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ELEZIONI EUROPEE 2009

DOPO IL VOTO

ALCUNE RAGIONI DELLA SCONFITTA E MOLTE PER CONTINUARE

Mi sembrano evidenti almeno tre elementi che hanno determinato la sconfitta delle sinistre sia moderate che comuniste e anticapitaliste nell'ultima tornata europea e anche amministrativa. Il primo riguarda un generale e complessivo sommovimento delle idee e dei percorsi di stabilizzazione delle relazioni sociali che oggi verte sulla trincea costruita attorno ai propri egoismi, e che su di essi si fonda, alle proprie paure e insicurezze. La conseguenza di questo atteggiamento protezionistico e campanilista è un'espressione di voto data ai partiti xenofobi, apertamente razzisti e, in alcuni paesi dell'Unione europea, persino a liste che sostengono apertamente la "soluzione finale per gli zingari".
Non è dunque solo in Italia che gli zingari, i nomadi e i rom sono visti come un pericolo per la stabilità delle nostre vite, per la pacifica e quieta sicurezza armata delle nostre città, dei quartieri e delle singole vie e piazze. C'è tutto un continente che è febbricitante, che sogna il rialzamento delle frontiere e il recupero del tradizionalismo per ogni singola cultura, per ogni paese. Questo è molto più di un rigurgito di odio per lo straniero, questa è una vera e propria trasformazione sociale che nasce e cresce attraverso anni e anni di logoramento del sistema di protezione delle economie, delle vite delle persone. Ecco perché i lavoratori individuano nella Lega nord il partito che possono votare pur rimanendo magari iscritti alla Fiom: perché il partito di Umberto Bossi è veramente presente tra quelli che appaiono come i problemi primi e che, invece, occultano le vere ragioni delle patologie quasi endemiche che attanagliano i portafogli di milioni di famiglie e che non consentono di arrivare nemmeno alla terza settimana del mese.
La Lega, ma anche altre forze politiche razziste e apertamente ostili ai migranti, creano risposte semplicistiche e populiste che, però, proprio perché dirette e non ragionate arrivano nell'immediatezza a soddisfare i bisogni di giustificazione dell'avversità al diverso da noi visto come la quintessenza di tutta la cattiva contingenza che ci circonda.
Del resto ogni società ha sempre provato a cercare un capro espiatorio per allontanare da sé colpe o responsabilità che non voleva le fossero direttamente attribuite. Per cui, invece di vedere le ragioni della crisi economica nelle speculazioni capitalistiche e nei sogni di recupero dei debiti aziendali attraverso gli aiuti statali, invece di constatare che siamo innanzi ad un fenomeno estesissimo di salari bassi che non riescono a soddisfare la domanda interna e che frenano persino le importazioni, è preferibile addossare la colpa ai disperati che salgono sui gommoni alla ventura, consapevoli che potrebbero finire nelle gelide acque del Mediterraneo e arrivare cadaveri in Italia. In una Italia che non li considera altro se non esseri inferiori, di serie B o C, comunque persone che "devono stare a casa loro" e che, quindi, sono indesiderate.
Una politica televisiva e governativa ha ben diretto queste opinioni a divenire il nuovo senso comune su cui si imposta tutta una morale escludente e che contraddice i princìpi della Carta costituzionale. Ma, del resto, questo non è l'unico punto su cui la destra impone la sua impronta etica e attraverso cui fa man bassa dei valori che i Costituenti scrissero nero su bianco oltre sessant'anni fa.
Il secondo elemento che circonda le sinistre, e che le atterra percentualmente impedendone l'ingresso a Strasburgo, è ancora una volta il voto utile: secondo l'analisi dei flussi elettorali, circa mezzo milione di voti che erano destinati alla Lista comunista e anticapitalista sono invece finiti sul simbolo del Partito democratico. Un pacco dono ridimensionato rispetto al 2008 e alla catastrofe dell'Arcobaleno, ma sufficiente a contribuire al mancato salto in alto per superare l' "asticella" del 4%. Nonostante le sue contraddizioni interne e la debolezza dell'opposizione in Parlamento, il PD attrae voti a sinistra per la sua potenzialità di "grande partito", di forza immediatamente disponibile a fronteggiare Berlusconi. Poco importa se, sia Franceschini che Di Pietro in Europa votano l'80% dei provvedimenti insieme a PDL e forze della destra estrema. Poco importa che l'Europarlamento sia sostanzialmente dominato da un blocco unitario tra Partito Socialista e Partito Popolare.
Di politiche europee non si è affatto parlato in questa campagna elettorale, e non solo in Italia. Le maggiori agenzie politiche che osservano questi fenomeni dicono che solo in Francia la lista "Europe Ecologie" di Daniel Cohon Bendit (l'ex leader del maggio francese) ha messo sul piatto per un mese temi esclusivamente legati al Vecchio continente e, ovviamente, al tema dell'ecologia e dello sviluppo sostenibile.
Così, il voto utile torna a fare capolino e premia Di Pietro per quell'opposizione urlata in Italia (che si trasforma anche qui nel voto unitario con PDL e PD nel Parlamento di Strasburgo sulla stragrandissima maggioranza delle direttive licenziate dall'aula continentale) e il PD per la sua dimensione pseudo-elefantiaca.
Il terzo elemento di freno al raggiungimento di un consenso tale da portare in Europa dei parlamentari comunisti arriva da quella che il segretario del PRC Paolo Ferrero ha opportunamente chiamato una "scissione di troppo". Nichi Vendola ha commesso il più grande errore della sua vita politica: dividi per essere battuto. Per la prima volta si è ripetuto lo schema dell' "abbandono il partito perchèénon mi da ragione" provando ad unire una sinistra impropria, inconoscibile e pluralista solo a parole: l'alleanza con i craxiani del PS di Nencini, con i Verdi e con Sinistra democratica viene ora definita dal leader pugliese una "cantiere aperto", quindi un progetto a lungo termine. Ma intanto i Verdi stanno già ripensando ad una collocazione ancora più vicina al PD e il Partito Socialista comincia a fare occhiolino a Pannella per una probabile ricostituzione della Rosa nel Pugno.
Che questa formazione sia destinata all'implosione pare abbastanza certo, come pare certo che una sua collocazione organica al Partito democratico sia prossima: come sinistra interna, a fare da supporto ai "reds" di D'Alema e magari a votare anche per la segreteria di Bersani.
Questi elementi hanno dunque sconfitto sia Vendola che la Lista anticapitalista e hanno così, con una punta di accentuato masochismo moderato, penalizzato tutta la sinistra sino a far scrivere ai giornali: "Sinistra addio".
Noi questo addio non ci sentiamo di dircelo, di darcelo. Penso sia venuto il momento di evitare lunghe riflessioni sulle cause e le concause, stando invece alla cruda e veritiera realtà dei fatti, allontanando le dietrologie e sfuggendo le tentazioni elucubranti di giravolte aeree dei pensieri e delle supposizioni.
Siamo sconfitti: politicamente, culturalmente. Siamo minoritari. Ma non siamo ancora definitivamente azzerati. Ci sono situazioni che ci dicono come un lavoro sui territori, nelle fabbriche e vicino ad ogni ambiente di lavoro paghi in termini di consensi e di simpatie e premi questi sforzi che sono veramente tali per una Rifondazione Comunista che non ha chiuso la sua storia, ma che oggi deve aprire una stagione di coordinamento delle forze anticapitaliste e comuniste e di tutti quei settori sociali e di movimento che non si riconoscono nelle socialdemocrazie e nell'appoggio ad esse con la strategia di deviazione dei corsi politici attraverso qualche strana segreta influenza.
Parliamo chiaramente, siamo diretti e non poetici e politicisti. Lanciamo messaggi forti anche se controcorrente e controetici. Torniamo ad essere diversissimi da tutti gli altri, senza avere paura delle nostre idee, delle nostre proposte.
Su questo piano vanno ricostruiti i rapporti di forza sociali per cambiare la scena politica, per modificare la stessa società. E torno a ripetere... non è finita, care compagne e cari compagni. Anzi, è solo cominciata una nuova pagina di una antica, difficile e bella avventura.

MARCO SFERINI

9 Maggio 2009, da www.lanternerosse.it
 

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