|
|
SALVIAMO LA COSTITUZIONE
L'attacco
alla Costituzione è al suo apice.
La destra con la sua "riforma" istituisce un falso federalismo come
concessione ultima concessione alla Lega nord.
I diritti sociali vengono separati da regione a regione, colpendo
proprio quelle tutele che sono state conquistate in decenni di lotte dai
lavoratori e dalle lavoratrici, dai movimenti di lotta degli studenti,
dei pensionati, delle donne.
La "riforma" berlusconiana sarà esecutiva solo dopo il REFERENDUM
COSTITUZIONALE che si terrà nel prossimo giugno (per il quale non
necessita il quorum del 50% dei voti più 1).
E' necessaria una mobilitazione popolare di massa per sconfiggere il
progetto di divisione del Paese e di cancellazione dei diritti.
Firmiamo e facciamo firmare per il referendum, affossiamo chi vuole
affossare l'impianto democratico della Repubblica Italiana.
Altre
informazioni su:
www.salviamolacostituzione.it
BANCHETTI DI RACCOLTA DELLE FIRME
per promuovere il referendum contro la "riforma" della destra
|
DOVE |
QUANDO |
PROMOTORE |
VADO LIGURE
MERCATO |
MERCOLEDI' 18 GENNAIO |
RIFONDAZIONE COMUNISTA CIRCOLO DI
VADO LIGURE |
SAVONA
PIAZZA DEL POPOLO
MERCATO |
LUNEDI' 23 GENNAIO
DALLE 9.00 ALLE 13.00
DALLE 15.00 ALLE 18.00 |
RIFONDAZIONE COMUNISTA
FEDERAZIONE PROVINCIALE |
UNA
"RIFORMA" DI DEFORMAZIONE DELLA DEMOCRAZIA
Lo scorso 16 novembre, con i voti della sola maggioranza di Governo,
è stata approvata una riforma che stravolge la Costituzione italiana,
approvata nel dicembre del 1947 pressochè all’unanimità (solo 62 “no” su
556 eletti). Troppe bugie e luoghi comuni accompagnano la riforma:
vediamoli.
Hanno detto
che siamo conservatori e che le
Costituzioni vanno svecchiate. Ma, ad esempio, gli Stati Uniti si
tengono la loro Carta fondante da più di 2 secoli; la nostra ha solo 60
anni e, pur con inevitabili difetti, ci ha garantito 60 anni di vita
democratica.
Hanno detto
che non c’è nulla di male a fare qualche modifica alla Costituzione. Ma
l’attuale riforma tocca oltre un terzo degli articoli costituzionali (57
su 139 complessivi), e dunque più che di una riforma si tratta di un
vero e proprio stravolgimento.
Infatti, definita addirittura “incostituzionale” da autorevoli
personalità, è stata giudicata negativamente dalla maggior parte dei
costituzionalisti italiani.
Hanno detto
che non c’è da preoccuparsi, perché la riforma, pur ampia, non tocca la
parte più importante della Costituzione, la Prima (quella dei principi e
dei diritti). Ma, anche se relativa alla sola Parte Seconda (quella sul
sistema politico), per i suoi contenuti appare incidere sostanzialmente
anche sui Principi Fondamentali e sui diritti della Parte Prima.
Hanno detto
che finalmente ci libereremo del centralismo statale. Ma il Federalismo
all’italiana, a ben guardare più di facciata che di sostanza, inquina
pericolosamente il concetto di “Repubblica, una e indivisibile”. Anziché
potenziare il decentramento, si è preferito conferire competenza
esclusiva alle Regioni in 3 materie delicatissime, come scuola, sanità e
polizia locale e amministrativa.
Hanno detto
che la riforma velocizzerà la funzione legislativa. Ma, in realtà, essa
diventa un labirinto intricatissimo, per cui risulta difficile stabilire
anche solo chi è competente a legiferare su una materia, se di una
Camera, se dell’altra, se di entrambe, se delle Regioni. E’
ragionevolmente prevedibile un alto livello di conflittualità
istituzionale, che bloccherà, anziché rendere più efficiente, il nostro
sistema politico.
Hanno detto
che il governo sarà reso più forte applicando il premierato all’inglese.
Solo che il premierato italiano col modello inglese ha poco a che
vedere. Più che all’esecutivo, vengono conferiti ampi poteri ad una
persona, ovvero il premier eletto direttamente dai cittadini, quando
questa elezione diretta non esiste in nessun’altra democrazia
occidentale. Si ricalca solo formalmente il modello inglese senza
premetterne la sostanza.
Hanno detto
che le funzioni di garanzia sono preservate. Ma nel caso della Corte
Costituzionale si interviene pesantemente alterando l’equilibrio nella
composizione dei giudici, tra i quali aumentano quelli di nomina
politica. Il che vuol dire minarne l’autonomia complessiva. Il
Presidente della Repubblica, poi, si vede anch’esso togliere alcune
importanti prerogative.
Hanno detto,
infine, che facciamo del catastrofismo. Ma la democrazia non è un motore
che può essere modificato indiscriminatamente, se non al prezzo di
comprometterne l’equilibrio. L’aumento dei poteri dell’esecutivo con
contemporanea diminuzione di quelli del Parlamento, accompagnata ad una
intromissione del primo nel secondo, mina la tripartizione dei poteri su
cui si basa la nostra democrazia.
Per questo al prossimo referendum confermativo dobbiamo
votare NO,
per ribadire a gran voce che la Costituzione è di tutti e che a tutti ha
garantito 60 anni di vita democratica.
|
|