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E TUTTO RICOMINCIA...
Eletti il nuovo Comitato politico federale e il Collegio federale di Garanzia. Il saluto del congresso ad Ivan Bonfanti e a Bruno Boarino, il ricordo di Carlo Giuliani

Nella Sala del Consiglio comunale di Savona c'è la Medaglia d'oro al Valor Militare per la Resistenza. Sormonta le motivazioni per cui la città ha avuto questo riconoscimento appena terminata la guerra partigiana, quando la Repubblica Italiana stava avviandosi a diventare la nuova forma democratica dello Stato. E' a quella medaglia che molti di noi hanno guardato nella due giorni congressuale di Rifondazione Comunista. La lotta di Liberazione dal nazifascismo è oggi sotto attacco sia da parte del revisionismo pecoreccio dei libri di Gianpaolo Pansa come delle urla di molti giovani - che un tempo senza alcuna difficoltà avremmo definito "sottoproletari" - che inneggiano all'epoca più buia della storia del nostro Paese come all'orizzonte salvifico dalla disperazione e dalla miseria che ogni giorno il capitalismo distribuisce a larghe mani ai molti, ai troppi dannati della terra.
Rifondazione Comunista sceglie, per la prima volta, di fare il suo congresso in una sede istituzionale (anche nel suo "lato pubblico") e lo fa per rimarcare il suo ruolo partecipativo nelle istituzioni e popolare nelle piazze. Una doppia specificità che non è mai piaciuta a chi ha rincorso, e tuttora rincorre, il mito del governo come ultimo fine a cui far approdare la nave di un partito, come finale attracco ad un porto che non lascia altre scelte se non quelle obbligate della compatibilità estrema, delle compromissioni continue invece della nobiltà che si può a volte trarre dai compromessi.
Sul manifesto del congresso c'è scritto "Ri-eccoci", riprendendo un vecchio bellissimo slogan del PCI che torna alla mente insieme alle foto di Enrico Berlinguer con l'Unità fra le mani e, a nove colonne, quell' "Eccoci" stampato in rosso. E, quindi, riecco i comunisti, riecco un partito che non è più in Parlamento ma che prova a non darsi per vinto.
Marco Ravera, segretario provinciale uscente, introduce i lavori con una relazione che abbraccia i temi nazionali e quelli locali e, a proposito della presenza del PRC nell'oggi politico e sociale dice: "Le ragioni della sconfitta sono in primo luogo di natura culturale. Il Paese è cambiato negli ultimi venti anni, ovviamente in peggio, ed il responsabile di questo arretramento ha un nome e un cognome: Silvio Berlusconi. Ma quello che noi dobbiamo sconfiggere non è semplicemente il Presidente del Consiglio, ma quel modo di pensare e di agire che in molti hanno definito 'berlusconismo'. Un 'berlusconismo' che ha permeato negli anni novanta parte del centrosinistra e oggi quasi tutto il PD. Un 'berlusconismo' che inverte la scala dei valori. Le nostre parole d'ordine, mi riferisco alla giustizia sociale, alla sanità e alla scuola pubblica, ai beni pubblici come l'acqua, al lavoro, alle pensioni, al rispetto e alla tutela dell'ambiente sono sentite distanti dai cittadini. Hanno prevalso altre parole d'ordine a partire dalla sicurezza.". Un tema scottante questo che più volte farà capolino negli interventi che si susseguiranno nel dibattito congressuale.
Ravera individua nelle aspettative deluse dalla partecipazione di Rifondazione Comunista al governo Prodi uno degli elementi portanti del tracollo elettorale e di quella che definisce una "risposta sbagliata alla richiesta di unità": la Sinistra l'Arcobaleno.
Il rilancio del PRC, sottolinea il giovane segretario savonese, passa attraverso l'organizzazione dell'opposizione sociale e di massa al governo Berlusconi: "Occorrerà riattivare i luoghi del conflitto e provare a organizzare una controffensiva sociale tenendo viva la connessione tra i contenuti sociali e la mobilitazione per le politiche di pace e in solidarietà con i popoli minacciati o direttamente aggrediti.".
Il cuore della proposta della mozione 1, che nella federazione savonese ha il 67% dei consensi degli iscritti, viene subito dopo nelle parole di Ravera che sottolinea la volontà di riproporre la gestione unitaria della federazione e, con un auspicio di respiro più ampio, si allarga sino al momento risolutivo di Chianciano Terme.
Brevi note sulle questioni locali interessano la politica provinciale dove Rifondazione Comunista, con il suo assessore Mimmo Filippi, ha portato avanti il piano provinciale dei rifiuti, particolarmente osteggiato dai socialisti, da sempre fautori del termovalorizzatore. Un passaggio più approfondito rigurda "la sfida del PUC", come titola il capitoletto a ciò dedicato: Marco Ravera chiede discontinuità sulle politiche urbanistiche, a cominciare dal non considerare la partecipazione popolare come elemento ostacolativo del processo di definizione delle linee guida del piano urbanistico comunale. "Fino ad oggi è stata ignorata", tuona il segretario del PRC: "Esemplare è il progetto Bofill, calato sulla città senza che avvenisse un confronto sulle più pregiate e strategiche aree a mare di Savona. Con la stessa metologia sono stati affrontati altri aspetti prioritari riguardanti la trasformazione del nostro territorio, basti pensare all'ipotesi del porticciolo turistico della Margonara e al tracciato della cosiddetta 'tangenziale urbana', meglio conosciuta come Aurelia bis.". Le ultime note dell 15 cartelle della relazione sono dedicate al Partito che, dice Ravera, in queste ultime annate si è prevalentemente occupato della sfera istituzionale, trascurando così quella sociale. Un mea culpa che è generosa autocritica e che è rivolta all'intera assemblea congressuale come auspicio a non ripetere simili errori in futuro. Soprattutto in un periodo di rilancio di Rifondazione Comunista che diviene bivio per l'esistenza stessa o meno del partito fondato nel 1991 anche da Bianca Bracci Torsi che siede alla presidenza congressuale come garante nazionale del Congresso di Savona.
"Il lavoro fatto dalla segreteria uscente è stato a mio modo di vedere importante", afferma Ravera avviandosi alla conclusione ed espone quanto è stato fatto con un particolare ringraziamento ai singoli membri dell'organismo di direzione esecutiva del Partito: "Una gestione realizzata con la precisione teutonica di Piera Barberis, in grado di spronare anche il compagno più pigro, con la capacità propositiva e le competenze di Giorgio Barisone, con la conoscenza viscerale del Partito che può vantare solo Armando Codino, con il lavoro spesso silenzioso, ma preziosissimo, di Giuliana Cornetti, fino a giungere, in rigoroso ordine alfabetico, a quello straordinario 'factotum' che risponde al nome di Marco Sferini. O ancora all'attività, fuori dalla segreteria, ma per questo non meno importante, di Jorg Costantino e di Franco Zunino.".
Cita Bertolt Brecht, a chiusura delle sua relazione: "Dobbiamo provare a realizzare quello che Brecht chiamava 'la semplicità che è difficile a farsi'. In una parola: il Comunismo. Tutto il congresso tributa un meritatissimo applauso al giovane segretario uscente e la mattinata prosegue con il saluto degli invitati: primo fra tutti il Sindaco di Savona Federico Berruti. Un saluto, il suo, che riprende molti punti della relazione di Ravera e che focalizza il ruolo di Rifondazione Comunista in seno all'amministrazione comunale. Si susseguono gli interventi di Anna Traverso per Sinistra Democratica, Pino Menozzi a nome del Partito dei Comunisti Italiani e del neo-segretario Claudio Gianetto, del Sindaco di Quiliano Nicola Isetta, di Mimmo Filippi, di Marco Brescia per i Verdi, di Giovanni Lunardon - segretario del Partito democratico, di Maria Bolla per l'Associazione deportati, di Giorgio Magni per il Pcl, di Gianmaria Pace per l'Associazione di amicizia Italia - Cuba di Savona e di Giovanni Milano per il Movimento per l'unità della sinistra.
Saluti scritti arrivano dal Presidente del Consiglio Comunale di Savona Marco Pozzo, dal Sindaco di Vado Ligure Carlo Giacobbe, dal segretario del Partito Socialista Paolo Caviglia, da Franco Zino della Confesercenti e dall'Anpi di Savona.
La mattinata finisce così, con i saluti degli esterni. I lavori vengono sospesi per consumare un ottimo pasto preparato dagli amici di Emergency a cui va la stima del PRC e un contributo per la consumazione di squisiti piatti preparati da un servizio cattering che farebbe invidia alle migliori agenzie del genere. Che il congresso serva anche a dare una mano ad Emergency è un ulteriore elemento di soddisfazione per tutte, per tutti.
Con austroungarica precisione, il presidente Marco Sferini fa riprendere i lavori alle 14.00. Inizia il dibattito dalle lunghe ore: inizia Stefano Ressia, ex segretario del Circolo di Cairo Montenotte e consigliere comunale nella cittadina valbormidese, ponendo l'accento sull'annoso problema della Ferrania e delle tribolazioni che ancora oggi soffre nel mezzo di accordi non stipulati, rimasti a metà e di un futuro a metà anche per i lavoratori. Luciano Dondero, invece, esprime una critica forte sulla dirigenza nazionale che il Partito con questo congresso si lascia alle spalle e chiede un dialogo anche con quelle forze comuniste che sono uscite da Rifondazione e che oggi non hanno una collocazione nei progetti che si avanzano da più parti.
Marco Sferini fa cenno alle questioni nazionali e invita le compagne e i compagni a riflettere sul quadro di incertezza che Chianciano dovrà affrontare: "Il disegno di esclusione dei comunisti - dice - dalla vita politica e sociale del Paese è stato pianificato dai moderni adoratori del bipartitismo: dal Partito democratico, per ottenere l'accredito presso la considerazione della borghesia e dai poteri forti del Paese, e da Berlusconi che, meno ipocritamente ci ha sempre combattuto con uno spirito giullaresco, considerando giustamente più insidioso il cammino dei Ds e della Margherita e, oggi, del Pd. Sulla base di queste considerazioni, pare chiaro che oggi un dialogo col Partito democratico è possibile se e solo se, a livello nazionale, si concretizzerà una rivoluzione politica e gestionale a 180°". Conclude Sferini: "Scrive Alcide Cervi nel suo libro 'I miei sette figli' che, appena apprese della fucilazione dei suoi figlioli da parte dei fascisti, pianse. Poi asciugò quelle lacrime e si rivolse alla moglie, alle vedove della famiglia e disse: 'Finito un raccolto, ne viene un altro.'. Con un coraggio simile, anche noi possiamo lagnarci e piangere sul raccolto che è andato a male, che abbiamo perso. Ma ora, come dice lo slogan del nostro congresso: 'Rieccoci', e tutto ricomincia.".
Armando Codino, l'unico della segreteria provinciale uscente ad aver titolo di "fondatore del Partito", fa un'analisi minuziosa dei rapporti di forza: "Dobbiamo valutare le nostre capacità e inserirci nei processi di trasformazione per sviluppare delle contraddizioni, anche nel Pd. In quei settori, cioè, della borghesia che si solo legati ad un ceto politico in formazione e che oggi non precludono alla sinistra, al nostro Partito, un ruolo alternativo perchè si presentano come altro da Berlusconi politicamente ma sul piano economico ne sono la continuazione moderata.".
Il dibattito va avanti per tre ore e mezza e si ferma per qualche istante per ricordare prima Carlo Giuliani e poi il compagno Ivan Bonfanti, giornalista di Liberazione, improvvisamente scomparso all'età di 37 anni per un malore. Due applausi prolungati di tutta la platea congressuale, due momenti di emozione che comunque non manca neppure quando il compagno Luigi Gatti ricorda i tempi passati, quando l'entusiasmo per la "rifondazione comunista" era al principio, quando ricostruire un partito comunista era la priorità di un comune progetto politico di centinaia di migliaia di compagne e compagni. Oggi le difficoltà sono molte e nel dibattito nessuno le nasconde. Anzi, Giuliana Cornetti, nella mattinata di domenica proietta invece l'azione del Partito verso il futuro: "Il congresso - dice la capogruppo in consiglio provinciale - è anche un momento di elaborazione politica, ma è soprattutto un investimento per ciò che sarà. Rifondazione Comunista non può non soltanto pensarsi come unico soggetto politico della sinistra, ma deve ripensarsi e riproporsi come soggetto di classe, come partito che può riunire intorno a sè tante persone oggi lontane dalla politica e da una critica del capitalismo che è oggi più di ieri necessaria.".
Franco Zunino, assessore regionale all'ambiente, interviene sul tema dei rapporti con le altre forze politiche, sulle alleanze "che non si possono escludere a priori, così come non si può operare esclusivamente per una politica che viva nel governo delle istituzioni. La necessità di un rilancio 'sociale' di Rifondazione nasce proprio dal distacco che in questi anni si è prodotto tra i partiti politici e le esigenze, i bisogni delle singole persone così come delle comunità.".
Poi la presidenza congressuale è costretta a dare una ennesima comunicazione non felice: Bruno Boarino del Circolo di Carcare è morto. Un altro compagno che avevamo conosciuto sin dai primordi di Rifondazione. L'assemblea lo applaude e, nel farlo, sembra ricordare con lui anche Ivan e Carlo.
Le conclusione spettano a Bianca Bracci Torsi che, marcando molto il tema della rigenerazione dell'antifascismo oggi, cita Togliatti e dice: "Dobbiamo fare come diceva Togliatti: occuparci dei problemi dell'oggi con lo sguardo rivolto al domani. Ricordate quando il segretario comunista diceva: pensiamo a riparare la fontanella dell'acqua come al socialismo che deve venire.". Gli applausi la interrompono più volte quando ricorda a tutti che non sono venute meno le ragioni per cui, nell'ormai lontano 1991, lei e altri sette compagni decisero di dare vita al Movimento per la Rifondazione Comunista. "Scegliemmo allora di dire che i comunisti avevano un ruolo sociale e un ruolo politico da mantenere. Scegliamo oggi di ribadirlo. E' per questi motivi che non possiamo non ripartire da Rifondazione Comunista per ridare vigore e slancio alla sinistra tutta.". L'ultimo applauso è quello più lungo mentre Marco Ravera, Fiorella Damiani e Marco Sferini, dalla presidenza, la abbracciano con una certa commozione.
Siamo alle battute finale, la mattinata della domenica avanza. Si va all'esame degli ordini del giorno: sul simbolo da presentare alle europee, sul ruolo delle donne e i loro diritti, sullo scioglimento del Partito, eccetera. Si esaminano anche i documenti prodotti dai circoli di Ceriale, Quiliano e Cairo e poi si passa alla relazione della Commissione elettorale che propone la lista del Comitato politico federale e del Collegio di Garanzia nuovi. La votazione palese fa registrare l'unanimità su entrambe le proposte. Ed ecco i nomi dei compagni e delle compagne che li compongono: Comitato politico federale - (38 membri: 27 uomini, 8 donne e 3 da eleggere): Osvaldo Baccino, Giorgio Barisone, Luigi Di Francesco, Sergio Lugaro, Silvio Poggi, Francesco Monti, Ulderico Vergnano (mozione 3 Pegolo, Rifondare un partito comunista), Mirco Baiocco, Mauro Bramardi, Piero Penner (mozione 2 Vendola, Manifesto per la Rifondazione); Cristian Briozzo (mozione 4 Bellotti, Una svolta operaia per una nuova Rifondazione); Piera Barberis, Chiara Borghi, Alessio Bragantini, Armando Codino, Giuliana Cornetti, Jörg Costantino, Luciano Dondero, Mario Gaggero, Anna Giudice, Mauro Lami, Furio Mocco, Franco Paparusso, Wilma Parodi, Giulio Ponte, Marco Ravera, Stefano Ressia, Adriano Rossi, Pasqualina Rotondo, Giuseppe Scagnolari, Marco Sferini, Andreina Siri, Paolo Tosi, Paola Vottero, Franco Zunino (mozione 1 Ferrero, Rifondazione Comunista in movimento). Quando eletti, entreranno a far parte del Comitato politico federale come membri di diritto il presidente del Collegio federale di Garanzia e i due segretari mancanti dei circoli di Lavagnola e di Cairo Montenotte.
Il Collegio federale di Garanzia (5 membri) è invece così composto: Roberta Beltrame del Circolo “Bella Ciao” di Cairo Montenotte e Angelo Lucido del Circolo “Siccardi” di Albenga (mozione 1, Rifondazione Comunista in movimento); Fiorella Damiani del Circolo “XXV Aprile” di Vado Ligure (mozione 3, Rifondare un partito comunista); Ruggero Del Ponte del Circolo “Bella Ciao” di Cairo Montenotte (mozione 2, Manifesto per la rifondazione); Carlotta Pozzato del Circolo “Luxemburg” di Albisola Superiore (nessun documento votato).
E' l'una e mezza e, dopo le ultime comunicazioni della presidenza, l'ultimo schioccare di mani chiude il VII Congresso di Rifondazione Comunista. A settembre l'appuntamento per l'elezione del segretario provinciale, del tesoriere e della segreteria che ancora una volta sarà improntata allo spirito unitario ricercato, voluto e che tanto bene ha fatto a tutto il Partito. Ai compagni che andranno a Chianciano, Marco Ravera per la mozione 1 e Simone Falco per la mozione 3 auguriamo un buon congresso nazionale!

La redazione del sito
23 Luglio 2008

nella foto: il manifesto del Congresso

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