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REFERENDUM: LA NOSTRA
SCONFITTA
NON
E' LA VITTORIA DELLA CHIESA CATTOLICA
la Sinistra non
scarichi su altri le responsabilità per coprire le proprie carenze
Sono
molti i pensieri che si alternano analizzando il fatto che tre italiani
su quattro non hanno votato per i referendum del 12 e 13 giugno.
E’ facile constatare che ha influito la difficoltà dell’argomento
collegata ai pochi mezzi finanziari per pubblicizzare/informare, così
come disquisire sul voto colto delle grandi città contro l’astensione
della provincia distratta e ignorante, ma non basta a giustificare un
risultato che ovunque non ha raggiunto il 50%.
La Sinistra italiana ha la pessima abitudine di scaricare su altri responsabilità
per coprire proprie carenze: la caduta del governo Prodi e la sconfitta
elettorale alle politiche non sono forse state causate da Bertinotti? Il
fallimento dei referendum è davvero frutto della massiccia ingerenza
della chiesa?
Se così fosse, ovvero se il 74,1% degli italiani seguissero alla lettera
le indicazioni del Vaticano, nel campo della procreazione avremmo degli
indici di natalità ben diversi, separazioni e divorzi sarebbero in
numero di molto inferiori, le chiese sarebbero piene di fedeli, che dire
del “non rubare” e degli altri comandamenti?
Le ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche, nella vita quotidiana, sono
molte, pesanti e odiose, ben lungi da essere limitate alla sfera
religiosa, ma da qui a sostenere che sono state determinanti nella
sconfitta referendaria distoglie dalla ricerca delle altre cause, che ci
sono, che dobbiamo analizzare per poterle correggere.
La sfiducia, la rassegnazione, l’impotenza, la constatazione, per quelli
che ci credevano, che col maggioritario ci fossero due schieramenti con
programmi contrapposti e si trovano davanti a coalizioni che si votano
valutando il male minore, l’interesse generale piegato al risultato
immediato, la vittoria a prescindere della giustezza delle motivazioni,
l’aver portato il P.C.I. ad essere il primo partito in Italia e
svegliarsi con l’Occhetto di turno a spiegarci che avevamo sbagliato
tutto, o il rivoluzionario di giornata che abbiamo “fatto arretrare” le
condizioni della classe operaia impedendo chissà quale prospettiva
rivoluzionaria, scoprire che conta solo la meritocrazia, che il
comunismo “è stato un male per l’umanità”, ipotizzare che un Berlusconi
avrebbe messo al servizio di tutti le proprie capacità, scoprire che
Amato scrive il programma della riscossa e forse anche Cirino Pomicino,
che De Michelis fa ancora politica…
Il fardello è pesante e non spetta solo a noi il compito di sbrogliarlo,
ma restare immobili aspettando tempi migliori o dare per scontato che ci
dobbiamo adattare a questa situazione sono le uniche due strade che non
dobbiamo percorrere.
C’è da interrogarsi del perché le proposte del nostro Partito non
vengano percepite e cosa dobbiamo fare per renderle credibili e
rappresentare l’alternativa alla rassegnazione, al disinteresse,
all’astensionismo nel quale è caduto anche chi dovrebbe schierarsi a
sinistra.
CLAUDIO MANZIERI
Savona, 15 giugno 2005
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