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Conferenza provinciale di organizzazione 2007
RILANCIARE LA "RIFONDAZIONE COMUNISTA"
NELL'AUTONOMIA E NELL'UNITA'


Marco SferiniImprimere una svolta culturale e sociale a Rifondazione Comunista non può non significare anche modificare i rapporti politici interni ed esterni che il Partito porta con sé. Se, infatti, la conferenza di organizzazione non ha i poteri del congresso e non può dunque decidere sulla sorte degli organismi dirigenti, può invece determinare il ripensamento critico e non settario, l'analisi e la sintesi di un quadro strutturale che è stato messo duramente alla prova in questi ultimi anni. Le scelte operate dai gruppi dirigenti nazionali hanno in alcuni casi permesso al Prc di mantenere in un buon equilibrio la propria autonomia con l'unità nei confronti sia delle forze parlamentari, sia del movimento; in altri contesti, invece, il passo è stato fatto più lungo della gamba e non è stato somatizzato dal corpo del Partito.
La discussione può anche vertere su quelle che sono state approvazioni a maggioranza non di una linea politica, ma bensì di un rinnovamento culturale che larghissima parte dei compagni iscritti, dei nostri simpatizzanti e di buona parte dell'elettorato ha inteso come un superamento della propria identità, un tentativo di alterazione del codice genetico classista del Partito mediante l'adesione a concetti positivi ma assolutizzati: uno fra tutti, la non-violenza.
E per l'appunto, la discussione potremmo anche ripeterla, farla su questo piano di elaborazione, ma perderemmo di vista le ragioni stesse della conferenza. Siamo tutti consapevoli che oggi le scelte dirimenti che siamo chiamati ad elaborare, su cui riflettere attentamente, sono altre e di immediata corrispondenza con i fatti della politica e della società.
La nostra presenza al governo, il Partito della Sinistra Europea, la democrazia interna e il rapporto con il mondo del lavoro sono all'ordine del giorno e non sono dei convitati di pietra, ma percorsi di vita della politica che Rifondazione Comunista attraversa sapendo di dover evitare adeguamenti di ogni sorta, riprendendo in mano un agire autonomo, un orgoglio identitario che sia scevro da tentazioni isolazioniste e da involuzioni improduttive per noi tutti e per tutta la sinistra.
Il dibattito che si anima nelle federazioni e nei circoli parla dunque di struttura del Partito, parla di mozioni, di aree e del loro ruolo. Ad oggi le aree sono divenute, anche a Savona, un motivo di incontro fra compagni e di collaborazione fattiva. Le numerose gestioni unitarie che vedono la luce in tantissime parti d'Italia, compresa la nostra realtà provinciale, per la maggiore danno buoni frutti e consentono di dare una soluzione coerente ed efficiente alle tante tematiche che vanno affrontate sul territorio, rispondendo così anche alla domanda di organizzazione e di gestione tecnica di un soggetto politico fino a pochi anni fa prigioniero di logiche correntizie tutte tese all'autovalorizzazione a scapito dell'intero Partito.
La radicalizzazione di ciò ha solo condotto a mini scissioni che non sono servite ad altro se non a rafforzare proprio quella peculiare virtù delle aree che è la differenza nell'unità del Partito e della sua traduzione concreta nelle politiche sul territorio, tra la gente, tra i soggetti sociali cui da sempre facciamo riferimento.
Il nostro ruolo nel governo del Paese è forse la prova più difficile che Rifondazione Comunista abbia mai affrontato. Lo si evince ogni giorno e sui temi più diversi: dai Pacs al rifinanziamento delle missioni, dal problema algebrico degli scaloni pensionistici sino alle politiche per i migranti o a quelle per combattere le liberalizzazioni economiche e l'accrescimento del precariato nel mondo del lavoro.
Se la nostra presenza nell'esecutivo non ha certo potuto determinare la formulazione di una finanziaria "socialista" e a tutto scapito della classe dei padroni, va registrata la positiva inversione di tendenza circa i sacrifici sempre e solo a senso unico nei confronti dei lavoratori e dei ceti meno abbienti. Quando l'Unione decide, opportunamente sollecitata dalla sinistra di alternativa, di seguire il programma di governo si ottengono discreti risultati: il ritiro delle truppe dall'Iraq ad esempio. Ma quando la prepotenza dei poteri forti, economici e non, si insinua nelle maglie dello schema governativo, la propensione alla cedevolezza e al superamento dei confini dell'alleanza unionista si fa forte e più volte è già stata espressa dai settori centristi della coalizione o da quelli moderati e liberali della sinistra riformista e proto-democratica dei Ds.
Qui il ruolo di Rifondazione Comunista, del PdCI, dei Verdi e della sinistra-Ds diviene importante e si mostra in tutta la sua necessità il bisogno di un coordinamento, di una confederazione, di una forma di unità (non di unicità) di queste forze politiche. E la risposta a tutto ciò proprio non sembra essere il progetto della Sinistra Europea che sia in Europa, quanto in Italia, non riesce a trovare la spinta propulsiva per quella indispensabile omogeneità di una serie di contenuti che consentano la percorribilità di un comune cammino politico.
Il carattere neo-globalista e di moderata definizione della propria linea politica come genericamente "di sinistra", ha impedito che forze storiche sia comuniste che socialiste dei paesi europei aderissero al progetto lanciato da Fausto Bertinotti. Quando si inserisce con estrema difficoltà il riferimento, non al comunismo si badi bene, ma ad un semplice progetto di "socialismo", e quando questo viene comunque circondato da un multiculturalismo fatto di femminismo, ambientalismo, movimentismo, altermondialismo, il carattere moderato della nuova formazione politica è la sola vera distinzione che caratterizza la Sinistra europea dall'adesione ormai esplicita al liberalismo di forze come il Partito Socialista Europeo.
Ho ascoltato compagne e compagni dire che da soli possiamo percorrere pochissima strada. Quello che, infatti, noi chiediamo è di evitare la solitudine politica di Rifondazione Comunista, ma di preservarne il carattere e l'identità di classe, il suo essere comunista, il suo patrimonio culturale e storico che va attualizzato e inserito nelle pieghe del nuovo secolo, per una politica capace di parlare chiaramente alle generazioni ultime che, senza reticenze o banalità di sorta, dia veramente una speranza di una vita migliore, di un mondo ancora in grado di combattere le ingiustizie e il capitalismo.
Quello che i compagni e le compagne di "Essere comunisti" chiedono a tutto il Partito è una riflessione molto profonda sull'opportunità che ci si offre ancora oggi di poter puntare alla sinergia delle forze della sinistra italiana. Di tutte le forze, per una maggiore incidenza nella politica italiana e per una differente prospettiva continentale che possa esprimersi anche nella Sinistra Europea ma con una chiara definizione programmatica che rimetta al centro dell'agire il conflitto tra capitale e lavoro, la trasformazione della società e la riaffermazione sistematica della nostra diversità rispetto a tutte le altre formazioni politiche univoche nell'accettare il punto di vista del mercato come metro di grandezza della soddisfazione dei bisogni umani.
Rifondazione Comunista è chiamata, perciò, alla sfida della riaffermazione di una sua autonomia politica e di struttura politica. Per questo diviene importante investire nella comunicazione e nei pochi mezzi che questo nostro Partito ha a disposizione. Il nostro giornale quotidiano, Liberazione, ha bisogno di più risorse economiche ed è pertanto necessario che tutti i compagni e le compagne lo acquistino, lo sostengano e ne promuovano la diffusione. Attraverso le pagine di Liberazione c'è un collegamento immediato, diretto di tutto il Partito, un coinvolgimento nelle espressioni di lotta, e un modo di far risaltare quelle differenze di opinioni interne che spesso e volentieri gli altri mezzi di informazione manipolano abilmente per minimizzare o marginalizzare le posizioni dell'intero Prc.
In conclusione, una riflessione su quanto abbiamo detto tradotta nel tecnicismo della conferenza.
Avremmo potuto presentare un documento alternativo a quello proposto dalla maggioranza e dare adito alla trasformazione della conferenza in una sorta di pasticciato pseudo-congresso nazionale. Non l'abbiamo fatto proprio per evitare ciò e perchè siamo persuasi che molte delle argomentazioni contenute nel documento approvato dal Comitato politico nazionale siano rispondenti ad una analisi compiuta e definita dell'attuale fase politica e sociale. Riteniamo però che il documento vada emendato nella proposta di definizione e di edificazione della Sinistra Europea, nella ricostruzione di una democrazia interna che garantisca la formazione trasparente delle decisioni da parte di tutti i gruppi dirigenti e, infine, nel ruolo dei circoli del Partito che necessitano di un potenziamento strutturale come luogo di definizione prima, fondamentale e decisionale della politica di Rifondazione Comunista.

MARCO SFERINI
coordinatore provinciale "Essere comunisti", area politica del PRC

Savona, 1° febbraio 2007