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ELEZIONI PROVINCIALI 2004 - SAVONA
Programma elettorale di
MARCO BERTOLOTTO
PROGRAMMARE UNA NUOVA STAGIONE DI
SVILUPPO SOSTENIBILE, REALIZZARE UN NUOVO ACCORDO PER IL LAVORO
Una nuova stagione di sviluppo sostenibile è possibile.
Dobbiamo dare fiducia alla nostra comunità, e dobbiamo ottenere che la
nostra società si impegni unita verso questo obiettivo. Questo serve ai
lavoratori, ai cittadini, e anche alle imprese.
E’ necessario per questo riannodare il filo che lega economia e società,
vita delle imprese e vita dei cittadini, perché questo filo, in questi
anni difficili, in questi giorni difficili, si è spezzato.
Dobbiamo rendere più forte e più visibile il legame tra la crescita
della ricchezza e la sua diffusione e ridistribuzione nella società.
Dobbiamo correggere la percezione che le crisi siano di tutti ma i
profitti solo di pochi. Dobbiamo sempre di più mettere il lavoro ed i
lavoratori al centro delle politiche per lo sviluppo. L’accordo per lo
sviluppo sostenibile è l’accordo per il lavoro. Questo perché il lavoro
non è solo un mezzo, ma assume un valore più grande, di fondamento
morale del benessere individuale, e di grande ed unica vera opportunità
di emancipazione e di libertà per i cittadini, soprattutto per quelli
che partono in condizioni di svantaggio.
1. Affrontare lo sviluppo dell’economia savonese come questione
politica, non come questione tecnica.
Le forze di centro e di sinistra devono ricondurre il dibattito sul vero
terreno di scontro, che la destra ha interesse a occultare: quale
sviluppo economico del territorio si vuole perseguire, quali interessi
si vogliono privilegiare, quali gruppi sociali si vogliono aiutare. Il
modello di sviluppo economico da proporre si caratterizza politicamente
in modo molto preciso.
Ciò che lo distingue è che
• la crescita dell’economia savonese è finalizzata alla equa diffusione
sociale della ricchezza e non alla massimizzazione della ricchezza
individuale;
• il lavoro e non il privilegio è insieme il fondamento e il fine
dell’accumulazione e della diffusione del benessere;
• la tutela dell’ambiente naturale e della salute di tutti è un limite
invalicabile che non può essere scavalcato da nessun progetto
imprenditoriale.
Sullo sfondo di ogni progetto, di ogni iniziativa, deve esserci, e deve
essere chiaramente visibile, l’obiettivo di creare nuove opportunità di
lavoro stabile e di qualità (anche dal punto di vista delle condizioni
di lavoro e del rispetto dei diritti dei lavoratori), adatte al mondo di
oggi e quello di domani, per consentire ai cittadini, specie a quelli
più giovani, la libertà di decidere di lavorare a Savona. Lo sviluppo
dell’economia savonese è allora, prima di tutto, una questione politica:
è compito delle forze di centro e di sinistra di rifiutare un
capitalismo vecchio, speculativo, inquinante, costretto a ridurre i
costi per carenza di idee, e di indicare alla nostra comunità un moderno
percorso di crescita e di benessere, in direzione di un modello di
sviluppo equo,
solidale, in pace con la natura, che ponga al centro l’uomo e il suo
talento. La Provincia non può agevolare la precarietà e proprio per
questo va posta con determinazione la “clausola sociale”: oltre che per
i lavoratori direttamente assunti dalla Provincia stessa, anche nel
momento in cui si indice una gara, un appalto, si devono inserire nei
delle capitolati clausole in cui stia scritto qual è l’occupazione, qual
è il contratto di riferimento, quali siano i diritti acquisiti. Insomma,
un impegno concreto a contrastare la crescente precarietà dilagante.
2. Adottare il coinvolgimento e la condivisione come unici metodi di
governo. Gli obiettivi non fanno, da soli, una politica: è necessario
dotarsi di un metodo di governo dell’economia. Il metodo condiziona il
merito, dal punto di vista dell’efficacia, dell’efficienza, dell’etica
delle scelte pubbliche. Il metodo democratico da adottare è quello della
condivisione e del coinvolgimento. La condivisione e il coinvolgimento
sono finalizzati a creare, attraverso un accordo tra le parti (i
sindacati, le imprese, la pubblica amministrazione), degli incentivi e
dei condizionamenti che favoriscano la realizzazione di progetti e di
iniziative utili sia dal punto di vista privato che da quello pubblico.
In questo quadro, le istituzioni democratiche, prima tra esse
l’Amministrazione Provinciale, hanno assunto e devono continuare ad
assumere il ruolo di centro di indirizzo e di programmazione dello
sviluppo economico della provincia di Savona.
Tutte le iniziative rilevanti per lo sviluppo economico del territorio
devono essere valutate, impostate, promosse e monitorate dalle pubbliche
amministrazioni. E’ necessario essere molto chiari e vigili su questo
aspetto delle politiche per lo sviluppo: se la provincia di Savona fosse
amministrata dalla destra, gli indirizzi, i programmi, le scelte
importanti circa lo sviluppo economico del territorio sarebbero
demandati al mondo privato. In nome del liberismo esasperato si
ridurrebbe così al minimo il ruolo di programmazione e di regia svolto
dal sistema pubblico, che a quel punto finirebbe inevitabilmente per
rivelarsi inefficace nella risoluzione dei problemi e nella conduzione
delle politiche economiche.
3. Potenziare gli strumenti della programmazione. La frammentazione
geo-economica della provincia di Savona tra Ponente, area Savonese e Val
Bormida (per citare le principali aree geo economiche), e la
frammentazione del sistema degli enti locali, con meno di 280.000
abitanti divisi in 69 comuni, indeboliscono il sistema
politico-economico provinciale. Lo sviluppo della provincia di Savona ha
quindi bisogno di un centro politico di riferimento forte e autorevole,
che svolga una funzione di cerniera, di coordinamento, di
elaborazione nell’interesse per tutte le comunità provinciali. Il
Comitato di Pilotaggio è un importante strumento di coinvolgimento e
condivisione delle scelte che dovrà essere rivisto e potenziato,
investendo oltre che nella concertazione sociale anche in quella
istituzionale, per rafforzare, o talvolta addirittura creare, un vero
clima di fiducia e collaborazione tra i diversi livelli di governo –
provinciale, sovra comunale, comunale - del territorio. Al suo interno
potrebbero essere istituiti dei tavoli sub provinciali: pensando alla
conformazione geo economica della nostra provincia, sarebbe utile
istituire un tavolo per il Ponente e uno per la Val Bormida. La sua
competenza dovrebbe includere i temi della ricerca e della formazione,
della programmazione urbanistica, della gestione delle reti dei servizi.
Ulteriori strumenti di coinvolgimento e condivisione delle scelte
dovranno essere ricercati mediante l’attivazione di nuove forme di
esercizio della democrazia (traendo ispirazione da quanto già discusso e
realizzato attraverso il Forum delle Autorità Locali, all’interno del
Forum Sociale Mondiale, e dal metodo introdotto da Agenda XXI),
coinvolgendo una pluralità di soggetti portatori di interessi locali che
accompagnino ed affianchino l’attività dell’Amministrazione Provinciale
nell’intero processo di gestione di piani, politiche e progetti, in modo
da assicurare il rispetto delle forme di aggregazione socio-culturale
locale. La qualità delle scelte pubbliche dipende inoltre dalla qualità
della conoscenza e della comprensione dei fenomeni economici locali.
Un fattore critico di successo delle politiche locali sarà sempre più
l’intelligenza del territorio provinciale.
Per questo sarebbe utile la creazione di una osservatorio dell’economia
- privata e pubblica – provinciale, che ricostruisca, a supporto delle
decisioni, un quadro completo di dati, informazioni, interpretazioni,
analisi il quale risulti condivisibile dai diversi attori locali, e che
consenta, ove possibile, di prevedere le minacce e le opportunità,
evitando di subire le prime e rincorrere le seconde.
4. Programmare una strategia di sviluppo complessiva, equilibrata ed
integrata.
La nostra economia cresce se tutte le sue componenti lavorano in
sincronia. I diversi modelli di sviluppo presenti sul territorio sono
quindi complementari e non in antitesi tra di loro; non si deve credere
che la nostra economia provinciale possa basarsi esclusivamente sul
terziario, avanzato e non, così come non ci si deve illudere che
l’industria e l’indotto ad essa collegato possa tornare nel breve/medio
periodo ai fasti di un tempo, perché non ve ne sono più le condizioni
strutturali e di mercato. Di conseguenza, lo sviluppo può passare solo
dall’incontro delle diverse parti che compongono il sistema, pur nel
rispetto e se possibile nel riordino delle proprie vocazioni specifiche,
con la ricerca di un mix equilibrato tra le diverse filiere produttive.
Analizzando la composizione per filiera della nostra economia, emergono
gli obiettivi strategici delle politiche economiche locali:
1. lo sviluppo specializzato della portualità;
1. il potenziamento della filiera agro-alimentare;
3. l’arricchimento dell’offerta turistica
4. la reindustrializzazione.
Ad essi deve associarsi un obiettivo trasversale alle diverse filiere:
l’incrementodella capacità di innovazione e di creatività del nostro
sistema economico.
Lo sviluppo specializzato della portualità. Uno dei punti di forza della
nostra provincia è il porto di Savona - Vado Ligure. Oggi, a differenza
di dieci anni orsono, il porto ha una strategia. Le priorità di politica
economica sono due: in primo luogo, non accettare ripensamenti,
rifiutando senza ambiguità di immaginare la chiusura o la riduzione del
porto commerciale di Savona, ma continuando a perseguirne lo sviluppo
specializzato e integrato con Vado, Voltri e Sampierdarena; in secondo
luogo, lavorare perché aumenti il valore aggiunto indotto dal porto.
Di assoluta rilevanza appare l’intervento per il potenziamento dei
collegamenti ferroviari, finalizzato ad assorbire quote significative di
traffico merci.
Il potenziamento della filiera agro-alimentare.
Nella nostra provincia sono rilevanti due segmenti della filiera: la
produzione agricola,
e il commercio all’ingrosso. L’agricoltura presenta punte di eccellenza
nel comprensorio albenganese, dove l’orticoltura, oltre che la
floricoltura e il florovivaismo, sono esercitate con tecniche di
coltivazione avanzate che consentono un utilizzo intensivo delle
risorse. E’ necessario sostenere queste attività sul piano della
programmazione territoriale, sul piano della gestione delle risorse
idriche e su quello della formazione professionale, ed è utile favorire
lo sviluppo multifunzionale delle piccole imprese agricole, anche a
vantaggio della cura delle strade e del verde dell’entroterra ingauno.
La strada da percorrere è quella della qualità e della sostenibilità
ambientale: occorre incentivare le tecniche che minimizzano l’utilizzo
di pesticidi e fitofarmaci, impedire lo sfruttamento sconsiderato della
risorsa acqua (anche per impedire la risalita del cuneo salino nella
piana), valorizzare l’originalità dei prodotti locali, favorendo
l’agricoltura convenzionale di qualità e quella biologica.
Il commercio all’ingrosso di prodotti alimentari si è sviluppato,
anch’esso a partire dal comprensorio albenganese, grazie alla presenza
di un gruppo di medie o grandi imprese di successo, che hanno registrato
elevati tassi di sviluppo e che hanno un’elevata proiezione
internazionale.
E’ importante accompagnare queste imprese, facendo in modo che il loro
sviluppo ricada il più possibile sul nostro territorio, sia direttamente
che indirettamente, attraverso l’indotto che esse alimentano.
L’arricchimento dell’offerta turistica.
E’ auspicabile agire per riequilibrare il rapporto tra turismo
alberghiero e turismo della seconda casa a favore del primo, perché
certamente crea maggiore valore aggiunto. Bisogna tuttavia essere
realistici: lo stock di seconde case esistenti, e la redditività degli
investimenti immobiliari lungo la riviera, rendono inefficace qualunque
politica turistica che prescinda o trascuri il fenomeno del turismo
della seconda casa.
Da un lato, bisogna quindi favorire ulteriormente la modernizzazione
delle imprese alberghiere di qualità medio-alta nonché la riconversione
delle imprese alberghiere più obsolete verso un modello di ricettività
molto diffuso in Europa, quale quello del Bed & Breakfast, o, dove la
localizzazione lo consente, verso l’agriturismo. Dall’altro lato,
bisogna studiare azioni per riqualificare l’offerta di appartamenti in
affitto, per combattere il mercato sommerso, per inserire a pieno titolo
questo turismo nel sistema di offerta locale. Una riqualificazione
dell’esistente che eviti al contempo ulteriori cementificazioni del
nostro territorio, estremamente delicato e straordinariamente bello. E’
inoltre necessario sviluppare, organizzare, promuovere alcuni segmenti
dalle grandi potenzialità di attrazione - lo sport, il turismo sanitario
e del benessere, la cultura - sapendo che il lavoro più difficile è
quello di mettere in rete le diverse proposte, di coordinarle, di farne
una promozione congiunta, e ciò perché le imprese che le pensano e le
offrono sono numerosissime e di piccola dimensione unitaria. Si tratta
infine di tradurre il più possibile il flusso di presenze, indotto dal
turismo tradizionale così come dal turismo di nicchia, dal turismo da
diporto e da quello delle crociere, in valore aggiunto e occupazione. Si
tratta, in altri termini, di valorizzare l’effetto di moltiplicatore
della ricchezza che il sistema commerciale è in grado di produrre. Su
questo fronte molto resta da fare, sia per garantire l’equilibrio del
sistema commerciale tra le sue diverse componenti, sia per incentivare i
progetti privati, specie quelli legati alle piccole imprese commerciali
di qualità, spesso in difficoltà a causa della concorrenza della grande
distribuzione.
La reindustrializzazione.
Oggi il peso dell’industria savonese appare insufficiente a supportare
uno sviluppo di qualità.
L’industria manifatturiera ha nel settore meccanico (componentistica per
auto, produzione di mezzi di trasporto, in particolare aerei e
ferroviari), nella chimica, nel settore del vetro (vetro cavo e fibra di
vetro) e nell’impiantistica industriale le filiere più rilevanti.
Malgrado alcune realtà di eccellenza, complessivamente la scarsità di
specializzazioni e la conseguente parcellizzazione dei settori
evidenziano una situazione di debolezza strutturale anche in
prospettiva: questa preoccupazione riguarda le imprese di medio/grande
dimensione, ma anche, per conseguenza, l’artigianato di indotto. In
questo quadro generale si collocano i casi Rolam e Ferrania. Nel caso
Rolam una proprietà straniera disinveste da un territorio che non
considera strategico. Si ripropone con forza la questione del rapporto
tra proprietà e territorio: dobbiamo basare il nostro sviluppo sulle
nostre gambe, favorendo l’acquisto dell’azienda da parte di imprenditori
locali che nutrano un interesse duraturo e non di breve periodo per il
nostro territorio.
Il caso Ferrania propone una lettura diversa. Nei settori high tech la
competizione è tra pochi concorrenti che si spartiscono il mercato
mondiale e che hanno dimensioni enormi, che consentono loro investimenti
enormi in ricerca e sviluppo. In tutti i paesi occidentali, in primis
negli U.S.A., le imprese high tech diventano così grandi grazie alle
politiche industriali dei governi.
Il problema di Ferrania è la debolezza della politica industriale
italiana, che non ha consentito a questa azienda, in un recente passato
così eccellente, di investire quanto i suoi concorrenti mondiali. E’ un
problema del paese, oltre che della Val Bormida. Sulle soluzioni dovremo
essere intransigenti, l’unica opzione è quella che il governo favorisca
l’arrivo di nuove risorse per un nuovo sviluppo industriale dell’azienda
che ne impedisca lo spacchettamento e che scongiuri i tagli
occupazionali: non ci possono essere subordinate.
Il patto per lo sviluppo in questi casi è: fare quadrato intorno ai
lavoratori di Rolam e Ferrania.
Come agire per ridurre le debolezze strutturali dell’industria savonese?
Bisogna proseguire nelle politiche di fidelizzazione delle imprese al
territorio, bisogna continuare ad aiutare le medie imprese locali ad
alto potenziale a crescere, a modernizzarsi ed espandere i propri
mercati, perché diventino leader di intere filiere produttive, ed è
necessario continuare ad aiutare le piccole imprese artigiane a
specializzarsi, a migliorare la propria qualità e a coalizzarsi secondo
impostazioni del tipo “reti di imprese”, o anche attraverso operazioni
di concentrazione per acquisizione e fusione.
Occorre giocare con grande attenzione la carta delle aree industriali
(in particolare quelle dismesse, che in primo luogo devono, laddove
necessario, essere bonificate), sia per favorire l’ampliamento delle
imprese esistenti e la creazione di poli della piccola industria locale,
sia per attirare dall’esterno della provincia medie imprese di qualità
che abbiano interesse, per motivi legati alla qualità ambientale, ai
fattori logistici, alla disponibilità di risorse umane qualificate, a
gravitare nell’area centrale ligure. E’ necessario perseguire con rigore
la difesa della destinazione produttiva delle aree disponibili,
contrastando le soluzioni, solo apparentemente e temporaneamente più
facili, che prevedano una riconversione verso destinazioni
prevalentemente commerciali o residenziali.
L’incremento della capacità di innovazione e di creatività del nostro
sistema economico.
Innovazione e creatività sono gli ingredienti indispensabili per creare
lavoro qualificato e dar fiato allo sviluppo economico. La provincia di
Savona vanta un sistema scolastico di ottimo livello, e incomincia ad
offrire serie prospettive per gli studi universitari. Sviluppare le
attività universitarie e di formazione, quindi, va considerato obiettivo
primario di una politica dello sviluppo: bisogna far sì che i giovani
trovino in provincia opportunità di qualificazione e di lavoro di alto
livello per contrastare la tendenza a trasferirsi altrove. Ma bisogna
anche attrarre nuove forze: la provincia di Savona, per ragioni
geografiche e climatiche, può diventare polo di attrazione per studenti
di altre province e regioni, che porterebbero non solo nuove energie
vitali, ma anche un considerevole indotto, perfettamente complementare
all’attività turistica.
L’industria culturale è una ‘filiera’ economica con grandi potenzialità
per uno sviluppo organico e rispettoso dell’ambiente e delle tradizioni.
Il potenziamento dell’attività universitaria e formativa a Savona ed
Albenga va quindi visto come un’opportunità insieme culturale, sociale
ed economica meritevole di investimenti sia pubblici che privati, nel
rispetto del prioritario principio della salvaguardia e valorizzazione
della scuola pubblica. Produrre ricerca e cultura significa anche
offrire alle imprese attive nel territorio un’opportunità di crescita:
all’ossessione della destra, che sui mercati internazionali si debba
competere abbattendo il costo del lavoro, e che ricerca e formazione
siano anch’essi costi da comprimere, le forze di centro e di sinistra
controbattono che gli investimenti nella produzione del sapere sono
fonte di progresso e di prosperità sia a breve che in prospettiva. Solo
così, tra l’altro, è possibile aiutare e stimolare le imprese savonesi a
sviluppare rapporti internazionali, favorendo la costituzione, il
consolidamento e lo sviluppo di poli dell’esportazione grazie anche
all’integrazione con la filiera logistica.
Il campus universitario di Savona, già utilmente collegato alla sede
degli enti di formazione e alle strutture dedicate alle politiche attive
del lavoro, così come in futuro quello di Albenga, devono essere il
centro di un rilancio culturale ed economico della provincia, il luogo
privilegiato per la trasformazione del sapere in lavoro e prosperità.
L’insediamento di aziende ad alta tecnologia nel campus di Savona si sta
rivelando una scelta felice che va incrementata e valorizzata anche in
vista delle ricadute positive che si attendono dalla creazione a Genova
dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Attività congressuali, formazione
residenziale, formazione a distanza, telelavoro e teleservizi possono
costituire altre importanti occasioni di crescita per una provincia che
vuole vincere la sfida dell’innovazione e dello sviluppo tecnologico.
5. Pianificare le infrastrutture assumendo come quadrante strategico la
Regione Logistica del Nord-Ovest
La scala minima a cui rapportare le prospettive di sviluppo del savonese
corrisponde all’area vasta, chiamata Regione Logistica del Nord-Ovest,
costituita dai territori delle province di Savona, Alessandria, Cuneo e
Genova: in questo ambito si dispiegano importanti risorse in termini di
portualità, viabilità su rotaia e gomma, aree per la logistica, lo
stoccaggio e la prima lavorazione delle merci che possono consentire un
decisivo salto di qualità per un sistema territoriale che deve misurarsi
con la competizione globale che si sviluppa quanto meno a livello
continentale.
In questa chiave assume un particolare rilievo la presenza di due grandi
realtà portuali come quelle di Genova e Savona, che dopo anni di
difficile congiuntura conoscono oggi una nuova fase di sviluppo:
lavorare nell’ottica di un Sistema Integrato dei Porti Liguri può
consentire di sostenere la sfida della competizione on i porti del
Mediterraneo Occidentale e soprattutto con quelli del Northern Range per
l’inserimento del nostro sistema territoriale nelle grandi correnti di
traffico transoceanico. Il Piano Regolatore prevede una crescita
complessiva dei traffici portuali e della nautica da diporto, nonché dei
servizi ad essa collegati tanto da prefigurare la nascita di un vero e
proprio distretto della nautica e della cantieristica.
E’ tuttavia necessario che si raggiunga un equilibrio sostenibile tra
ragioni dello sviluppo economico e qualità della vita e dell’ambiente
nel territorio circostante. In questo senso il Piano deve essere
accompagnato da un progetto organico di riqualificazione dell’arco
costiero tra Albissola Marina e Vado Ligure attraverso l’attivazione di
consistenti investimenti e disposizioni che tendano a salvaguardare
funzioni di tipo urbano.
Il rilancio del porto di Savona-Vado è strettamente dipendente dal
rapporto con il suo immediato retroterra e dalla qualità dei suoi
collegamenti infrastrutturali. La vera sfida sta nel far sì che alla
crescita dei traffici si accompagni una sempre maggiore ricaduta
economica sul territorio circostante, passando da un’idea di porto come
semplice luogo di transito e movimentazione di merci a volano economico
capace di suscitare nuove attività non solo legate allo stoccaggio, ma
anche alla lavorazione e alla trasformazione di merci. Qui si pone il
tema della retroportualità, cioè di un ambito territoriale connesso
funzionalmente all’economia portuale, che nella nostra visione non può
essere limitato alle sole aree insediabili a filo di costa, ma deve
ricomprendere in una logica di stretta integrazione con le attività
portuali le aree della Valle Bormida, vera banchina remota del porto di
Savona-Vado, che attraverso la spinta dei traffici possono tornare ad
esprimere valore aggiunto, capitalizzando la valenza strategia di una
collocazione lungo l’asse porto-mercati finali dell’Europa continentale.
Sul piano dei collegamenti, preso atto dei progetti e delle
infrastrutture in itinere, è necessario operare prioritariamente lungo
due direzioni:
1. Occorre innanzitutto risolvere i problemi di accessibilità ai due
bacini: a Vado attraverso la seconda fase del raccordo ferroviario e i
nuovi interventi resi necessari per collegare alla viabilità su gomma e
su rotaia le nuove strutture previste dal Piano Regolatore Portuale; a
Savona, anche a fronte del prevedibile aumento del traffico veicolare è
necessario ridare priorità al problema dell’uscita delle merci dal
porto, ridisegnando nel breve termine l’accesso da e per Corso Mazzini
ed inquadrando in una prospettiva di medio termine il progetto del
passante sotto il Priamàr con connessione su Corso Colombo per dare
soluzione strutturale a tale decisivo nodo logistico.
2. Per collegare il programma di sviluppo del porto di Savona-Vado alle
grandi direttrici europee, è necessario investire nelle infrastrutture
su ferro. Accanto al completamento e spostamento a monte della linea
Genova-Ventimiglia, occorre operare per il rafforzamento delle linee
transappenniniche di valico sollecitando FFSS a compiere gli
investimenti necessari, uscendo dalla logica sterile e miope dei tagli
alla rete savonese. In particolare, anche a fronte dell’avanzamento del
progetto della linea ad alta capacità Lione-Torino-Milano, che rischia
di isolare l’intero Piemonte Meridionale ed il Ponente Ligure, vi è la
necessità di:
• potenziare la linea Torino-Fossano-Savona con il raddoppio e la messa
in sicurezza della tratta Ceva-S. Giuseppe;
• valorizzare pienamente la linea S. Giuseppe-Alessandria, già
automatizzata, ad oggi fortemente sottoutilizzata;
• presentare un progetto di fattibilità per il raddoppio della linea
Savona-S. Guiseppe via Altare.
Sempre in un’ottica di consolidamento dei rapporti tra Savonese e Basso
Piemonte, a completamento del sistema gravitante attorno all’asse della
A6 Torino-Savona, occorre valorizzare i collegamenti trasversali:
• realizzando lo studio di fattibilità e sviluppando i successivi stadi
progettuali della bretella Carcare-Predosa;
• valutando in base ad un’analisi dei costi e dell’impatto ambientale la
migliore soluzione per aumentare la capacità dell’Albenga-Garessio-Ceva.
6. Riorganizzare le reti e i servizi di pubblica utilità per garantire
migliore qualità dell’ambiente e maggiore soddisfazione dei cittadini.
La tutela e la valorizzazione delle risorse energetiche.
Per quanto concerne la Centrale di Vado Ligure, occorre garantire che
l’impegno a metanizzare i gruppi 1 e 2, finalmente assunto dalla nuova
proprietà, sia effettivamente attuato, dando corso ai contenuti
dell’accordo sottoscritto dai Ministeri dell'Ambiente e delle Attività
Produttive con gli Enti Locali nel 1993, a cui risale l'inizio del
processo di ambientalizzazione, ribaditi dal Decreto del Ministero delle
Attività Produttive del maggio 2002 e dal protocollo d'intesa stipulato
tra gli Enti ed il Ministero nel luglio 2002.
Punti fondamentali per i Comuni di Vado e Quiliano e per la Provincia di
Savona sono:
• l'utilizzo dei gruppi 1 e 2 attraverso il ciclo combinato alimentato a
metano
• l'approvvigionamento della Centrale attraverso la realizzazione di un
metanodotto collegato alla rete SNAM presso il nodo di Cosseria
• la copertura dei parchi carbone della Centrale
• la revisione del sistema di accensione delle caldaie dei gruppi 3 e 4
mediante l'utilizzo del metano
• l’interramento degli elettrodotti in uscita dalla centrale nelle aree
più vicine alle abitazioni
• la fornitura di calore a condizioni tecniche ed economiche idonee a
promuovere il teleriscaldamento
• la realizzazione di interventi di natura infrastrutturale allo scopo
di migliorare l’integrazione della Centrale con il territorio. Oltre a
ciò appare necessario concludere una nuova Convenzione socio-economica
tra la nuova proprietà, i Comuni di Vado e Quiliano e la Provincia e
avviare le procedure per sottoporre rimpianto a certificazione
ambientale ISO 14001. Per quanto riguarda invece il possibile incremento
della capacità energetica della nostra provincia, occorre tenere
presente tre fattori:
• il fatto che la Liguria è Regione eccedentaria sotto il profilo della
produzione di energia elettrica;
• i vincoli imposti al nostro Paese, e quindi anche alla nostra Regione,
dal protocollo di Kyoto;
• le procedure di monitoraggio e di governo delle variabili territoriali
previste da Agenda XXI, i cui contenuti sono stati recepiti sia dalla
Regione sia dalla Provincia di Savona. Alla luce di ciò riteniamo vada
data la priorità a progetti che investano nello sviluppo di fonti
alternative ai combustibili fossili (biomasse forestali, eolico,
fotovoltaico, idrico). Per quanto riguarda l'ipotesi di nuove centrali a
carbone in Valle Bormida dichiariamo con chiarezza la nostra
contrarietà.
Rimane tuttavia nella sua interezza il problema occupazionale e
ambientale del sito di Italiana Coke a Bragno. Ciò deve indurre a porre
fin da adesso alla società proprietaria e alla comunità caprese un
problema relativo alla ambientalizzazione del sito e, in un orizzonte di
medio termine, un problema che riguarda il destino di quell'impianto, le
sue prospettive di sviluppo, la difesa dei livelli occupazionali.
Analoga questione di risanamento ambientale va affrontata per il sito
delle Funivie.
Occorre più in generale avviare un ragionamento complessivo che riguardi
la possibilità di insediare un nuovo modello di sviluppo per l'intera
società valbormidese: sotto questo punto di vista sciogliere i nodi
relativi alle aree di CairoReindustria, Italiana Coke, Acna di Cengio,
Paleta, Millesimo e Roccavignale diventa condizione necessaria e non più
dilazionabile.
La tutela e la valorizzazione integrata delle risorse idriche.
Facciamo nostri i principi e la lettera dell'ordine del giorno proposto
dall’UPI e votato recentemente dal Consiglio Provinciale savonese
relativo al riconoscimento dell'acqua come bene comune e patrimonio
dell'umanità e dell'accesso all'acqua potabile come diritto umano
fondamentale, degno di protezione giuridica. In particolare, anche alla
luce delle novità introdotte dalla Legge Galli che ha creato in Italia
la possibilità di concepire il ciclo delle acque
(captazione-distribuzione-raccoltadepurazione dei reflui) in modo
unitario in vista di una gestione più efficiente ed efficace dell'intero
sistema, crediamo sia opportuno:
Garantire la sicurezza dell'accesso all'acqua, nella qualità e quantità
necessarie alla vita,
a tutti i membri della comunità locale, in solidarietà con le altre
comunità e con le generazioni future;
Applicare tariffe giuste e solidali, differenziate su base
comprensoriale, in grado di garantire gli investimenti necessari per
mantenere in efficienza ed implementare i servizi idrici in tutto il
territorio della provincia, colmando in particolare la lacuna del
sistema depurativo, particolarmente avvertita nel ponente della nostra
provincia;
Favorire la riduzione, al di sotto dei livelli di concentrazione massima
ammissibile, delle sostanze inquinanti nelle acque superficiali e
sotterranee;
Indirizzare gli usi delle acque al risparmio e al rinnovo delle risorse
per non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilità dell'ambiente,
l'agricoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici
e gli equilibri idrogeologici.
Per fare tutto ciò è necessario, a partire dall'individuazione
dell'acqua come bene comune e patrimonio umano indisponibile, mantenere
sotto controllo pubblico il ciclo integrato dell'acqua.
Ciò può avvenire in molti modi:
• attraverso il mantenimento della proprietà pubblica delle reti;
• attraverso il ruolo di programmazione (a partire dal Piano degli
Interventi) e di controllo dell'Autorità d'Ambito, che riunisce tutti i
Comuni sotto il coordinamento della Provincia di Savona;
• attraverso la valorizzazione delle società a capitale pubblico, sia
nella fase transitoria precedente la gara, sia nella prospettiva
dell'individuazione del gestore unico, anche dando vita a processi
aggregativi;
• prendendo in considerazione le nuove opportunità concesse dalla Legge
Finanziaria 2004 laddove si prevede la possibilità di non andare in gara
in presenza di società interamente a capitale pubblico.
In particolare il Piano d'Ambito licenziato a dicembre 2003:
1. prevede un percorso graduale nell'entrata a regime del nuovo sistema
(la gara si svolgerà entro il 2005 come prevede la legge ma la maggior
parte delle gestioni in essere verrà tutelata fino ad un termine massimo
fissato nel 2029);
2. crea le condizioni per salvaguardare le due gestioni pubbliche
maggiormente consolidate (il depuratore savonese prossimo alla
trasformazione in SPA e il depuratore di Borghetto);
3. delinea un passaggio morbido verso la tariffa unica, da calcolarsi
tenendo conto dei bisogni e delle necessità dei singoli comprensori;
4. predispone un programma di investimenti teso a migliorare l'attuale
rete acquedottistica e fognaria della provincia, correggendone le
disfunzioni e le diseconomie, nonché a colmare i deficit della rete di
depurazione della nostra provincia in particolare nell'arco di costa
compreso tra Pietra Ligure ed Andora.
6.3. La modernizzazione e la riorganizzazione del ciclo integrato dei
rifiuti.
II decreto legislativo n. 22/97 (Ronchi) introduce una forte innovazione
nel modo di intendere la gestione dei rifiuti, affermando una nuova
impostazione che alla logica dell'emergenza sostituisce un'ottica di
sistema in cui assume rilievo il così detto ciclo integrale del rifiuto,
ovvero la gestione dello stesso dalla produzione alla fase dello
smaltimento. Snodo fondamentale è quindi il superamento del sistema
attuale, contraddistinto dalla prevalenza della fase dello smaltimento
finale sugli altri momenti del ciclo dei rifiuti, su di una quota assai
modesta di raccolta differenziata (la media provinciale si attestava
fino allo scorso anno attorno al 15%) e su di un ruolo "egemonico"
rappresentato dalle discariche, che attualmente assorbono oltre 1'85%
del rifiuto prodotto. Nell'arco del periodo transitorio delineato dal
Piano Provinciale (compreso tra il 2002, anno di entrata in vigore del
Piano, e il 2007, quando tutti gli obiettivi del Piano dovranno essere
raggiunti), occorre in particolare promuovere le seguenti azioni:
• far crescere una nuova cultura della prevenzione finalizzata alla
riduzione della quantità di rifiuti prodotti;
• implementare il più possibile la raccolta differenziata uniformemente
su tutto il territorio provinciale superando il tetto del 35% previsto
dal Ronchi e dal Piano e tendendo verso il 50%;
• puntare sul rafforzamento delle attività di reimpiego, riciclaggio;
• impiegare la frazione umida risultante dalla selezione per operazioni
di ripristino ambientale (compost e FOS);
• ridurre sensibilmente l'incidenza del rifiuto da abbancare in
discarica.
Essenziale in questa azione di riorganizzazione del ciclo dei rifiuti
sono il riassetto e il rafforzamento dei servizi di raccolta
differenziata, che presuppongono una grande, capillare, campagna di
informazione e di educazione ambientale e l'adozione di criteri di
gestione più flessibili. In questo senso è necessario affiancare ai
tradizionali contenitori stradali altre più innovative soluzioni: dalla
raccolta domiciliare nei centri urbani, alla realizzazione di isole e
stazioni ecologiche, all'incentivazione del compostaggio familiare nei
centri minori, in particolare nell’entroterra. Per raggiungere e
superare le quote previste dal Ronchi sarà inoltre opportuno associare
alla raccolta differenziata della frazione secca, anche quella della
frazione umida. Per quanto concerne più specificatamente il segmento
dello smaltimento finale, preso atto delle indicazioni contenute nel
Piano Provinciale, è necessario aprire con criteri oggettivi e
scientifici una verifica che consenta di optare per la soluzione
tecnologicamente più avanzata, più sostenibile per l'ambiente e più
compatibile con un livello molto alto di raccolta differenziata come
quello che ci proponiamo, valutando con attenzione anche la
praticabilità di sistemi innovativi.
In relazione ai siti ospitanti impianti di smaltimento attualmente
operanti destinati ad esaurimento, si confermano le previsioni di Piano:
II Piano Provinciale, in un'ottica di razionalizzazione e ottimizzazione
delle risorse umane e tecnologiche del sistema, innova molto anche dal
punto di vista degli assetti organizzativi, prevedendo due distinti
livelli di governo:
• i Bacini di Raccolta Ottimale, corrispondenti di norma ai territori
delle Comunità Montane, per lo spazzamento, la raccolta ed il trasporto
dei rifiuti differenziati ed indifferenziati;
• l'Ambito Territoriale Ottimale (ATO), corrispondente all'interezza del
territorio provinciale, per la gestione delle modalità di smaltimento
finale. Posto che sia nei Bacini Ottimali sia nell'Ambito Territoriale
Ottimale occorrerà operare gare o comunque individuare procedure per la
scelta di gestori unici, assisteremo ad una vera e propria rivoluzione
rispetto allo scenario attuale che vede agire in ciascun comprensorio
della
nostra provincia più soggetti imprenditoriali. La nuova cornice, al fine
di evitare diseconomie e una dannosa competizione tra aziende spesso a
totale o prevalente partecipazione pubblica, costringe a superare tale
frammentazione dando vita a soggetti più forti, dimensionalmente più
grandi e quindi più competitivi nella prospettiva dell'individuazione
dei gestori unici. Occorre, dunque, favorire tutte le azioni tese a
suscitare processi di aggregazione, specialmente tra le imprese
controllate dagli Enti Locali con l'obiettivo di:
• consentire alle energie imprenditoriali locali di fare massa critica
per sostenere la concorrenza di possibili competitori esterni e
mantenere così nel savonese la regia di questo importante settore di
pubblica utilità;
• rafforzare in questo processo il ruolo pubblico all'interno del
sistema dei rifiuti.
La grande sensibilità che in questi mesi ha suscitato la discussione sui
temi ambientali ed in particolare su quello dei rifiuti, portando anche
alla nascita di comitati spontanei, pone il problema di individuare
strumenti che consentano di comporre in modo nuovo e più diretto il
rapporto tra scelte istituzionali e consenso popolare. Per questo
crediamo si debba estendere e rendere più efficace il ruolo dei forum
previsti da Agenda XXI, a partire dal Forum tematico sui rifiuti
attivato dalla Provincia di Savona. Essi possono rappresentare lo
strumento concreto per concertare, condividere e monitorare le scelte di
politica ambientale e territoriale operate dagli Enti Locali, creando le
condizioni per un dialogo permanente tra Istituzioni, associazioni
ambientaliste e dei consumatori, imprese, sindacati, cittadini.
Allegato 1
La gestione della caccia in provincia di Savona.
Considerato l’alto valore etico e simbolico assunto dal tema della
caccia nel più ampio quadro delle problematiche ambientali ed
ecologiche, tenuto conto delle sensibilità e delle passioni che tale
tema suscita nella comunità provinciale, le forze di centro e di
sinistra hanno ritenuto di concordare una dettagliata piattaforma di
principi su cui basare le regole per la gestione della caccia in
provincia di Savona.
Tali principi sono di seguito sinteticamente illustrati.
1) Consentire la caccia alla fauna stanziale dalla terza domenica di
settembre al 31 Dicembre per soli tre giorni alla settimana, senza
scelta delle giornate da parte dei cacciatori.
2) Con riferimento alla caccia agli ungulati, prevedere il recupero
immediato dell'animale ferito senza deroga oltre gli orari di caccia e
nessuna deroga di caccia sulla neve.
Prevedere inoltre:
• di consentire la caccia al cinghiale dall’1/10 al 31/12, senza
ulteriori estensioni;
• di determinare la esatta perimetrazione dei bacini a rischio agricolo,
con definizione di procedure, istruttorie e verifiche preliminari,
propedeutiche alle battute a tutela delle coltivazioni;
• di consentire la caccia di selezione al capriolo dall'1/10 al 30/11,
senza ulteriori estensioni;
• di assegnare specifici incarichi a professionisti e/o organi
universitari per lo studio di tecniche e sistemi di contenimento
ecologico per le specie in sovrannumero, ivi compresa la
somministrazione di prodotti anticoncezionali.
3) Con riferimento alla caccia alla volpe, prevedere il divieto della
caccia a squadre dal 15/12 al 31/12.
4) Ripristinare il divieto di caccia nella zona litoranea.
5) Prevedere il blocco degli appostamenti di caccia ai trenta finora
autorizzati, senza alcun aumento futuro e senza l'uso di richiami vivi.
6) Prevedere che le deroghe vengano concesse solamente dopo l'avvenuta
riconsegna dei tesserini delle stagioni venatorie precedenti, come
previsto dalla legge, e solo dopo aver valutato i danni alle colture sul
territorio.
7) Potenziare il nucleo di vigilanza ambientale, in modo da rendere più
efficaci i controlli sul territorio.
Per
rendere il voto VALIDO, occorre tracciare una "X" sul simbolo di
RIFONDAZIONE COMUNISTA.
Qualsiasi altro segno può invalidare la scheda!
IL 12 E 13 GIUGNO
VOTA COMUNISTA
VOTA RIFONDAZIONE
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