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Conferenza provinciale di organizzazione
2007
RILANCIARE LA "RIFONDAZIONE COMUNISTA"
NELL'AUTONOMIA E NELL'UNITA'
Imprimere
una svolta culturale e sociale a Rifondazione Comunista non può non
significare anche modificare i rapporti politici interni ed esterni che il
Partito porta con sé. Se, infatti, la conferenza di organizzazione non ha
i poteri del congresso e non può dunque decidere sulla sorte degli
organismi dirigenti, può invece determinare il ripensamento critico e non
settario, l'analisi e la sintesi di un quadro strutturale che è stato
messo duramente alla prova in questi ultimi anni. Le scelte operate dai
gruppi dirigenti nazionali hanno in alcuni casi permesso al Prc di
mantenere in un buon equilibrio la propria autonomia con l'unità nei
confronti sia delle forze parlamentari, sia del movimento; in altri
contesti, invece, il passo è stato fatto più lungo della gamba e non è
stato somatizzato dal corpo del Partito.
La discussione può anche vertere su quelle che sono state approvazioni a
maggioranza non di una linea politica, ma bensì di un rinnovamento
culturale che larghissima parte dei compagni iscritti, dei nostri
simpatizzanti e di buona parte dell'elettorato ha inteso come un
superamento della propria identità, un tentativo di alterazione del codice
genetico classista del Partito mediante l'adesione a concetti positivi ma
assolutizzati: uno fra tutti, la non-violenza.
E per l'appunto, la discussione potremmo anche ripeterla, farla su questo
piano di elaborazione, ma perderemmo di vista le ragioni stesse della
conferenza. Siamo tutti consapevoli che oggi le scelte dirimenti che siamo
chiamati ad elaborare, su cui riflettere attentamente, sono altre e di
immediata corrispondenza con i fatti della politica e della società.
La nostra presenza al governo, il Partito della Sinistra Europea, la
democrazia interna e il rapporto con il mondo del lavoro sono all'ordine
del giorno e non sono dei convitati di pietra, ma percorsi di vita della
politica che Rifondazione Comunista attraversa sapendo di dover evitare
adeguamenti di ogni sorta, riprendendo in mano un agire autonomo, un
orgoglio identitario che sia scevro da tentazioni isolazioniste e da
involuzioni improduttive per noi tutti e per tutta la sinistra.
Il dibattito che si anima nelle federazioni e nei circoli parla dunque di
struttura del Partito, parla di mozioni, di aree e del loro ruolo. Ad oggi
le aree sono divenute, anche a Savona, un motivo di incontro fra compagni
e di collaborazione fattiva. Le numerose gestioni unitarie che vedono la
luce in tantissime parti d'Italia, compresa la nostra realtà provinciale,
per la maggiore danno buoni frutti e consentono di dare una soluzione
coerente ed efficiente alle tante tematiche che vanno affrontate sul
territorio, rispondendo così anche alla domanda di organizzazione e di
gestione tecnica di un soggetto politico fino a pochi anni fa prigioniero
di logiche correntizie tutte tese all'autovalorizzazione a scapito
dell'intero Partito.
La radicalizzazione di ciò ha solo condotto a mini scissioni che non sono
servite ad altro se non a rafforzare proprio quella peculiare virtù delle
aree che è la differenza nell'unità del Partito e della sua traduzione
concreta nelle politiche sul territorio, tra la gente, tra i soggetti
sociali cui da sempre facciamo riferimento.
Il nostro ruolo nel governo del Paese è forse la prova più difficile che
Rifondazione Comunista abbia mai affrontato. Lo si evince ogni giorno e
sui temi più diversi: dai Pacs al rifinanziamento delle missioni, dal
problema algebrico degli scaloni pensionistici sino alle politiche per i
migranti o a quelle per combattere le liberalizzazioni economiche e
l'accrescimento del precariato nel mondo del lavoro.
Se la nostra presenza nell'esecutivo non ha certo potuto determinare la
formulazione di una finanziaria "socialista" e a tutto scapito della
classe dei padroni, va registrata la positiva inversione di tendenza circa
i sacrifici sempre e solo a senso unico nei confronti dei lavoratori e dei
ceti meno abbienti. Quando l'Unione decide, opportunamente sollecitata
dalla sinistra di alternativa, di seguire il programma di governo si
ottengono discreti risultati: il ritiro delle truppe dall'Iraq ad esempio.
Ma quando la prepotenza dei poteri forti, economici e non, si insinua
nelle maglie dello schema governativo, la propensione alla cedevolezza e
al superamento dei confini dell'alleanza unionista si fa forte e più volte
è già stata espressa dai settori centristi della coalizione o da quelli
moderati e liberali della sinistra riformista e proto-democratica dei Ds.
Qui il ruolo di Rifondazione Comunista, del PdCI, dei Verdi e della
sinistra-Ds diviene importante e si mostra in tutta la sua necessità il
bisogno di un coordinamento, di una confederazione, di una forma di unità
(non di unicità) di queste forze politiche. E la risposta a tutto ciò
proprio non sembra essere il progetto della Sinistra Europea che sia in
Europa, quanto in Italia, non riesce a trovare la spinta propulsiva per
quella indispensabile omogeneità di una serie di contenuti che consentano
la percorribilità di un comune cammino politico.
Il carattere neo-globalista e di moderata definizione della propria linea
politica come genericamente "di sinistra", ha impedito che forze storiche
sia comuniste che socialiste dei paesi europei aderissero al progetto
lanciato da Fausto Bertinotti. Quando si inserisce con estrema difficoltà
il riferimento, non al comunismo si badi bene, ma ad un semplice progetto
di "socialismo", e quando questo viene comunque circondato da un
multiculturalismo fatto di femminismo, ambientalismo, movimentismo,
altermondialismo, il carattere moderato della nuova formazione politica è
la sola vera distinzione che caratterizza la Sinistra europea
dall'adesione ormai esplicita al liberalismo di forze come il Partito
Socialista Europeo.
Ho ascoltato compagne e compagni dire che da soli possiamo percorrere
pochissima strada. Quello che, infatti, noi chiediamo è di evitare la
solitudine politica di Rifondazione Comunista, ma di preservarne il
carattere e l'identità di classe, il suo essere comunista, il suo
patrimonio culturale e storico che va attualizzato e inserito nelle pieghe
del nuovo secolo, per una politica capace di parlare chiaramente alle
generazioni ultime che, senza reticenze o banalità di sorta, dia veramente
una speranza di una vita migliore, di un mondo ancora in grado di
combattere le ingiustizie e il capitalismo.
Quello che i compagni e le compagne di "Essere comunisti" chiedono a tutto
il Partito è una riflessione molto profonda sull'opportunità che ci si
offre ancora oggi di poter puntare alla sinergia delle forze della
sinistra italiana. Di tutte le forze, per una maggiore incidenza nella
politica italiana e per una differente prospettiva continentale che possa
esprimersi anche nella Sinistra Europea ma con una chiara definizione
programmatica che rimetta al centro dell'agire il conflitto tra capitale e
lavoro, la trasformazione della società e la riaffermazione sistematica
della nostra diversità rispetto a tutte le altre formazioni politiche
univoche nell'accettare il punto di vista del mercato come metro di
grandezza della soddisfazione dei bisogni umani.
Rifondazione Comunista è chiamata, perciò, alla sfida della riaffermazione
di una sua autonomia politica e di struttura politica. Per questo diviene
importante investire nella comunicazione e nei pochi mezzi che questo
nostro Partito ha a disposizione. Il nostro giornale quotidiano,
Liberazione, ha bisogno di più risorse economiche ed è pertanto necessario
che tutti i compagni e le compagne lo acquistino, lo sostengano e ne
promuovano la diffusione. Attraverso le pagine di Liberazione c'è un
collegamento immediato, diretto di tutto il Partito, un coinvolgimento
nelle espressioni di lotta, e un modo di far risaltare quelle differenze
di opinioni interne che spesso e volentieri gli altri mezzi di
informazione manipolano abilmente per minimizzare o marginalizzare le
posizioni dell'intero Prc.
In conclusione, una riflessione su quanto abbiamo detto tradotta nel
tecnicismo della conferenza.
Avremmo potuto presentare un documento alternativo a quello proposto dalla
maggioranza e dare adito alla trasformazione della conferenza in una sorta
di pasticciato pseudo-congresso nazionale. Non l'abbiamo fatto proprio per
evitare ciò e perchè siamo persuasi che molte delle argomentazioni
contenute nel documento approvato dal Comitato politico nazionale siano
rispondenti ad una analisi compiuta e definita dell'attuale fase politica
e sociale. Riteniamo però che il documento vada emendato nella proposta di
definizione e di edificazione della Sinistra Europea, nella ricostruzione
di una democrazia interna che garantisca la formazione trasparente delle
decisioni da parte di tutti i gruppi dirigenti e, infine, nel ruolo dei
circoli del Partito che necessitano di un potenziamento strutturale come
luogo di definizione prima, fondamentale e decisionale della politica di
Rifondazione Comunista.
MARCO SFERINI
coordinatore provinciale "Essere comunisti", area politica del PRC
Savona, 1° febbraio 2007
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