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Alcune riflessioni e proposte per l'attività politica giovanile in vista della formazione del nuovo Coordinamento regionale ligure dei Giovani Comunisti

 

Il lavoro svolto in questo primo anno di rinascita a Savona dei Giovani Comunisti è stato caratterizzato da un inscindibile rapporto con le altre strutture del partito: non solo per la presenza di compagni del Coordinamento federale nel CPF di Savona, ma soprattutto per il semplice fatto che i Giovani Comunisti sono riusciti a dimostrare che l'importanza del "progetto giovani" non è trascurabile e che l'intera Rifondazione Comunista deve d'ora in poi impegnarsi a sviluppare politiche giovanili nel suo attivismo quotidiano nei circoli, nella federazione e in ogni ambito - anche istituzionale - in cui il PRC è presente.

I Giovani Comunisti di Savona, nella loro II Conferenza provinciale hanno scelto una linea politica differente da quella prevalsa a livello nazionale: si è preferito rimarcare un carattere di lotte sociali e anticapitalistiche non necessariamente improntate nella simbiosi con i movimenti dei Disobbedienti. Abbiamo ritenuto e pensiamo ancora che la disobbedienza sia insita nell'essere comunisti: che la pratica della disobbedienza può appartenere ai Giovani Comunisti, e ai comunisti in generale, ma che di certo non è l'unica e nemmeno la fondamentale pratica di lotta per un partito che si dichiara, che è ancora comunista. Abbiamo ritenuto e ancora oggi pensiamo decisamente che i Giovani Comunisti non possono non esercitare una "egemonia" (gramscianamente parlando) sui movimenti e anche sui Disobbedienti di Caruso e Casarini. Ma non possiamo non notare come, troppo spesso, questa volontà di egemonia sia stata surclassata da una completa fusione tra i Giovani Comunisti e i Disobbedienti, così bene espressa dalla dualità politica dal compagno Nicola Fratoianni, che è insieme Coordinatore dei Giovani Comunisti e "leader" dei Disobbedienti. Questo esempio ci mostra che dobbiamo scegliere, soprattutto dopo le dichiarazioni di Casarini e Caruso sulla manifestazione del 12 Aprile e sui danni procurati alle "banche armate" e rivendicati dai Disobbedienti in modo esplicito con tanto di dichiarazione ai giornali.

Dobbiamo scegliere, come giovani e come comunisti, quale linea politica intendiamo portare avanti, ma di più ancora dobbiamo avere ben chiara la metodologia politica che faccia scivolare questa linea dei Giovani Comunisti verso una sana e ben salda incisività nel sociale. Non possiamo, certamente, evitare di sacrificare sull'altare della disobbedienza civile la costruzione meticolosa e di lunga lena di un rapporto sempre più capillare con il mondo della scuola, attraverso un contatto ancora maggiore con quanti giovani sono vicini a noi, ma non sono tesserati al partito. La valorizzazione delle peculiarità del movimento dei movimenti passa anche da questo fronte: la scuola è un fondamentale banco di prova delle politiche giovanili di Rifondazione Comunista. Sulla scuola, dunque, si gioca una partita importante: è necessario che, anche a livello regionale, si avvii un percorso di coordinamento delle varie azioni che si intendono intraprendere in Liguria. Non deve questo obiettivo essere solamente una monitorazione delle attività dei singoli Coordinamenti Federali dei Giovani Comunisti, ma di più: deve essere una interazione delle nostre esperienze, delle nostre conoscenze per riuscire ad arrivare dove la sinistra moderata e riformista vuole comunque arrivare accaparrandosi parole d'ordine che sono dei comunisti e che sono anche del movimento: la pace, la solidarietà e l'uguaglianza. Il carattere pubblico della scuola è da sempre una nostra battaglia non di puro principio, ma di sostanziale difesa di valori propri di uno Stato laico e repubblicano, così come nato dalla Resistenza antifascista.

Il tema dell'antifascismo è un altro punto fermo sul quale dovremmo soffermare la nostra attenzione: quello che noi consideriamo la "religione civile" dell'Italia, come bene ha detto più volte il compagno Bertinotti, è un tema di formazione appunto civile dei Giovani Comunisti. Così come importante è il collegamento tra la pace e la lotta di Liberazione dal nazifascismo che ha condotto l'Italia fuori dalla dittatura ventennale di Mussolini. In Liguria abbiamo avuto un'attività partigiana molto intensa: Genova, Savona e molti altri capoluoghi e comuni della nostra regione si sono liberati molto prima dell'arrivo degli alleati: altri paesi hanno subito la feroce repressione delle camicie nere e delle "SS", dalla Benedicta al feroce Boia di Albenga. Per questo, per dare ai Giovani Comunisti una coscienza antifascista che non sia solo una reazione politica di avversione verso i partiti ostili al PRC, ma che sia un punto fermo della propria coscienza sociale, dobbiamo impegnare tutte le nostre istanze di partito e di Giovani del PRC a costruire un percorso conoscitivo, di approfondimento delle colonne portanti su cui si regge la "democrazia" (borghese) che emana ancora dalla Costituzione, così tanto attaccata, violentata e vilipesa, ma pur sempre sopravvivente a tutti questi attacchi, grazie alla resistente azione di chi come noi non vuole che degli squallidi colpi di spugna revisionisti la cancellino.

Infine, compagni, ci preme sottolineare alcune problematiche che investono il mondo del lavoro e che purtroppo sono, nella nostra provincia, non residuali ma definite nell'ambito della strutturazione del precariato nel mercato lavorativo, precariato che avanza con prepotenza ovunque trova spazi aperti e disponibilità da parte di istituzioni, partiti e forze sociali a divenire il "modello" di progresso produttivo odierno. La nostra provincia ha conosciuto un lento e inesorabile declino della forza lavoro: le più importanti strutture produttive sono state smantellate, alcune, che potevano esserlo, non state neppure trasformate in indotti. I loro macchinari sono stati acquistati per pochi soldi e le aree dimesse, come ad esempio l'ex Italsider di Savona, sono ora alla mercé dei privati che si apprestano a riversarvi colate di cemento per realizzare un porto turistico nel capoluogo, dimenticando che la città di Savona non ha una vocazione turistica e ben consci, invece, complice l'amministrazione comunale di Centrosinistra, che l'affare della trasformazione del porto di Savona e delle aree ad esso vicine frutterà fior fior di milioni di euro una volta realizzato. Peccato che tutti questi introiti non andranno a riversarsi su lavoratori impiegati in questi lavori di costruzione o nelle future aziende, alberghi e quanto altro si pensa di costruire. Peccato anche che questi progetti, primo fra tutti il famigerato "progetto Bofill", porterà la città a trovarsi nelle condizioni di una violenta trasformazione strutturale: le volumetrie che saranno protagoniste del cambiamento paventano un primato delle nuove edificazioni nei confronti anche di monumenti storici come il simbolo della città, la "Torretta" di Leon Pancaldo, che verrà "soffocata" da un vicino grattacielo tre volte più alto del monumento dedicato al grande navigatore di Magellano. Queste prospettive non incoraggiano certamente il già povero quadro lavorativo di Savona e provincia: l'uso dei "contratti di collaborazione continuativa" è sempre più frequente e viene adottato con deregolamentazioni ulteriori, inasprendo così un precariato che da solo è per i giovani una forma di sfruttamento più che eccessiva! Se possiamo sintetizzare in modo estremo le prospettive del futuro, ebbene questo sono tutto fuorché rosee.

In questi contesti l'azione politica dei Giovani Comunisti non deve infiltrarsi come una falda acquifera per trovare uno sbocco opportunistico: nuovi iscritti, nuove adesioni. Deve porsi una prospettiva che, ovviamente, arrivi ad aumentare le iscrizioni al partito, ma attraverso un percorso veramente politico: dobbiamo essere capaci di portare tra i giovani dei valori verso i quali sia impossibile prescindere, fuggendo al contempo le tentazioni di imitare i propagandisti di qualsivoglia marxista-pensiero come se questo, da solo esposto, possa essere la panacea dei problemi che affliggono i giovani liguri. C'è un tempo per la teoria e c'è un tempo per la "praxis", per essere concreti, destinati a mostrare le potenzialità di una struttura politica che può davvero fare molto per chi vuole rappresentare e per sé stessa, aumentando così la forza in campo sociale e di conseguenza in campo elettorale.

Un ragionamento volto al puro indottrinamento dei giovani è non solo riduttivo ma deleterio per il nostro partito, per i Giovani Comunisti. Così come è profondamente sbagliato regalare la protesta giovanile verso il sistema capitalistico globalizzato a forze riformiste come la Sinistra Giovanile o a settori extraparlamentari e settari come Lotta Comunista, che nella nostra provincia e in Liguria ha una qual certa forza.

Le proposte che avanziamo, dunque, sono sinteticamente queste:

  • predisporre al più presto una rete di collegamento tra i Coordinamenti federali dei Giovani Comunisti e la valutazione se sia possibile organizzare una conferenza regionale dei GC per dare vita ad una istanza prevista dallo Statuto;

  • organizzare a livello regionale, con un ovvio riflesso sui Coordinamenti federali, iniziative mirate sulla scuola pubblica, sul lavoro precario e sulla disoccupazione; così anche sulla cultura e sull'attualità del pensiero marxista quale critica scientifica del sistema capitalistico;

  • partecipare con le nostre singole istanze ad ogni iniziativa che sia per la giustizia sociale e per la pace proponendo i nostri programmi con volantini sintetici ma esplicativi;

  • ricercare nuove forme di avvicinamento dei giovani alla politica e, in special modo, al nostro partito: a tal proposito sarebbe utile l'istituzione di un gruppo di lavoro che si dedichi esclusivamente alla comunicazione tra i Giovani Comunisti e l'esterno, che non abbia però facoltà decisionali ma solamente di indagine;

  • mantenere l'autonomia dei singoli Coordinamenti federali dei Giovani Comunisti.

18 Aprile 2003
Coordinamento Federale dei Giovani Comunisti di Savona