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FUKSAS, IL FARO E LE ACCUSE DA SINISTRA
di PAOLO CONTI, dal Corriere della Sera del 7 dicembre 2006
L'ATTACCO: «Quella torre è una costruzione viriloide, come quelle di epoca
fascista»
LA DIFESA: «Ma così ho scongiurato l'assurdo progetto di un villaggetto
alla Disney»
ROMA
— Massimiliano Fuksas è a San Paolo del Brasile per un seminario pubblico:
«Il mio grattacielo "un fallo, una costruzione viriloide"? Rispondo così.
In un'opera, in un quadro ciascuno vede ciò che vuole, desidera o sa
vedere... cioè cose, oggetti più o meno gentili o volgari. Dipende dalla
personalità e dai gusti di chi osserva». Fuksas è fatto così, riesce a
polemizzare a colpi di brucianti atrocità ma senza insultare mai. E così,
a modo suo, ha spedito una risposta di fuoco a Laura Marchetti,
sottosegretario all'Ambiente di Rifondazione comunista che il 5 dicembre è
intervenuta a Savona in un convegno sulla salvaguardia delle coste (ne
scriveva ieri in prima pagina il Secolo XIX). Ha parlato del progetto
Fuksas per il riordino del porto di Savona, cioè una torre di 120 metri
già chiamata «il faro» capace di contenere 40 appartamenti e un albergo,
galleggiante sull'acqua e pronta a illuminarsi di notte trasformandosi in
un segno visibile a chilometri di distanza: «Quella torre ricorda il
movimento di un fallo, una costruzione viriloide come quelle di epoca
fascista, è un simbolo del prometeismo più esasperato».
Bocciatura clamorosa, visto che Fuksas non ha mai nascosto le sue simpatie
sia personali per Fausto Bertinotti che per l'area di Rifondazione. Per di
più Massimiliano Fuksas è lo stesso architetto che disertò l'inaugurazione
della «sua» Fiera di Milano il 31 marzo 2005 perché il taglio del nastro
sarebbe toccato a Silvio Berlusconi («eccessivo odore di elezioni»).
E infatti Fuksas replica in termini politici, non estetici, alle
contestazioni del sottosegretario Laura Marchetti: «Quando qualcuno
critica i miei progetti non intervengo mai, rinnegherei uno dei valori per
cui mi sono battuto, cioè trasformare l'architettura contemporanea in una
parte del panorama e quindi inevitabile oggetto di aperto dibattito. Ma
stavolta è diverso».
In che senso, Fuksas? «È diverso perché questo giudizio viene da un
sottosegretario, quindi da un membro del governo Prodi. Allora devo
pensare che l'attuale esecutivo abbia formulato questo giudizio sul
progetto. Devo insomma prendere atto che Prodi e il suo governo la pensano
così. Altra osservazione. Il sottosegretario Marchetti è anche
un'esponente di Rifondazione comunista. Nello stesso modo devo ritenere
che il suo parere coincide con quello del partito, del suo segretario e
dello stesso Fausto Bertinotti, persona che so estremamente intelligente».
E qui c'è molta, consapevole ironia, vista l'antica amicizia che lega
l'architetto e urbanista al presidente della Camera.
Ancora: «Io sono abituato a Paesi diversi dall'Italia. Sui progetti si
pronunciano i funzionari, se i politici parlano lo fanno a nome dei
governi o dei partiti. Nessuno si alza e dice la sua. Di questa faccenda,
insomma, io faccio una questione di responsabilità istituzionale». Quindi
niente fallo? «È uno spillo, uno stilo, un oggetto architettonico che
sembra una tromba d'aria». E la questione del fascismo? «Mi ricorda le
odiose generalizzazioni da scuola media di un tempo, i fascisti repressi
sul sesso o le comuniste di facili costumi».
Ma alla fine Fuksas difende anche il merito del progetto: «La mia proposta
serve ad abbandonare l'assurdo progetto di costruire un agglomerato sulla
costa in stile "villaggetto genovese" un po' alla Disney, destinato a
impedire la visuale sulla costa dalla via Aurelia. Ho ridisegnato il
rapporto tra la costa e l'acqua e un vicino torrente con tutto l'appoggio
dei sindaci di Savona e Albissola e della stessa autorità portuale». Ma
l'architetto sa che le lodi a Savona sono tante quante le critiche e le
perplessità. Quella del sottosegretario Marchetti è solo l'ultima in
ordine di tempo. E indubbiamente la prima in originalità.
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