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mozione
n° 1
L’ALTERNATIVA DI SOCIETA’
primo firmatario:
FAUSTO BERTINOTTI
(Segretario nazionale PRC)
UN NUOVO CICLO POLITICO-SOCIALE
Il VI Congresso nazionale del nostro Partito si tiene in un momento
davvero "straordinario": oggi, di fronte a noi è posta tutta intera la
sfida per aprire in Italia e in Europa un nuovo ciclo politico-sociale.
Cioè per sconfiggere non solo le destre ma le politiche di destra; e per
uscire a sinistra dalla crisi delle politiche neoliberiste così come dal
fallimento e dall’impotenza strategica del riformismo. Noi investiamo
fino in fondo su questa possibilità: non certo per sopravvalutazione
della nostra forza, o di quella dei movimenti e della sinistra
alternativa, ma a partire dalla persuasione che sono i processi reali a
radicalizzare, sempre di più, le alternative della politica e del
conflitto. Se è vero che, a destra come a sinistra, si vanno svuotando
gli spazi "centristi" (gli spazi oggettivi, non le ricorrenti anzi
permanenti pulsioni soggettive), e che oggi non si danno tendenzialmente
né compromessi né "soluzioni" né, perfino, mediazioni di natura
realmente centrista, è vero allora che la soggettività politica radicale
può svolgere un ruolo decisivo, nient’affatto minoritario, nella
qualificazione della nuova fase.
Per queste ragioni di fondo, la soggettività politica e strategica di
Rifondazione comunista è al centro del Congresso. Per un verso si tratta
di consolidare, aggiornandola, la riflessione accumulata in questi anni,
in una nuova e collettiva consapevolezza teorica. La scelta strategica è
quella di situare il baricentro dell’agire politico nella società, nel
conflitto di classe e nei movimenti anziché nelle istituzioni e nel
rapporto tra le forze politiche; essa ha assunto particolare intensità
per la scelta strategica compiuta nello scorso Congresso che confermiamo
in questo, a maggior ragione alla luce delle esperienze dei movimenti di
questi anni.
Per l’altro verso, è essenziale un salto di qualità nella connessione
tra progetto e pratica politica, tra ruolo generale e presenza nelle
lotte, tra crescita della responsabilità e forza organizzata del
Partito, strumento più che mai necessario e insostituibile.
Per queste ragioni di fondo, assumiamo il contributo del segretario del
Prc – le 15 Tesi per il Congresso – come la piattaforma più adeguata, in
forza della sua natura organica e sintetica, sia a un confronto
democratico, ricco e coinvolgente, sia a un esito di chiarezza e
trasparenza politica. Un documento che, nel percorso della discussione
precongressuale e congressuale, potrà e dovrà essere "emendato",
approfondito, arricchito, analiticamente sviluppato, ulteriormente
definito, nella direzione della scrittura di una piattaforma politica
finale che sarà costruita in prima persona dai militanti e dagli
iscritti.
BUSH E LA GUERRA
Proprio l’evento politico più significativo del 2004 – la vittoria di
George W. Bush nelle presidenziali americane – conferma la crisi di
fondo sia del neoliberismo (ideologia del Pensiero Unico e delle
magnifiche sorti e progressive della globalizzazione) sia delle sue
versioni moderate (rappresentate negli Usa da un Partito democratico
centrista e sostanzialmente scolorito). La destra Usa ha vinto non
stemperando ma esaltando il proprio patriottismo bellicista, che
rivendica con assoluta arroganza la missione imperiale dell’America e ne
ripropone intiero il modello sociale e di valori oggi dominante. Il
capitalismo si separa dal pensiero liberale e riscopre i valori della
tradizione premoderna (Dio, Patria, Famiglia), anzi si allea con essa.
Una scelta reazionaria del tutto coerente con l’ideologia della guerra
di civiltà e il neofondamentalismo occidentalista che la accompagna. Da
cui l’ossessione sicuritaria, la cancellazione o la drastica limitazione
di libertà, diritti e culture progressive che hanno segnato il ‘900.
D’altro canto è in corso un tentativo di liberalizzazione e
privatizzazione totale dei beni comuni - servizi, sanità, cultura - che
ha incontrato l’opposizione tenace ed efficace del movimento
altermondialista, a Cancun come per il trattato del Mercosur.
Opposizione che il Partito della Rifondazione Comunista deve continuare
a sostenere in modo convinto.
Si configura, dunque, un pericolo accresciuto per le sorti del pianeta e
dei popoli, specie del Sud del mondo, dove pure sono visibili anche
processi in netta controtendenza (ad esempio in tutta l’America latina).
Più che mai, perciò, la lotta per la pace deve essere la priorità delle
priorità: in Iraq, nel Medio Oriente, nella Palestina orfana di Arafat,
in Africa. La guerra di aggressione, due anni di occupazione militare,
un governo-fantoccio e promesse di elezioni-farsa, stanno distruggendo
l’Iraq e aggravando drammaticamente la crisi dell’area. Dunque, il
ritiro immediato di tutte le truppe straniere – a cominciare da quelle
italiane - da sempre rivendicato dalla sinistra alternativa e dal
movimento pacifista, è la condizione imprescindibile per costruire la
pace e avviare un processo di transizione democratica. In questo quadro,
potrà costituire un passaggio importante la convocazione di una vera
conferenza internazionale di pace, alla quale partecipino tutti i
protagonisti del conflitto, compresi gli esponenti della resistenza
interna.
L’EUROPA
Anche l’Europa vive il progressivo consumarsi dei percorsi di "terza
via", sia dal punto di vista politico che da quello economico-sociale:
in questo senso essa è davvero di fronte ad un bivio. O si
"americanizza" o, all’opposto, esalta le conquiste di civiltà che le
lotte e i movimenti hanno determinato, ponendole alla base della sua
stessa costruzione e determinando così un vero scatto di autonomia e
soggettività politica. Le classi dirigenti attuali - in particolare
della Francia, della Germania e della Spagna - tentano evidentemente di
sottrarsi a questo bivio sia con scelte di politica internazionale di
forte autonomia dagli Usa, sia perseguendo l’obiettivo di una vera
partnership atlantica e di una potenza militare europea. Ma si tratta di
un disegno sostanzialmente illusorio: non ci può essere una vera
autonomia politica europea se non c’è una rottura dell’Europa con il
modello sociale nordamericano. Così i governi che hanno saputo
meritoriamente dire no alla guerra all’Iraq sono gli stessi che nei
rispettivi ambiti nazionali stanno smantellando il Welfare e il suo
storico sistema di diritti e garanzie. Non a caso ci troviamo di fronte
a proposte come la "Direttiva Bolkenstein", così come è stata varata
unanimemente dai governi una proposta di Costituzione europea che
costituzionalizza il primato del mercato ed espelle pace e diritti
dall’identità europea. Su questa strada l’Unione Europea non riuscirà a
superare positivamente le sue incertezze di identità e ruolo. Perciò
proponiamo una grande campagna di massa contro il trattato, che andrà
condotta in tutte le sedi, a cominciare ovviamente da quelle
parlamentari. Una lotta politica e culturale, da dotare
dell’articolazione necessaria, dello schieramento più vasto possibile,
degli strumenti che saranno ritenuti più efficaci.
La sola alternativa è quella dell’altra Europa, dove si collocano le
iniziative del movimento, la crescita del conflitto sociale e di massa,
la mobilitazione dell’intellettualità non omologata. La nascita del
Partito della Sinistra europea, a questo proposito, è il fatto nuovo
della politica europea nel quale Rifondazione comunista ha investito e
sempre più investirà una parte essenziale del suo lavoro e della sua
identità: proprio perché l’unificazione dei soggetti e delle
soggettività alternative, che operano in Europa, è essenziale sia per
sconfiggere l’"americanizzazione" del vecchio continente sia per
costruire una realtà istituzionale che sia capace di una interlocuzione
forte con l’intero movimento altermondialista. Una Unione Europea di
pace, di accoglienza, di solidarietà sociale, di cittadinanza
universale, di democrazia laica, di laicità ricca: senza una forte
sinistra, questa Unione non potrà nascere. Sulla base di questa
convinzione, proponiamo di accogliere come simbolo del Partito quello
usato per le elezioni europee, assumendo così fino in fondo la scelta
strategica della Sinistra Europea.
IL PARTITO
In questi tre anni, Rifondazione comunista si è guadagnata un ruolo
centrale, nella politica, nei movimenti e nella società italiana,
vincendo largamente la sfida della sua sopravvivenza politica e della
sua "necessità" strategica. Da questo riconoscimento, che del resto ci
viene da un’area vasta della sinistra e spesso anche dai nostri
avversari, deve muovere una riflessione seria e approfondita sul
Partito. C’è una difficoltà, perfino crescente, ad essere davvero
Partito: a soddisfare le "domande ricche" che si riversano su di noi, a
costruire e far vivere un soggetto collettivo che valorizzi le pratiche
delle donne e la differenza di genere; un "noi" nel quale si riconoscano
generi così come generazioni, culture politiche, esperienze diverse.
Questi problemi non derivano solo dai nostri limiti soggettivi che ci
sono e sono seri: affondano le loro radici nella più generale difficoltà
che vivono oggi, senza eccezione alcuna, tutte le forme organizzate
della politica, da quelle più antiche, i partiti, a quelle più recenti,
i movimenti e le associazioni. Non bastano, dunque, gli appelli
volontaristici e i richiami alla tradizione del movimento operaio. Né
sono sufficienti i propositi di innovazione e sperimentazione
organizzativa che hanno difficoltà a tradursi in pratiche organiche.
Serve molto di più per rilanciare il Partito dai suoi Circoli alle sue
Federazioni, serve un lavoro sistematico di ricerca e discussione su ciò
che siamo e ciò che vogliamo diventare, che richiede un approfondimento
specifico. Per questo obiettivo urgente e non rinviabile, proponiamo che
si tenga, entro il 2005, una Conferenza nazionale di organizzazione.
15 TESI PER IL CONGRESSO
1] La vera novità di questo inizio secolo è la nascita di nuovi dei
movimenti e la loro capacità di connettersi in un percorso collettivo.
Essa ha parlato al mondo di una nuova possibilità di trasformazione.
La capacità di Rifondazione Comunista è stata quella di capire la natura
di questi nuovi movimenti e di predisporsi a raccogliere le risorse da
essi sprigionate per proporsi, assieme a una modificazione della propria
politica, di contribuire alla costruzione di una idea generale di
riforma della politica e del suo rapporto con i protagonisti sociali.
Allo stesso tempo, con una connessione non solo temporale, è emerso in
maniera sempre più dirompente il fallimento della globalizzazione
capitalistica.
L’una e l’altra ripropongono oggettivamente come attuale il tema della
trasformazione della società capitalistica.
Questo tema è posto anche soggettivamente dalla crescita della
consapevolezza dei movimenti e si può racchiudere nella formula dei
social forum "un altro mondo è possibile". Il problema è dunque posto ma
non è risolto.
E’ aperto anche un altro scenario, quello dell’incrudelimento della
crisi economica e sociale e del precipitare della guerra in uno scontro
di civiltà.
L’incertezza domina il nostro tempo.
L’alternativa "socialismo o barbarie" non è fuori da questo tempo.
2] In Italia il PRC viene da un’importante affermazione nelle elezioni
europee e amministrative. E’ stato premiato il suo progetto politico
complessivo: scelta strategica di internità al movimento, proposta
politica di apertura sia al campo complessivo delle opposizioni
politiche e sociali sia come costruzione della sinistra di alternativa,
innovazione della politica e del soggetto della politica, innovazione di
cultura e teoria politica del movimento operaio. Questa accumulazione,
che deve essere considerata come patrimonio acquisito da tutto il
partito, è ora la base per un ulteriore sviluppo della rifondazione.
Questo successo si è realizzato in una situazione in cui è esplosa la
crisi del tentativo di dare una stabile risposta di destra alla
instabilità del sistema politico italiano, tentativo imperniato sul quel
fenomeno complesso di natura neo-conservatrice cui è stato dato il nome
di "berlusconismo". A questa crisi concorrono sia motivazioni oggettive
(le grandi tendenze internazionali del fallimento della globalizzazione
capitalistica) sia la spinta della crescita dei movimenti. In esse si è
consumato il fallimento specifico del progetto berlusconiano.
Anche in Italia si dischiude una fase politica e sociale del tutto
nuova, per affrontare la quale non basta rimuovere Berlusconi, ma anzi
bisogna affrontare le cause di fondo che l’hanno portato al successo. Il
problema è la costruzione di un’alternativa di società: si tratta di
riscrivere la costituzione materiale del paese dopo la devastazione
neoliberista.
3] Intanto, il neoliberismo in crisi come impianto ideologico e modello
generale di politica economica e sociale cerca una nuova strada per
riproporsi e per impedire il dispiegamento di una nuova politica. La
nuova versione del neoliberismo si nasconde dietro il "realismo" della
sopravvivenza dell’impresa. Dismesse le grandi promesse, si propone lo
stato di necessità. Si chiede il riconoscimento delle crisi come
oggettive e delle necessità imposte dalla competizione internazionale
come indiscutibili. L’obiettivo è ridisegnare al ribasso il sistema dei
diritti, delle condizioni di lavoro e di salario con il ricatto
oggettivo della competitività.
Si tratta di un attacco insidioso perché si mimetizza dentro una realtà
concreta quanto apparente, in cui prende corpo un ricatto sui lavoratori
che punta a mettere in scacco la politica e a rovesciare il ruolo del
sindacato nella contrattazione del peggioramento della condizione dei
lavoratori e dell’occupazione. Per questa via, che vorrebbe risalire
dall’impresa fino all’intero sistema delle relazioni sociali e della
legislazione sul lavoro e lo stato sociale, il primo obiettivo è
l’abbattimento del contratto nazionale di lavoro.
Questa offensiva è la base materiale su cui poggia l’ipotesi politica
neocentrista, quella di una uscita morbida dalla crisi delle destre e
del berlusconismo senza mettere in discussione l’ispirazione di fondo
delle politiche neoliberiste.
4] A questa nuova offensiva neoliberista, che si propone di assumere il
carattere di una proposta complessiva e si dispone a coinvolgere uno
spettro ampio di forze moderate sia in campo politico che sindacale, non
si può rispondere efficacemente in maniera difensiva o per singoli pezzi
isolati.
La sconfitta di questa ipotesi richiede un salto di qualità
dell’opposizione politica e sociale. Di questo nuovo compito devono
farsi protagonisti l’articolato campo della sinistre interessate al
progetto di alternativa, le organizzazioni sindacali che hanno
progettato e praticato una nuova autonomia dal governo e dalla
Confindustria, i movimenti e le realtà di lotta espresse nei conflitti
di lavoro e sul territorio.
E’ necessario che l’insieme di questi soggetti produca una iniziativa
unitaria che dia corpo e visibilità a un progetto di unificazione dei
movimenti. E’ necessario lavorare a un progetto complessivo di movimento
per la riforma della società italiana. Per questo scopo occorre lavorare
alla costruzione di un incontro delle esperienze critiche e di lotta del
mondo del lavoro, delle città e dei territori. Solo dalla connessione
con il movimento dei movimenti, col movimento per la pace, con le
esperienze di conflitti sociali e di lavoro può nascere l’opposizione
efficace e l’alternativa alla nuova sfida liberista e la rinascita, qui
e ora, della politica.
5] Si è aperta una fase di assoluta instabilità. La politica è
attraversata da due tendenze opposte: una sua possibile rinascita o la
sua eclissi. La democrazia vive una crisi profonda, nella quale può
essere cancellata la stessa nozione di sovranità popolare. Possiamo
avere davanti a noi un futuro senza democrazia. La fase politica
continua ad essere caratterizzata, nel mondo, in Europa, in Italia, da
questa crisi aperta a tutte e due gli esiti. Le medesime elezioni
europee hanno mostrato, accanto a una crescita dell’opposizione ai
governi, il manifestarsi di un malessere profondo e una sfiducia nei
sistemi politici. Questa crisi non investe solo le istituzioni ma
coinvolge anche le masse, attraversate contemporaneamente da istanze di
riappropriazione della politica e da pulsioni verso una fuoriuscita da
essa, una sorta di esodo da una politica a sua volta separatasi dalla
vita quotidiana..
6] Il grande e terribile 900 ha visto realizzarsi attraverso la lotta di
classe l’ingresso delle masse nella politica e, in questo corso, si sono
prodotte grandi esperienze di emancipazione, le più grandi fino ad ora
conosciute. Contemporaneamente, però, il 900 è stato il secolo in cui si
sono consumate tragedie inenarrabili (le guerre mondiali, i fascismi e i
nazismi fino all’orrore di Auschwitz).
Il movimento operaio è stato il grande protagonista del secolo ma è
stato sconfitto in primo luogo per il fallimento laddove si è costituito
in stato nelle società post-rivoluzionarie nelle quali le istanze di
liberazione per cui era nato si sono anche rovesciate in forme di
oppressione drammatica.
La critica allo stalinismo non è, quindi, semplicemente la critica alle
degenerazioni di quei sistemi ma al nucleo duro che ha determinato
quell’esito ed è per questo motivo il punto irrinunciabile per la
costruzione di una nuova idea del comunismo e del modo di costruirlo.
Ora, le esperienze di movimento, le nuove pratiche sociali e le
riflessioni che sono avanzate con esse consentono la costruzione di una
critica al potere, che, anche attraverso la scelta della nonviolenza
come guida dell’agire collettivo qui ed ora, contribuisce alla ricerca
di una nuova idea e pratica della politica come processo attuale di
trasformazione e di liberazione.
E’ così venuta all’ordine del giorno la possibilità di una uscita da
sinistra dalla sconfitta del 900 e dalla crisi del movimento operaio. Si
può lavorare allora alla costruzione di un nuovo movimento operaio.
La rifondazione comunista, orizzonte della nostra ricerca e
sperimentazione, trova in questa sfida la sua ragione.
7] La contesa si è fatta drammatica. Lo stato di guerra permanente è
covato dalla natura medesima della globalizzazione capitalistica. Al
contrario di quanto promesso, ovvero la dissoluzione dei conflitti, essa
produce instabilità attraverso l’acutizzazione delle disuguaglianze
mondiali, la concentrazione delle ricchezze e l’esasperazione dei
conflitti. Invece della crescita promessa, essa produce crisi. Persino
la competizione diventa distruttiva. La guerra preventiva è il sistema
con il quale si cerca una soluzione imperiale a questa instabilità. Ma
il risultato è quello di produrre nuove e più profonde instabilità a cui
si risponde con ulteriore inasprimento della guerra secondo la dottrina
della guerra permanente.
La guerra alimenta il terrorismo, che è figlio e fratello della guerra.
Questo terrorismo si presenta come progetto elaborato nell’autonomia del
politico ed è, come la guerra, nostro avversario irriducibile repulsivo
per i mezzi che utilizza e per i fini che propugna.
La guerra imperiale dell’amministrazione Bush è una guerra infinita e
indefinita. L’Iraq ne è il banco di prova. Il suo sviluppo sarebbe la
guerra di civiltà.
8] La pace è il terreno di rinascita della politica perché esprime
l’esigenza primaria del nostro tempo. La pace va perseguita non
semplicemente come assenza di guerra ma come costruzione di un nuovo
mondo che, spezzando il dominio imperiale, disegna nuovi assetti del
mondo fondati sull’autonomia e il dialogo, su diverse relazioni sociali
e culturali. E’ non solo sbagliato ma illusorio pensare alla costruzione
di questo nuovo assetto come parzialmente è accaduto nel passato ovvero
con la creazione di un equilibrio basato sulla forza delle armi.
La leva fondamentale per questa impresa è il nuovo movimento per la
pace, come forza disarmata e di disarmo, come altra potenza mondiale
scesa in campo per contestare la guerra e la sua logica e costruire
un’alternativa di civiltà .
Questa grande novità mette in luce l’esigenza della costruzione di una
nuova soggettività politica organizzata che interpreti e faccia incidere
nelle relazioni economiche, sociali e statuali questa nuova istanza Qui
c’è il terreno fondante dell’altra Europa in cui la scoperta di questa
missione faccia rileggere le sue radici per realizzare un modello
economico, sociale e culturale alternativo al neoliberismo e alla
guerra. Su questo potrebbe poggiarsi l’autonomia e l’indipendenza
dell’Europa dagli U.S.A.
Il Partito della Sinistra Europea, di cui siamo tra i promotori e
fondatori, vuole essere uno strumento per perseguire questo obiettivo.
9] La costruzione del nuovo soggetto della trasformazione è il tema
cruciale per l’uscita da sinistra dalla crisi della politica e dalla
crisi del movimento operaio.
Questo impegno chiede lo spostamento del baricentro della politica dalle
istituzioni e dalle forze politiche alla società e ai movimenti, cioè
dalla rappresentanza alla organizzazione diretta della vita e delle
relazioni sociali.
La cifra di fondo che caratterizza la natura della globalizzazione
neoliberista è la precarietà. La precarietà si fa condizione generale
che informa i tempi di lavoro e i tempi di vita, i rapporti di
produzione e le relazioni sociali e che penetra fino al tentativo di
modificare il vivente.
I mutamenti imposti, da un lato dalla rivoluzione restauratrice del
nuovo capitalismo sul lavoro e, sul versante opposto, la natura dei
nuovi movimenti, propongono una nuova alleanza tra le esperienze che
chiedono la liberazione del lavoro salariato (il conflitto di lavoro) e
le esperienze che chiedono la liberazione dal lavoro salariato (la
costruzione di beni comuni sottratti alla mercificazione, la costruzione
e realizzazione di relazioni e attività sottratte, seppure parzialmente,
al mercato, la valorizzazione dell’ambiente e dei legami con le storie
dei territori).
Questa nuova alleanza consentirebbe l’ingresso, quali elementi decisivi
nella costruzione dell’alternativa, delle culture ed delle esperienze
critiche.
L’ecologismo tesse una critica ai modelli "sviluppisti" anche nella
versione moderata che parla di "sviluppo sostenibile". Il femminismo è
il contributo fondamentale per una idea della società e dei rapporti
sociali fondati sulla valorizzazione della differenza e della persona e
sulla contestazione del sessismo e del dominio scientista sui corpi e il
vivente. Il pacifismo e le mille pratiche della nonviolenza si
configurano come costruzione di una rete di relazioni che contestano il
dominio del profitto e del potere.
Questa ricerca teorica, questo lavoro politico nel profondo della
società e nella realizzazione di esperienze originali costituiscono la
base fondamentale per la costruzione di una sinistra di alternativa che
in Italia veda impegnate tutte quelle forze, ovunque collocate, che sono
interessate a questa ricerca. E’ venuto il tempo di un suo nuovo
protagonismo in Italia e in Europa.
10] Il quadro di questa ricerca è la costruzione della democrazia della
partecipazione e del conflitto. Non è un caso che proprio il carattere
progressivo della Costituzione italiana è sotto attacco. Questo attacco
prende varie forme: si cancella nella pratica l’articolo 11 della
Costituzione, si riduce il tema dei migranti, decisivo per l’assetto
della società futura, a problema di ordine pubblico, si parla di
cancellare il carattere antifascista della Repubblica, si minano i
caratteri fondamentali dell’unitarietà delle prestazioni sociali e
dell’esigibilità dei diritti sul territorio nazionale, si svuota il
Parlamento. In sostanza si vuole affermare un’idea della democrazia
dimezzata, funzionale al modello neoliberista, interna al dominio del
mercato, dunque inerte e, al fine, inutile.
La costruzione di una democrazia partecipata in cui si possa trasformare
la critica dei movimenti in una alternativa politica e programmatica di
sinistra è la sfida fondamentale di fronte a noi.
La democrazia, come forza propulsiva di partecipazione e la pace, come
costruzione di nuove relazioni sociali e statuali, sono al primo posto
nella rinascita, qui e ora, di un processo di trasformazione della
società capitalistica .
11] Il problema della partecipazione al governo di una forza antagonista
in un Paese europeo va collocata in questo quadro.
Anche la critica alla presa del potere e al potere medesimo non è senza
conseguenze rispetto al modo di concepire il governo e la collocazione
di governo. Nella nostra strategia, il governo non è una scelta di
valore ma una variabile dipendente dalla fase. Il governo, cioè, non è
l’obiettivo o lo sbocco della politica di alternativa ma può essere un
passaggio necessario
In Italia la sua necessità nasce da una precisa congiuntura politica:
l’esigenza improrogabile di sconfiggere il governo Berlusconi e
costruire ad esso una alternativa.
Per questo oggi assumiamo l’obiettivo di una coalizione di forze per
dare vita a una alternativa programmatica di governo in cui il PRC e le
forze della sinistra di alternativa nel loro complesso siano presenti da
protagonisti. Chiamiamo questa coalizione democratica per definirne così
il suo primo scopo: costruire democrazia e partecipazione.
La costruzione della democrazia partecipata non è solo una questione di
metodo, essa, è il primo contenuto di un programma riformatore.
L’autonomia dei soggetti critici o socialmente attivi non è più solo una
prerogativa di tutela dei movimenti e delle organizzazioni sociali dalla
loro alienazione, essa è oggi diventata il possibile motore dell’intero
processo riformatore e perciò deve diventare un fondamentale punto
programmatico dell’alternativa di governo. Questa è la prima riforma
necessaria: quella della politica e della stessa concezione del governo.
Della stessa riforma è parte rilevante la conquista di un’autonomia
strategica della sinistra di alternativa e, con essa, del PRC dal
governo di cui pure sia possibile far parte per il livello dell’accordo
programmatico conseguito tra tutte le forze che oggi sono
all’opposizione del governo Berlusconi.
Per farlo il PRC e la sinistra di alternativa debbono saper passare
anche per l’esperienza di governo in funzione della crescita qualitativa
dei movimenti e della possibilità di dispiegare una più vasta, complessa
e lunga azione politica nella società per la realizzazione del più
ambizioso programma di fase.
L’obiettivo di questo nostro impegno è la sconfitta della legge del
pendolo secondo la quale quando le sinistre sono all’opposizione
suscitano speranze e attese che vengono disattese quando assumono il
governo, determinando così la sfiducia nella politica da parte di larghe
masse e creando le condizioni per il ritorno delle forze conservatrici.
12] Un programma di governo deve, in questa fase, avere come
caratteristica fondamentale quella di rappresentare una rottura di
continuità con le politiche del governo Berlusconi, di costituirne
un’alternativa reale e di aprire una strada nella quale l’autonomia dei
movimenti e del conflitto di classe possa conquistare nuovi spazi di
trasformazione della società.
Tre sono le linee guida attorno a cui organizzare un programma di
alternativa, che gia dal suo avvio deve trasmettere al Paese un
messaggio univoco e una sollecitazione alla mobilitazione di tutte le
energie riformatrici. La prima è la collocazione internazionale del
paese per la pace contro la guerra e il terrore, a partire dall’impegno
per il ritiro delle truppe italiane, per fermare la guerra in Iraq e per
costruire un’Europa di pace nel mondo e di cooperazione tra nord e sud e
di dialogo tra le religioni e le civiltà. In secondo luogo, in Italia le
politiche del governo Berlusconi e la crisi nella coesione sociale che
hanno prodotto, sono un ostacolo impedente il cambiamento e l’avvio di
un nuovo corso. L’azione di bonifica sul terreno civile, economico e
sociale è perciò un impegno ineludibile. L’abrogazione della legge 30,
della legge Bossi-Fini, della legge Moratti da un lato e di quella della
fecondazione assistita dall’altro, danno chiaramente il senso della
necessità e della forza di questa operazione politica e della sua
necessità. Infine, la qualificazione di un programma che voglia avere
l’ambizione di dar corpo alle aspettative di cambiamento che sono
maturate nella società avviene sul terreno del nuovo assetto da dare al
Paese affinché possa progettare il suo futuro. Sono le grandi riforme di
rottura col ciclo neoliberista, le riforme che aprono la strada ad
un’innovazione del modello generale di organizzazione della società.
Esse possono essere individuate attorno a quattro grandi assi: la
valorizzazione del lavoro e una redistribuzione del reddito a favore del
salario, degli stipendi e delle pensioni, l’introduzione di un salario
sociale e una politica di attacco alla rendita; la conquista, la
qualificazione e l’estensione di diritti individuali e collettivi tali
da configurare una nuova cittadinanza sociale universale, il rispetto
della persona e un sistema di garanzia e di tutela per tutti e tutte; la
costituzione di beni comuni da sottrarre alla logica del mercato
mediante la valorizzazione pubblica dell’ambiente, del territorio e
della cultura; la costituzione di un nuovo intervento pubblico
nell’economia dalla programmazione all’organizzazione di fattori per
l’innovazione del modello economico e sociale.
13] il programma dell’alternativa di società non è riducibile ad un
programma di governo neppure al più avanzato. Esso deve essere pensato
come ad un programma di fase, deve poggiarsi su un discorso sul
capitalismo italiano all’interno di quello europeo: il discorso su un
declino e su una classe dirigente dimissionaria rispetto alla
progettazione di futuro che ricorre alle diverse lezioni del
neoliberismo come galleggiamenti sulle crisi ad estremo adattamento ad
esse. Il programma di fase è la messa a fuoco delle visioni dell’altra
Europa e, in esso, dell’altra Italia, una visione di come la
prefiguriamo tra 10-15 anni all’interno di quell’altro mondo possibile
che il movimento di cambiamento ha intravisto. Il programma in questo
senso generale di costruzione di alternativa di società non risiede solo
(eppure sappiamo quanto è già difficile) nelle fissazioni di
discriminanti programmatiche per una alternativa di governo alle destre,
essa richiede l’elaborazione di un progetto politico e la costruzione di
un processo per la trasformazione in cui il rapporto con lo sviluppo dei
movimenti è la leva principale seppure non sufficiente.
Questa è la ricerca che abbiamo intrapreso. Quello che proponiamo fin
d’ora è l’orizzonte di questo cammino.
Il suo punto di avvio può essere l’orizzonte del programma di fase delle
forze del cambiamento per l’Europa intera e per ciascuno dei suoi Paesi,
che deve assumere, in questa fase dello sviluppo capitalistico,
un’ambizione alta, quello dell’uguaglianza. Esso si deve concretizzare
in un’immediata rottura e inversione rispetto alla tendenza,
caratteristica di questo nuovo ciclo capitalistico, all’aumento delle
disuguaglianze per configurare una tappa impegnativa di avvicinamento
all’uguaglianza tra le persone e di mutamento di fondo del rapporto tra
le classi. Due obiettivi strategici debbono dar corpo a questa
prospettiva: la conquista della piena occupazione e la conquista di una
cittadinanza universale per tutte e tutti, sia nativi che migranti.
Quest’ultima deve poggiare sulla messa in opera di un quadro di diritti
sociali, civili e culturali esigibili e di altrettanto esigibili accessi
garantiti per ognuno ai beni comuni: un nuovo stato sociale
sopranazionale.
Il lavoro salariato, in tutte le forme in cui oggi si presenta sia
storiche che inedite, dovrebbe poter guadagnare in esso, e all’interno
di una tendenza alla mondializzazione dei conflitti di classe, un nuovo
statuto di democrazia, di potere e di libertà. Le lavoratrici e i
lavoratori dovrebbero poter guadagnare, contro la tendenza degli ultimi
due decenni, una nuova tappa nel processo di liberazione, attraverso la
valorizzazione delle componenti cognitive e creative, dirette e
indirette oggi contenute nel lavoro e la generalizzazione, seppur in
diversi gradi, di quelle dirette. E’ necessario perseguire la conquista
di elementi d’autogoverno sulle prestazioni lavorative e sul rapporto
tra tempo di lavoro e tempo di vita. E’ necessario conquistare, contro
la flessibilità, elementi di "rigidità" per la soddisfazione dei propri
bisogni individuali e collettivi da cui far scaturire nuove forme di
controllo sociale e di democrazia diretta e partecipata. Questa ricerca
sul campo delle lotte come quella del soggetto della trasformazione, il
nuovo movimento operaio, sono le possibili levatrici della sinistra di
alternativa in Italia e in Europa.
14] la sinistra di alternativa si costruisce col fare e sul fare, fuori
da ogni tentazione di cercare la soluzione in un qualche assemblaggio
dei ceti politici dei partiti che stanno alla sinistra del listone.
Altro è il quadro delle soggettività da cui muovere e altra deve essere
l’ambizione politica. Proponiamo la nascita di luoghi in cui far
crescere esperienze comuni di lavoro politico continuativo: comitati,
circoli, associazioni, organizzazioni autogestite in tutte le realtà
diffuse del Paese e nei luoghi del conflitto e della sperimentazione
sociale. Proponiamo l’autoconvocazione di un’assise nazionale in cui
quelle esperienze si confrontino. Un’assemblea che chiami a se quanti si
riconoscono in questa esigenza e che hanno sperimentato percorsi di
movimento che sono venuti facendosi comuni: partiti, loro componenti,
sindacati, espressioni di movimento, di governo locale partecipato,
associazioni, comitati, singoli per collegarsi tra loro in un reciproco
e paritario riconoscimento, nella definizione di un percorso condiviso
di azione unitaria e per la definizione di un progetto politico comune.
Proponiamo la convocazione aperta e condivisa dell’assemblea costituente
della sinistra alternativa. I tempi sono maturi ma non infiniti. Occorre
organizzare le disponibilità e le volontà in una scelta da parte di
tutti gli interessati. Noi siamo pronti a compierle.
15] Rifondazione Comunista è interlocutore fondamentale di questo
progetto e ne è tra i protagonisti. Ciò è reso possibile non solo dalla
sua forza militante ed elettorale, dalla sua presenza articolata e
capillare nella società. In primo luogo è dovuto alla sua internità ai
conflitti e alla capacità di cogliere la grande novità dei movimenti di
questo secolo e al rapporto sviluppato con essi sapendo innovare la
propria cultura e la proposta politica.
In anni difficili , nei quali sembrava espunta dall’orizzonte delle
possibilità ogni ipotesi di trasformazione, Rifondazione Comunista ha
tenuto aperta una ricerca e una azione politica e culturale. Con la
costruzione della sinistra di alternativa è possibile andare oltre e
riaprire la politica a un processo generale di trasformazione sociale,
in cui essa possa tornare protagonista..
Non è in gioco l’esistenza di Rifondazione Comunista e la sua autonomia
politica e culturale che rimane per l’oggi e il domani. E’ in gioco
invece la possibilità di compiere tutti assieme un balzo, un vero salto
di qualità., così come abbiamo cominciato a fare in Europa con la
fondazione del Partito della Sinistra Europea.
Per questo una vera e profonda riforma del partito nel senso
dell’apertura e della sperimentazione di nuove forme aggregative e di
relazione è tema fondamentale del percorso della rifondazione. In molti
possiamo condividere questa sfida.
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