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UN VOTO PER CAMBIARE DAVVERO L'ITALIA

Ultimi giorni, ultimi momenti di una campagna elettorale convulsa, fatta di sciatalgie guarite in pochi istanti, di bolliture di bambini in Cina, di spade impugnate da cavalieri con macchia e con paura. Sono questi i patetici scenari che preludono uno scenario tutt'altro che positivo per la Casa delle libertà.
La superficialità delle cose, degli eventi, tuttavia, molto spesso può trarre in inganno. Per questo non mi voglio soffermare su questi episodi di tragicommedia destrorsa. Vorrei poter comunicare a voi, che ci seguite dalle "pagine" di questo nostro sito internet, alcuni dei motivi per cui un voto, un consenso dato a Rifondazione Comunista è non utile, ma bensì è l' "utilità" con la u maiuscola.
In queste ore siamo impegnati, con la nostra consueta povertà di mezzi, che vuol dire povertà di soldi poi, a terminare proprio questa campagna elettorale che la destra ha voluto rendere intrisa di una demagogia, di un populismo così becero da non poter neppure consentire una risposta serena e pacata.
Come si può, e come si fa, a rispondere con sincerità alle continue fandonie che ci sono state propinate? Berlusconi e soci ci mostrano con i loro discorsi una realtà che non è realtà, un Paese che non è un Paese, ma solo una caricatura del disastro economico-sociale che in cinque anni sono riusciti a condurre avanti e a strutturare bene nelle maglie del tessuto produttivo, del lavoro e, quindi, ad estendere a 360 gradi nella vita di ognuno di noi.
La domanda che non possiamo non farci è una, semplice, diretta e altrettanto onesta e sincera: al termine di questi cinque anni di governo delle destre noi tutti stiamo meglio o peggio di come stavamo prima? La risposta sincera e diretta e semplice si affida a Lapalisse: stiamo peggio, molto ma molto peggio di prima. E questo non solo per l'euro che ci ha costretto ad una rincorsa frenetica al taglio dei bilanci familiari sulle spese che prima si facevano, ma principalmente per la destrutturazione di tutta una serie di garanzie sociali che sono state abbattute in nome della concorrenzialità, della stabilità economica (che non c'è) e dell'incentivazione della flessibilità contrattuale e del precariato lavorativo.
Ci hanno detto, ripetuto e tediato con la nenia secondo cui la marea della flessibilità avrebbe sconfitto la "pesantezza" del contratto di lavoro nazionale, un vero gravame per le imprese. Invece quel contratto fisso e nazionale era un sacrosanto diritto conquistato con decenni di lotte operaie. Oggi non è che un miraggio per milioni e milioni di giovani.
Le attenzioni di ognuno di noi non possono che essere rivolte al futuro, visto che il presente è un istante e il passato ce lo siamo giocato... Ma quale futuro può avere un lavoratore che oggi viene assunto per tre mesi e poi lasciato a casa perchè il suo contratto questo, e solo questo, prevede? Che futuro può darsi una famiglia media che debba pagare anche un affitto, che debba mantenere due figlioli? Non si può discutere di futuro se non c'è sicurezza neppure nel presente ristrettamente relegato all'oggi quotidiano. Una volta una pizza potevamo concedercela tutti, almeno al sabato sera. Un cinema ci usciva anche una volta ogni tanto... Oggi scarichiamo - fortunatamente - i film da Internet e la pizza la facciamo in casa, oppure molto più spartanamente vi rinunciamo.
Vedo molti giovani che fanno addirittura fatica a fare il pieno di benzina per il motorino, o a rinnovare l'abbonamento dell'autobus per andare a scuola, o che bestemmiano perchè non solo le corse ferroviarie costano parecchio, ma in particolare perchè gli orologi delle ferrovie sembrano quelli del paese di Alice: vanno un pò come gli pare e i treni sono sempre in ritardo. Ma magari fosse colpa di due lancette ballerine. Le nostre infrastrutture, a cominciare proprio dalla rete ferroviaria, sono usurate, sono al limite della sopportazione anche delle poche manutenzioni. Ma la preoccupazione del governo Berlusconi è stata quella di mandare polizia e carabinieri a difendere l'inizio delle perforazioni in Val Susa per fare un buco poi di oltre 54 km in una montagna che renda così possibile la fine dell' "isolamento" dello Stivale con il resto dell'Europa. Basterebbe utilizzare al 100% l'attuale manto ferrato che passa per la valle e non vi sarebbe bisogno di un nuovo corridoio transalpino.
I signori della destra si preoccupano di tutto ciò (e anche qualcuno nel centrosinistra, non possiamo non negarcelo...) per via della circolazione delle merci. Non mi stancherò di ripeterlo mai: le merci possono liberamente circolare, come potete vedere ogni giorno, ma gli esseri umani no. Immigrati? Troppi, è un'invasione: lo urlano le destre che hanno partorito una legge incostituzionale come la "Bossi-Fini" che potenzia il ruolo detentivo dei CPT e ne fa dei lager a pieno titolo e che tratta i migranti marchiandoli come persone di serie B, come un'escrescenza sociale, da respingere e che non vede in loro niente altro che un "ingombro" sociale. Ai signori della destra abbiamo più volte ricordato, seppur loro lo sappiano benissimo, che i migranti nel nostro Paese sono molti ma molti meno di quelli presenti in altri stati dell'Unione Europea.
Abbiamo ricordato alle destre che i migranti sono una grande risorsa non solo per le casse dei padroni e per la crescita del PIL, ma perchè la loro presenza in Italia fa della nostra penisola un centro di interazione culturale e permette all'Europa di aprirsi al multiculturalismo che non è sinonimo di "imbastardimento della razza", come potrebbe affermare uno dei firmatari del manifesto di Marcello Pera sulla "superiorità occidentale" e sulla lotta al "meticciato", ma che è quel necessario fondamento di crescita di una società che è globale solo sui mercati ma che ha ancora molto da imparare in quanto a fratellanza tra i popoli, scambio e relazioni comuni. Sono questi i viatici attraverso cui transita l'evoluzione di una nuova concezione sociale che rispetta le identità di ognuno di noi, nazionali e localistiche, ma che le inserisce in un più ampio contesto: continentale e mondiale, poichè, riflettiamo su ciò, la nostra identità non è italica e basta, ma noi viviamo facendo uso di numeri arabi, di democrazia ellenica, di frutta esotica, di vacanze caraibiche (chi se le può permettere...), di televisori giapponesi, di telefonini finlandesi, ecc. E' il mercato globale, per l'appunto. E non può non essere globale anche lo scambio delle culture e dei diritti.
Tutto ciò presuppone la fine dell'imperialismo come metodo scientifico di supremazia di una nazione sulle altre. Gli Stati Uniti d'America, sotto la guida di George W. Bush, sono oggi una potenza statale, economica e militare che pretende di assumere un ruolo "salvifico" per tutti gli altri popoli del pianeta e che, dietro l'ipocrisia di un tale compito messianico e missionario, si prodiga nelle esportazioni della democrazia nordamericana. Si prodiga tanto bene che in Afghanistan, in Iraq e in Kosovo le guerre non sono mai finite e gli scontri sono all'ordine del giorno.
C'è una Resistenza, con la erre maiuscola, in quei paesi, che viene riconosciuta come tale anche dai commentatori politici e dagli analisti di guerra (peccato non siano analisti di pace...), che dimostra come la fine delle ostilità può esservi se e solo se le truppe straniere vengono ritirate dal suolo iracheno e dagli altri paesi invasi.
Gli Stati Uniti sono entrati in Iraq appropriandosi di quanto di più prezioso vi era nel territorio iracheno: beni artistici e storici, petrolio anzitutto. Hanno devastato con il fosforo bianco una città come Falluja per cercare i presunti terroristi di Al Zarkawi. Ma a Falluja c'erano solo donne e bambini e combattenti della Resistenza irachena. Li hanno gasati tutti, e Falluja oggi è solo una città fantasma, un cumulo di macerie. Nelle carceri approntate ad Abu Ghraib ed anche nella capitale Bagdad, hanno commesso torture degne dei peggiori regimi assoluti che si siano mai visti. Hanno fatto dell'essere umano un giocattolo da rompere nelle ossa, da cospargere di merda, da deridere 24 ore al giorno, da insultare nel proprio credo religioso, politico o filosofico. Hanno fatto quello che anche Saddam non aveva mai fatto, e - se davvero Saddam era un despota tirannicamente pericoloso (ma lo era poi davvero? Forse per gli Usa sì, visto che il petrolio lo vendeva in cambio di euro e non dollari...) - ebbene anche loro non sono da meno.
Il governo delle destre ci ripete che la nostra missione in Iraq è una missione di pace. A credervi è rimasto solo Sandro Bondi, per spirito fideistico verso il suo capo. Siamo certi che la politica dell'Unione in questo senso sarà pronta e decisa e che più forza a Rifondazione Comunista è la garanzia dell'attuazione immediata del ritiro di tutte le truppe italiane dall'Iraq unilateralmente, senza alcun accordo con gli Stati Uniti o con il governo fantoccio di Bagdad.
Le truppe vanno ritirate non solo dall'Iraq, ma anche dagli altri teatri di guerra. L'Unione, come primo atto, si è impegnata a riportare a casa i nostri soldati in Iraq prima della fine dell'anno. E' un impegno che non va dilazionato nel tempo, ma che dovrà essere subito preso, appena a Palazzo Chigi
Cari amici, cari compagni, questo voleva essere un appello al voto per Rifondazione Comunista. L'avevo pensato breve e conciso. Non ci sono riuscito, me ne scuserete. Ma le argomentazioni sono tante davvero. Il 9 e il 10 aprile dunque si gioca una partita decisiva per l'Italia, ossia per chi oggi sta peggio di come stava cinque anni fa, per chi non ce la fa più ad "andare avanti", per chi è senza lavoro, per chi lo perde ogni pochi mesi, per chi lo perde e non sa se lo ritroverà dopo magari decenni di fabbrica o di ufficio.
Quello che possiamo dirvi è che sappiamo bene di giocare una partita molto dura: andare al governo è una scommessa prima di tutto per noi, che non amiamo il potere se non in una stretta funzione di classe, per portare avanti i diritti sociali, dei lavoratori e di chi sta peggio.
Vorremmo potervi comunicare la nostra passione nel fare politica, nel comunicare con le persone, nel rapportarci con chi ci critica, con chi ci vede come una speranza, con chi ha semplicemente fiducia nella nostra correttezza morale, nei nostri valori.
Siamo persuasi che una sinistra forte in Parlamento è il canale di comunicazione migliore per i movimenti, per lo spontaneismo collettivo che è e deve comunque essere sempre critico con qualsiasi governo. Se dopo il 10 aprile saremo chiamati a responsabilità di governo, questo Partito non si siederà a Palazzo Chigi e in Parlamento dimenticando le lotte sociali, ma anzi immediatamente dopo il voto dovrà essere protagonista di una nuova stagione di rivendicazione dei diritti e dei bisogni, proprio per la presenza dei suoi rappresentanti in un esecutivo guidato da Romano Prodi.
Per questo il 9 e il 10 aprile vi chiediamo di votare comunista, di votare Rifondazione. Buon voto a tutti!

MARCO SFERINI
Segretario circolo "Nanni Rebagliati" - PRC Savona centro

Savona, 30 marzo 2006

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