propone una aggregazione a sinistra, che partendo da
considerazioni programmatiche discriminanti, qualitativamente e
politicamente di alternativa, raccolga in un pensiero collettivo
politico quei soggetti disponibili a confrontarsi per davvero con la
realtà della situazione savonese, senza edulcorazioni o infingimenti di
maniera.
Questi gli scenari che abbiamo di fronte, e sui quali questa sera sarà
necessario sviluppare un dibattito tale da consentirci da domani di
portare avanti l’azione politica più coerente ed efficace, in vista
delle scadenze che ci attendono.
Luglio 2005
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