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RIPARTIAMO DA
RIFONDAZIONE COMUNISTA!
Pubblichiamo il documento approvato dal Comitato politico nazionale del
20 Aprile 2008, proposto dai compagni Paolo Ferrero, Ramon Mantovani,
Giovanni Russo Spena e Claudio Grassi. La segreteria nazionale del
Partito ha rassegnato le dimissioni dopo la pesante sconfitta elettorale
de la Sinistra l'Arcobaleno. Il CPN ha accettato le dimissioni del
segretario nazionale Franco Giordano e dell'intero organismo esecutivo.
E' stata eletta al suo posto una Commissione di Garanzia, composta da 12
membri, che avrà il compito di condurre il Partito sino al Congresso
nazionale del prossimo Luglio.
La
sconfitta elettorale che abbiamo subito nelle elezioni del 13 e 14
aprile ha dimensioni storiche. Per la prima volta nell’Italia
repubblicana la sinistra non è rappresentata in Parlamento. Tutto questo
mentre la destra populista di Berlusconi vince con grande consenso
popolare e al suo interno una forza xenofoba come la Lega raddoppia i
suoi consensi cambiando ulteriormente il panorama politico del nord
Italia.
Le cause della nostra sconfitta vanno indagate a fondo perché riguardano
l’essenziale, cioè il nostro rapporto con la società, con i mutamenti
sociali di fondo. Non si esce dalla situazione in cui siamo senza un
approfondito lavoro di inchiesta, di lettura partecipata delle dinamiche
sociali. Questo lavoro dovrà caratterizzare il nostro impegno politico
nella prossima fase. Riteniamo infatti che il punto centrale che ha
pesato sul negativo risultato elettorale è il fatto che nel concreto
contesto politico, istituzionale e sociale, non è stata riconosciuto
l’utilità sociale della sinistra.
E’ quindi sulla nostra utilità sociale, sul ruolo che la sinistra ha
nella società che occorre riflettere e proporre per rientrare in gioco.
Nell’immediato non si può non vedere come abbia pesato negativamente la
nostra incapacità di utilizzare la presenza in maggioranza e la
partecipazione al governo per dare una risposta ai principali problemi
sociali del paese. La risicata vittoria del 2006 non chiedeva solo, per
avere un senso, la sconfitta di Berlusconi, ma anche la sconfitta delle
politiche berlusconiane. Il governo e la maggioranza nel loro operare
concreto non hanno risposto a questa esigenza e si sono al contrario
piegati alle esigenze dei poteri forti su tutte le principali questioni
sociali: redistribuzione del reddito, lotta alla precarietà, tassazione
delle rendite, laicità dello stato per non fare che alcuni esempi. La
nostra azione politica si è mostrata inefficace e in questo contesto è
maturata la non percezione dell’utilità sociale della sinistra. Si è
così consumata una crisi, la cui profondità non abbiamo saputo vedere,
del nostro rapporto con il paese reale e in particolare con i movimenti
e con le lotte. L’utilità dell’esperienza di governo come possibilità
per invertire le politiche degli ultimi quindici anni si è rivelata,
alla luce dei fatti, impossibile da realizzare e la nostra permanenza
nel governo si è trasformata in un problema sia per noi che per i
movimenti.
A questo si è sommato il sistema elettorale bipolare e la campagna
mediatica sul voto utile portata avanti non solo dai PD e PdL ma dal
complesso dei mezzi di comunicazione di massa. Le elezioni sono state
cioè un punto di passaggio per la costruzione di quel bipolarismo tra
simili che è l’obiettivo delle classi dominanti di questo paese da
almeno un quindicennio. Rendere le istituzioni impermeabili al conflitto
sociale e rendere la politica uno strumento inservibile per
l’emancipazione degli strati subalterni è l’obiettivo di questo
bipolarismo che ha agito pesantemente nella campagna elettorale.
E’
evidente inoltre che il modo in cui ci siamo presentati alle elezioni
non ha funzionato. Di questo mancato funzionamento si danno letture tra
di loro diverse e persino diametralmente opposte, ma il punto politico
fondamentale è che comunque l’operazione è fallita, e che agli occhi di
tutti è risultata una operazione politicista che non ha intercettato la
crisi sociale.
Il complesso di questi elementi, l’incapacità a trasmettere l’utilità
sociale di una nostra affermazione, ha fatto si che noi abbiamo perso
voti in tutte le direzioni: verso il non voto da parte di chi pensa che
“siete tutti uguali”.
Verso il PD da parte di chi, pur condividendo i nostri contenuti, ha
ritenuto quello un voto più utile per battere Berlusconi.
Addirittura verso la Lega da parte di ceti proletari che sentendosi non
difesi dalla sinistra hanno pensato che visto che non si riescono a
cambiare con un’azione generale le cose più importanti, almeno si
migliorano le cose “a casa propria”.
Ripartire dal sociale
Questa sconfitta storica non è avvenuta in una fase di stabilizzazione
economica e sociale. Noi non siamo dentro un ciclo di crescita economica
che riduce le contraddizioni sociali. Al contrario siamo in una fase di
crisi, con una insicurezza sociale e personale che sfiora l’angoscia. In
quel sentirsi soli di fronte al pericolo è stato sconfitto il nostro
progetto e la destra ha vinto le elezioni.
Il punto è però che queste contraddizioni nella prossima fase sono
destinate ad aumentare. Problemi di salario, precarietà, casa,
ristrutturazione mercantile del welfare, aggressione del territorio e
sua militarizzazione, sono destinati ad aumentare. Il nodo è se di
fronte a questo inasprirsi della crisi sociale sarà la destra populista
a farla da padrona con la proposta della guerra tra i poveri e la
costruzione di capri espiatori, oppure se saremo in grado di ricostruire
forme di solidarietà, di conflitto, di movimento, capaci di ricostruire
una identità e una utilità sociale della sinistra.
A partire da questo punto di fondo occorre definire attraverso quali
strumenti si riorganizza il campo politico della sinistra. E’ infatti
evidente che il rischio che stiamo correndo è che, dopo la sconfitta
nella società, ci sia la disgregazione del tessuto militante e l’
evaporazione della sinistra politica in una babele di linguaggi e di
proposte.
Il punto non è quindi l’accelerazione non si sa bene vero che cosa, ma
la definizione di percorsi concreti, che ridiano un senso di
appartenenza ad una comunità e che siano efficaci socialmente.
1
- In primo luogo occorre rilanciare il PRC come corpo collettivo. Il
tema della rifondazione comunista non sta dietro di noi ma dinnanzi a
noi nella sua dimensione di progetto politico, culturale, sociale e
nella sua dimensione comunitaria. Riattivare il Partito della
Rifondazione Comunista come progetto politico necessario alla sinistra
in Italia per l’oggi e per il domani è un punto decisivo da cui non si
può prescindere, in tutti i suoi aspetti, dal tesseramento
all’iniziativa sociale, politica e culturale. Riattivare il Partito
della Rifondazione Comunista dando certezze alle donne e agli uomini che
hanno scelto di appartenere a questa comunità e dunque sgombrando il
campo dalle ipotesi di dissolvenza e superamento, che hanno connotato la
fase che abbiamo alle spalle, si sono esplicitate durante la campagna
elettorale, contribuendo al disorientamento e alla demotivazione.
Riattivare Rifondazione Comunista, riaffermando un’etica della politica,
nella coerenza tra ciò che si enuncia e ciò che si pratica come nel
quotidiano esercizio e rafforzamento della democrazia interna,
rilanciando il percorso di Carrara. Riattivare il conflitto di genere
dentro il partito, perché diventi realmente un soggetto sessuato in cui
le donne non siano né fiori all’occhiello, né quote. Un partito che
assuma il femminismo come punto di vista da cui rileggere il mondo e si
faccia attraversare quotidianamente dalla critica delle donne alla
politica. Occorre sapere con precisione che il PRC è strumento
indispensabile ma non sufficiente per la ricostruzione di una ampia
sinistra anticapitalista in questo paese. Indispensabile e non
sufficiente: i due termini non delineano uno spazio geometrico ma una
cultura politica da cui siano banditi tanto il settarismo quanto il
liquidazionismo.
2 - Contemporaneamente occorre porsi il compito di riaggregare il campo
della sinistra. La domanda di unità che è emersa nel corso della
campagna elettorale e che emerge oggi va raccolta perché è una grande
risorsa per uscire dalla sconfitta. Il PRC è indispensabile ma non
sufficiente, sia perché la sinistra politica è più ampia dei soli
comunisti, sia perché le forme concrete di impegno a sinistra vanno ben
oltre quelle codificate dall’appartenenza ad un partito. Movimenti,
comitati, collettivi, associazioni, militanza sindacale, vertenze
territoriali ed ambientali: mille sono i modi in cui si fa politica oggi
a sinistra. Pensiamo solo a cos’è il No Dal Molin a Vicenza o il No TAV
in Val di Susa.
Aggregare quindi il campo della sinistra a partire dalla valorizzazione
di ciò che, a tutti i livelli, esiste e delle esperienze innovative che
in questi anni ci sono state: basti pensare alla Sinistra Europea che
proprio su questa idea è nata e ha fatto i suoi primi passi in questi
anni.
Ripartire
dalla costruzione di spazi comuni della sinistra, di forme concrete di
lavoro di inchiesta, di lavoro politico sociale e culturale sul
territorio per costruire un percorso, non fagocitato da scadenze
elettorali, che punti alla costruzione. dell’unità possibile di tutte le
forze disponibili sulla base di contenuti, obiettivi, pratiche realmente
condivisi. Un percorso unitario rivolto a tutti coloro che hanno
sostenuto la Sinistra Arcobaleno e non solo. Un processo di aggregazione
unitario che eviti la spaccatura tra chi propone la costituente della
sinistra e chi propone la costituente comunista. Sono due proposte che
frammenterebbero ulteriormente la sinistra, avrebbero effetti
disgregatori nello stesso corpo di Rifondazione, il cui progetto
politico è per noi prioritario rilanciare, dividerebbero la nostra gente
sulla base di riferimenti ideologici privi di una consistente base
politica. Due proposte che non affrontano il nodo principale: come
ricostruire l’utilità sociale della sinistra.
Occorre partire subito con un percorso di riaggregazione, le cui forme e
modalità saranno riconsegnate alla libera discussione di tutte e di
tutti nel percorso congressuale, che non commetta gli errori di
politicismo e di verticismo che abbiamo avuto nella fase precedente. La
sinistra può nascere solo come strumento di partecipazione, solo se le
sue organizzazioni sono guidate dai principi democratici e dalla
trasparenza, senza il predominio degli apparati, con le loro logiche di
cooptazione. Per questo indichiamo la costruzione di una discussione,
sia interna al partito che coinvolgente tutta l’area della sinistra
arcobaleno, come priorità politica delle prossime settimane. Occorre
riprendere la discussione.
Indichiamo parimenti la partecipazione a tutte le manifestazioni del 25
aprile e del 1° maggio presenti sul territorio con u messaggio chiaro:
La destra populista cresce sui bassi salari, sulla precarietà, sulla
mancanza di case e di servizi. Costruiamo l’opposizione sociale al
governo Berlusconi.
Imma Barbarossa, Roberta
Fantozzi, Loredana Fraleone, Fabio Amato, Ugo Boghetta, Bianca Bracci
Torsi, Stefania Brai, Alberto Burgio, Maria Campese, Giovanna Capelli,
Guido Cappelloni, Carlo Cartocci, Bruno Casati, Aurelio Crippa, Paolo
Ferrero, Eleonora Forenza, Claudio Grassi, Ramon Mantovani, Laura
Marchetti, Citto Maselli, Giovanni Russo Spena, Bruno Steri, Luigi Vinci
foto, dall'alto in basso: Paolo Ferrero, Giovanni Russo Spena,
Claudio Grassi, Ramon Mantovani
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