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DICEMBRE, SCIOPERO GENERALE!
Rifondazione Comunista contro la
distruzione del Contratto nazionale di lavoro. Per questo, e non solo,
aderiamo allo sciopero generale indetto dalla CGIL
Abbiamo
avviato già la campagna davanti ai luoghi di lavoro, in
preparazione dello sciopero generale del 12 dicembre. Un calendario di
iniziative organizzate in pochissimi giorni, a cui molte altre si stanno
aggiungendo. Volantinaggi, ma anche incontri e assemblee con le
lavoratrici e i lavoratori, dibattiti. Davanti alle fabbriche, ai luoghi
della produzione industriale, ma anche nei servizi, dai trasporti alle
grandi aziende del commercio, al lavoro pubblico. La volontà è quella di
un percorso non episodico, che ricostruisca reti di relazioni e presenza
organizzata. Un percorso che si intreccia con l'inchiesta, a partire da
quella che svilupperemo nei prossimi giorni sui primi effetti della
crisi: sul terreno della materialità dei processi ma anche del vissuto e
della soggettività di lavoratrici e lavoratori.
Non è un optional lo sviluppo di questo percorso.
Non lo è rispetto all'obiettivo decisivo della riuscita dello sciopero
generale, non lo è rispetto al contesto in cui ci muoveremo nei prossimi
mesi. La crisi determina uno scenario pesantissimo. Con la cassa
integrazione che si moltiplica e con il problema, per chi vi accede, di
come riuscire ad arrivare alla fine del mese con il salario decurtato,
se già non ci si arrivava prima. Con il problema drammatico dei precari.
Quattro milioni di persone prive di ogni garanzia, seicentomila già a
rischio per il sommarsi della crisi economica nell'industria con i
provvedimenti del governo sul lavoro pubblico. Con il dramma aggiuntivo
dei lavoratori migranti, che per una legge razzista e incivile rischiano
di perdere con il lavoro, il permesso di soggiorno: espulsi o ricacciati
nell'irregolarità, magari dopo anni di lavoro in questo paese.
La ricetta della Lega per
gestire la crisi è tanto semplice quanto barbara: trasformare l'ansia in
un salto di qualità nella produzione di capri espiatori, di conflitto
orizzontale, di ferocia sociale. La chance di contrastare la regressione
possibile sta nella messa in campo di un'iniziativa a tutto tondo: di
denuncia, di piattaforma, di conflitto, che ricostruisca nella crisi una
connessione, che consenta di individuare nuovamente a sinistra la
possibile via d'uscita. Non è un esito scontato, se è vero come è vero
che non solo siamo nell'onda lunga di una sconfitta trentennale, ma che
la sinistra ha consumato nell'attraversamento recente della fase di
governo la propria credibilità. E' un percorso che richiede idee,
proposte, modificazioni delle modalità dell'agire politico, come
dimostra il successo dei gruppi di acquisto popolare, la pratica di
forme di mutualismo che rispondano alla disgregazione ricostruendo anche
per questa via la possibilità di riconoscersi come parte di un'agire
collettivo.
Saremo
dunque nelle prossime settimane davanti ai luoghi di lavoro, con la
volontà di avviare un percorso lungo, dentro le contraddizioni
esistenti.
Diremo che la crisi non è piovuta dal cielo, ma è la
conseguenza di trent'anni di politiche neoliberiste, in cui la
deregolamentazione selvaggia della finanza è stata l'altra faccia della
medaglia di un mondo di bassi salari, di una gigantesca redistribuzione
della ricchezza prodotta a favore di profitti e rendite, in cui il
consumo è stato garantito dal crescente indebitamento dei lavoratori,
mentre nei paradisi fiscali si concentra un quarto della ricchezza
mondiale prodotta ogni anno. Diremo che ci vuole un aumento
significativo di salari e pensioni e un salario sociale per rispondere
alla crisi con uno strumento generale di garanzia rispetto alle mille
frammentazioni delle tipologie di lavoro, alle tante facce della
precarietà e che le risorse vanno prese dalla rendita, dall'evasione
fiscale e contributiva, dalla tassazione dei movimenti speculativi di
capitali.
Diremo che il ritrarsi del pubblico, privatizzazioni e
liberalizzazioni, invece dei benifici annunciati dalla propaganda
liberista, non sono stato altro che il modo per promuovere un gigantesco
processo di spoliazione, sfruttamento e messa a valore della natura
oltre che del lavoro, all'origine di una crisi ambientale, energetica e
climatica, che richiede un cambiamento radicale dei modelli di sviluppo.
Per sottrarre spazi alla logica di mercato, alla valorizzazione del
capitale come meccanismo sovradeterminante dei processi di riproduzione
sociale e riconsegnarli alla scelta democratica, alla sovranità
collettiva sul proprio futuro.
La elaborazione di una piattaforma all'altezza della
crisi della globalizzazione capitalistica, deve accompagnarsi alla
capacità di costruire un senso comune di massa su a chi imputare la
responsabilità della situazione presente, opposta all'operazione
reazionaria delle destre, generalizzando la consapevolezza espressa dal
movimento degli studenti.
La politica del Governo Berlusconi e di Confindustria, ha
fin qui determinato una manovra pesantissima di tagli e ristrutturazione
del sistema di welfare, dalla sanità agli enti locali, intrecciata
all'attacco ai diritti del lavoro. Un attacco che dalla legge 133 alla
controriforma del processo del lavoro, agli annunci sul diritto di
sciopero, ha avuto e ha al suo centro la riscrittura del sistema della
contrattazione, la volontà di frammentare e impoverire ulteriormente i
lavoratori, cancellare l'autonomia del sindacato, riscriverne il ruolo:
"complice" delle imprese nella gestione dei rapporti di lavoro e di
interi pezzi di uno stato sociale da cui la presenza pubblica si ritrae
ulteriormente. Ora a fronte della crisi, la sua ricetta è quella di
destinare risorse pubbliche al sistema bancario lasciando invariati
assetti proprietari e modalità di funzionamento, puntare sulle grandi
opere, destinando pochissimo alle fasce sociali più disagiate.
Lo sciopero generale del 12
indetto dalla Cgil e dai sindacati di base, deve rappresentare per noi e
per l'intera sinistra il modo per far vivere nel dibattito pubblico e a
livello di massa una proposta radicalmente alternativa a quelle
politiche, per costruire una uscita da sinistra alla crisi di un intero
modello di sviluppo.
6 Dicembre 2008
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