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Conferenza provinciale di organizzazione
2007
SIAMO E RIMARREMO COMUNISTI
La relazione introduttiva del
Segretario provinciale Marco Ravera
Care
compagne, cari compagni,
la Conferenza di Organizzazione rappresenta un evento centrale del
processo di rinnovamento politico e culturale del PRC. Uno strumento che
ha permesso al nostro partito di discutere evitando la riproposizione di
un dibattito congressuale che abbiamo già visto nel 2005 e che rivivremo
nel 2008.
Una discussione ampia e coinvolgente che forse per la prima volta,
congressi a parte, ha messo tutti gli iscritti nella condizione di poter
esercitare il loro diritto di parola e di voto partendo dal documento
approvato dal Comitato Politico Nazionale che vede tra i firmatari il
Segretario nazionale Franco Giordano e il Segretario regionale Giacomo
Conti.
Il documento, che sicuramente avrete già letto, propone una vera e propria
rivoluzione copernicana nel modo di pensare ed organizzare il Partito.
Centralità dei Circoli, sperimentazione di Circoli nati su singole
vertenze e tematiche, coordinamenti di ambito territoriale in grado di
garantire la sintesi, vincoli in grado di rendere più facile lo scambio
tra compagni impegnati nelle istituzioni locali e compagni impegnati nel
partito, maggiore cura del partito diffuso territorialmente. Insomma la
riproposizione di un partito comunità che non rinuncia alla propria storia
ed identità ma che la investe su sfide ancora più complesse: il governo, i
conflitti, i movimenti, la Sinistra Europea.
Credo che la Conferenza d'Organizzazione serva per discutere di tre
questioni fondamentali:
quale forma partito per quale fase politica;
Partito della Sinistra Europea;
inchiesta e mappatura dell'iniziativa e della pratica politica e sociale
di ogni singolo Circolo.
In estrema sintesi credo che siano tre le questioni fondamentali da
intrecciare con i tre obiettivi principali:
adeguare le forme dell'organizzazione ai conflitti, ai movimenti e ai
soggetti che vogliamo intercettare;
aumentare iscritti, consenso e relazioni per il Partito. In questo senso
il dato del tesseramento 2006 della nostra Federazione, oltre il 90%
rispetto all'anno precedente, è un dato importante se consideriamo la
mini-scissione che abbiamo subito, anche in virtù dei 41 nuovi iscritti; è
una incoraggiante testimonianza di esistenza in vita;
costruire un partito trasparente democratico e partecipato che sappia
governare con autorevolezza i livelli di rappresentanza istituzionale.
Una Conferenza estremamente importante che è tuttavia capitata in un
momento poco felice, denso di importanti e complessi avvenimenti: dalla
crisi del Governo Prodi alla nuova fiducia dell'esecutivo. Un esecutivo
cui abbiamo confermato opportunamente l'appoggio. Un si sofferto, ma
necessario. Necessario per evitare un governo di larghe intese, necessario
per evitare un governo istituzionale o tecnico, opzioni che avrebbero
annientato le istanze del popolo della sinistra. Necessario per evitare il
voto che avrebbe riportato la destra al governo del paese e avrebbe
indebolito elettoralmente il nostro partito.
Purtroppo, e sottolineo purtroppo, il Governo Prodi rappresenta oggi
l'ipotesi più avanzata possibile non solo in Parlamento, ma nel paese.
Esistono alternative convincenti? Se escludiamo le farneticazioni di chi
auspica la caduta del Governo Prodi per giungere, non si sa bene come, ad
un governo dei lavoratori, le alternative che si possono immaginare,
quelle che ho prima citato, configurano tutte il pericolo di un
arretramento politico generale, perfino di un arretramento democratico.
Una Conferenza per certi versi travagliata quindi, ma che ha avuto un
importante merito: quello di far discutere compiutamente le compagne e i
compagni su un tema prioritario nella nostra agenda come quello della
Sinistra Europea.
Nella nostra Federazione, una delle più eterogenee se andiamo a
rispolverare gli esiti congressuali, il documento sottoposto alla
discussione nei circoli è stato in molte realtà arricchito da contributi,
emendamenti, ordini del giorno. Non si è superato il "correntismo"
esasperato, ma almeno si è colto lo spirito di questa conferenza:
dibattere e costruire un documento, non semplicemente contarsi.
Nei nostri circoli sono stati presentati e approvati contributi
riguardanti la forma partito, la Sinistra Europea, la base di Vicenza, la
missione in Afghanistan, il TFR e le pensioni, ma anche importanti
contributi di politica locale. Proposte che oggi sono passate alla nostra
attenzione, all'attenzione della platea della Conferenza di Organizzazione
federale.
Un'ultima annotazione sulle conferenze dei nostri circoli. Alle conferenze
ha partecipato in media il 27% degli iscritti. Un dato non esaltante
soprattutto se confrontato con la partecipazione che si ottiene durante il
congresso, ma superiore a quello avuto nelle altre federazioni liguri
(stando ai dati in mio possesso). Un dato particolarmente significativo
quello dei circoli che l'attuale segreteria ha cercato di riattivare dopo
la fuori uscita di Ferrando. Il Circolo di Villapiana ha avuto una
partecipazione record, oltre il 200% degli iscritti rispetto al 2006. Un
dato possibile grazie ai nuovi tesserati iscrittisi entro il 25 gennaio
2007 che, da regolamento, hanno potuto partecipare alla Conferenza. Bene
anche il Circolo Luxemburg di Finale e Pietra Ligure che ha visto la
partecipazione del 50% degli iscritti. Addirittura superiore la
partecipazione alla Conferenza del Circolo Gramsci di Quiliano (61%).
Molto bassa invece la presenza degli iscritti a Varazze (6%), ad Albenga
(12%) e a Lavagnola (15%).
Il documento della Conferenza di Organizzazione approvato dal Comitato
Politico Nazionale del 16 e 17 dicembre 2006 costituisce un'importante
occasione di confronto e di approfondimento all'interno del nostro
partito. Ci interroga su quale tipo di organizzazione vogliamo costruire
in questa delicata fase politica in questa vera e propria crisi della
politica cui dobbiamo fornire delle risposte. Indicare delle alternative.
Una crisi della politica che va ricercata dentro il ciclo fallimentare
della globalizzazione capitalistica, del capitalismo per usare un termine
caro a noi comunisti. Lo spostamento dei veri centri decisionali fuori dai
Parlamenti o dagli organismi attraversati influenzati dai movimenti, dai
popoli non è forse l'esempio più chiaro di questa crisi? Nuovi centri
decisionali, penso al WTO, al FMI, alla Banca Mondiale, ma penso anche
alla NATO e alla Commissione Europea, che hanno per loro stessa
costituzione e natura un carattere intrinsecamente ademocratico, ma che
impongono le loro ricette, economiche e/o militari, come se fossero verità
inconfutabili.
Una crisi che colpisce al cuore la nostra democrazia. L'afasia dei
Parlamenti, il rendere le decisioni dei poteri, economico, politico,
militare, impermeabili alle istanze sociali e ai popoli è funzionale al
neoliberismo, che è la forma nella quale il capitalismo contemporaneo
esprime il ciclo lungo del proprio dominio.
Una crisi che inoltre è del tutto funzionale alla strategia e alla pratica
della guerra preventiva. Guerra e terrorismo si nutrono all'ombra dei
fondamentalismi con la cultura del nemico, l'odio culturale, la xenofobia,
il mito della propria superiorità. Per superare ciò occorre rinnovare la
vocazione laica della nostra politica, sia sul piano dell'iniziativa
pratica, sia su quello della ricerca teorica e culturale.
La continua e violenta aggressione delle gerarchie vaticane mette in
discussione giorno dopo giorno l'autodeterminazione delle donne, la
libertà di orientamento sessuale, le libere relazioni di uomini e di donne
arrivando anche a minacciare l'autonomia del Parlamento e la sovranità
delle istituzioni pubbliche, cercando apertamente di annullare ed
annientare la separazione tra il potere civile e quello religioso che è
alla base della moderna statualità. Ovvio direte voi, ma in questa
Federazione ci siamo sentiti dire da un ex iscritto che Rifondazione non
seguiva i seri e importanti spunti di riflessione della Chiesa cattolica.
Problema risolto, oggi non abbiamo più tra le nostre fila un integralista
che, con tutta evidenza, aveva sbagliato partito.
In Italia la crisi della politica ha assunto, come sottolinea il
documento, forme originali ed estremizzate: Berlusconi e la Lega Nord
interpretano pienamente questa crisi giungendo nella direzione
dell'antipolitica. Rifondazione Comunista dopo aver contribuito a
sconfiggere il governo delle destre, aver partecipato più di altri
soggetti alla difesa della Costituzione nel referendum dello scorso
giugno, deve essere la protagonista della sconfitta del berlusconismo,
fenomeno tutt'altro che estirpato e che purtroppo ha permeato anche parte
del Centrosinistra. Il pericolo delle destre non di affronta inseguendo
queste ultime sul loro stesso terreno, ma costruendo una progetto sociale
e culturale alternativo. Si affronta praticando l'autonomia dei movimenti
dal governo. Ogni altra soluzione contribuirà alla rivincita delle destre.
Una crisi che ha colpito direttamente anche noi. Dobbiamo quindi
investigare i caratteri di questa crisi nei suoi elementi di fondo e nei
caratteri specifici che assume la crisi della forma partito nel contesto
della crisi del sistema politico italiano. L'autoriforma avviata nel 2002
con il V Congresso del Partito, è stato un tentativo generoso, che ha
portato anche alcuni risultati, ma si è dimostrato sostanzialmente
inadeguato ad affrontare i veri nodi delle nostre difficoltà.
Un percorso comunque importante che ha favorito un ricambio generazionale
dei quadri dirigenti, la generazione di Rifondazione Comunista fortemente
voluta dall'allora Segretario nazionale Fausto Bertinotti. La
contaminazione con i movimenti, il camminare domandando.
Un'autoriforma che tuttavia ha prodotto anche un irrigidimento
correntizio, un ingessamento del dibattito interno, una strozzatura della
democrazia. Un'autoriforma che ha anche portato ad un maschilismo nelle
modalità generali di selezione dei quadri e dei gruppi dirigenti; all'autoreferenzialità
degli stessi incapaci di mettersi in relazione con la base; alla
separatezza dei gruppi istituzionali con il Partito.
La crisi della politica e la sua degenerazione tutta italiana non devono
comunque offuscare la straordinaria risorsa di Rifondazione Comunista, il
suo corpo militante. Una forza volontaria, capace e generosa. Una trama di
relazioni con le realtà sociali, con i movimenti, con le associazioni
unica nel panorama politico italiano. Il nostro obiettivo deve essere
quello di valorizzare al meglio la vitalità del corpo attivo del Partito.
Di superare quegli ostacoli che impediscono o limitano la partecipazione
democratica, mortificano competenze, saperi, energie. Vogliamo cambiare
nella direzione della democrazia e della partecipazione.
Un compito importante quello che ci attende: connettere l'ultima
Rifondazione Comunista, dal punto di vista dell'innovazione di cultura
politica, con la prima Rifondazione, dal punto di vista della
partecipazione, attraverso alcuni punti fondamentali.
Il richiamo necessario all'unitarietà del partito che non è da confondere
con l'unanimismo e si ricerca nell'estensione degli spazi di discussione e
di pratica delle differenze. In questa Federazione abbiamo avviato, dallo
scorso settembre, una gestione unitaria. Una scelta politica e non tattica
resa possibile anche dal clima mutato alll'interno della Federazione
stessa. Su questa spinta sono aumentati gli spazi di discussione e di
confronto. Ricordo alcuni importanti passaggi: il CPF sul sistema
sanitario ligure (24 ottobre), il CPF sulla Ferrania e la "Scuola di
politica" (30 novembre), il CPF su TFR e pensioni (20 febbraio). E ancora
due attivi degli iscritti: il primo il 7 dicembre sulla Finanziaria, il
secondo il 26 febbraio sulla crisi di Governo. Momenti importanti che
hanno ricostruito un profondo senso di riconoscimento reciproco, facendo
emergere e utilizzando le nostre migliori capacità e accettando
reciprocamente i nostri limiti.
La critica alla separatezza istituzionale. Molto banalmente chi viene
eletto nelle liste di un partito nei consigli elettivi deve in prima
istanza rispondere al partito stesso che, democraticamente, prende una
posizione. Stabilisce una linea. Per fare ciò è tuttavia indispensabile il
pieno coinvolgimento degli eletti. Da questo punto di vista ritengo
importante il lavoro che abbiamo avviato a Savona con il Gruppo comunale.
In altre parti della provincia non è così. Dovremo lavorare anche su
questo.
La democrazia di genere. Punto molto dibattuto anche nella nostra
Federazione. In estrema sintesi nel documento viene proposta una norma
secondo cui gli organismi dirigenti devono rispettare la differenza di
genere, già prevista dallo Statuto, pena il decadimento dell'organismo
medesimo. Il riferimento più o meno esplicito è alla presenza delle donne
negli organismi del nostro partito. Se è vero che esiste un problema di
"maschilismo" nel partito è altrettanto vero che le iscritte donne sono
assai minoritarie. Nella Federazione di Savona ad esempio rappresentano
appena il 29.55% degli iscritti. Nonostante ciò il capogruppo in Comune a
Savona è donna, il capogruppo in Provincia è donna, un assessore in Comune
a Noli è donna, due compagne su sei della Segreteria sono donne e con
incarichi di primo piano. Un problema di non facile soluzione. Anche la
platea di questa conferenza doveva rispettare la differenza di genere
indicata come minimo al 40%. È stata un'impresa raggiungere il 37%.
Dovremo essere inoltre in grado di superare l'esasperazione correntizia
che ha caratterizzato per troppi anni il nostro partito a Savona abbiamo
lavorato molto in questa direzione negli ultimi mesi; dovremo perseguire
l'alternanza negli incarichi, impedire la concentrazione di potere,
favorire la chiarezza e la trasparenza delle nomine per la nostra presenza
nei consigli di amministrazione, negli enti.
Un partito che dovrà lavorare a fondo sull'inchiesta al fine di
raggiungere un sempre più capillare radicamento sul territorio. Sappiamo
quanti sono gli iscritti a Rifondazione Comunista, ma non sappiamo chi
sono. Dobbiamo svolgere un'inchiesta approfondita, già avviata con il
questionario che avete compilato. Dobbiamo avviare un reale radicamento
che faccia si che il nostro partito, ad ogni livello, sia presente in ogni
lotta, in ogni vertenza.
Non meno importanti in questo percorso sono l'autofinanziamento e la
comunicazione. Elementi fondamentali della vita del partito e garanzia
della sua autonomia e indipendenza. Su questi aspetti il partito a Savona
ha lavorato e ha lavorato bene. La nostra Federazione è una delle poche
che ha al suo interno, ormai da alcuni anni, una specifica commissione
riservata alle feste. Una commissione che organizza, grazie anche ad uno
straordinario impegno dei nostri militanti, la Festa provinciale di
Liberazione che negli ultimi anni ha garantito a Rifondazione Comunista
fondi e visibilità. Analogo percorso è stato fatto sulla comunicazione.
Savona è stata una delle prime realtà del partito sul territorio a
sfruttare le nuove tecnologie e a poter vantare un sito Internet e un sito
WAP che contattano migliaia di visitatori al mese (punte di oltre 10.000
nei periodi elettorali).
Ma questo non basta. Il nuovo quadro politico e sociale, infatti, rende
urgente la necessità di adeguare la nostra forma organizzativa ai compiti
che ci attendono. Dobbiamo avere il coraggio di innovare, di sperimentare
per superare i limiti che la nostra forma organizzativa contiene.
Un modello innovativo credibile deve essere in grado di coinvolgere tutti
coloro che sono interessati ad un lavoro politico in e con Rifondazione
Comunista. Solo con il coinvolgimento attivo e partecipato dei compagni e
delle compagne si può affrontare con successo un percorso di cambiamento e
di innovazione.
Nello specifico si ipotizza una modalità di organizzazione del lavoro
politico che provi a immettere elementi di orizzontalità. Questo senza
delegittimare gli organismi dirigenti (necessariamente organizzati in una
gerarchia), anzi coinvolgendoli pienamente. In questa direzione uno degli
esperimenti meglio riusciti, in questi anni, è rappresentato dai Gruppi di
lavoro tematici (Glt) costituitisi all'interno del Social Forum dopo
Genova. La centralità del tema rispetto ad ogni altro aspetto
dell'organizzazione dell'attività politica comune ha fatto sì che i Glt
siano rimasti il luogo più fertile di coordinamento, di elaborazione e di
mobilitazione del movimento. In pratica per tornare al nostro partito
avviare, accanto ai circoli territoriali e del lavoro, circoli tematici.
Un percorso che non può certo prescindere dai conflitti sociali dal
radicamento tra i lavoratori. È del tutto evidente che un partito che
pratica alleanze politiche e collaborazioni di governo si muove in ambiti
interni alla sfera istituzionale, ma il nostro partito deve essere anche
in grado superare questo schema. Innovare e innovarsi interloquendo
direttamente con il mondo del lavoro in tutta la sua centralità e
pervasività sociale.
Un partito che deve sapere valorizzare al meglio le esperienze e le
specifiche competenze. Un partito che deve fornire un maggiore impulso
alla democrazia interna. Un partito che non vuole e non deve degenerare
dal punto di vista elettoralistico. Verranno pertanto adottate concrete
misure di carattere statutario atte a regolamentare questo triste fenomeno
che in parte è riuscito ad intaccare anche la nostra Federazione.
Rimanendo in ambito elettoralistico non penso potranno più essere
tollerati atteggiamenti di quei compagni che si ricordano del partito solo
ed esclusivamente nel periodo elettorale.
Questi in sintesi i punti fondamentali della nostra innovazione, della
nostra diversità. Una innovazione che passa anche dalla costituzione del
partito della Sinistra Europea un processo tra le sinistre che non hanno
accettato la deriva della compatibilità del mercato e che al tempo stesso
hanno scelto di innovare la propria cultura politica dentro un rapporto di
internità con i movimenti. In Italia Rifondazione Comunista è il partito
della sinistra tra i promotori della costruzione della Sinistra Europea.
Il PRC non vuole tuttavia cooptare altre culture e altri percorsi, ma non
intende nemmeno sciogliersi. Si legge anche da qui l'innovazione: il
superamento dell'idea che una soggettività politica si costruisca per
scioglimento o scissione di forze esistenti.
Una scelta già assunta dal nostro partito in impegnativi dibattiti
congressuali. Non possiamo quindi tornare su "se" fare la Sinistra
Europea, ma sul "come" tradurre quell'ispirazione nella concreta
situazione italiana. La Sinistra Europea è il progetto con il quale ci
proponiamo di compiere un salto (nei consensi, nell'incidenza dentro la
società, nella capacità di crescere). Abbiamo questa possibilità perché
abbiamo resistito in questi anni e siamo una forza essenziale per il
cambiamento. Abbiamo questa possibilità, inoltre, perché gli atri ci
riconoscono come una forza non nostalgica, che si è messa in discussione e
si è rinnovata. Una forza che ha riconosciuto i propri limiti.
La Sinistra Europea come detto non sarà l'annacquamento di Rifondazione
Comunista, il suo inserimento dentro il sistema delle compatibilità, la
sua deriva in sinistra di governo. Al contrario, possiamo proporci il
progetto della Sinistra Europea proprio grazie al percorso della
Rifondazione Comunista. Non solo si pensa allo scioglimento del PRC, come
qualcuno maliziosamente vuol far intendere, ma si intende rafforzare il
partito, la sua autonomia, il suo essere comunità condivisa, la sua
capacità organizzativa.
In quest'ottica sta anche la recente idea del Presidente della Camera
Fausto Bertinotti. Le forme le troveremo tutti assieme, ma una cosa deve
essere certa, noi in quel soggetto aperto e plurale dovremo sempre vedere
il governo come un mezzo per costruire l'alternativa di società e non come
il fine ultimo, per noi il governo, anche il migliore, è un passaggio un
passaggio di compromesso; dovremo inoltre ricordarci le parole scritte
ogni anno sulla nostra tessera; dovremo rispolverare con orgoglio la
nostra coscienza di classe, in fondo siamo e rimarremo comunisti.
MARCO RAVERA
Segretario provinciale di Rifondazione Comunista
Savona, 24 marzo 2007
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